ANSELM AUDLEY.
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ERESIA.
La saga di Aquasilva.
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Parte 1.
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Titolo originale: Heresy. 
Traduzione di: Annarita Guarnieri.
2003. Editrice Nord, MILANO.
ISBN 88-429-1241-7.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il primo episodio della trilogia di Aquasilva, ambientata in un mondo in cui magia e religione si scontrano per il potere. Aquasilva  una terra lontana, coperta quasi completamente dall'acqua.  una societ di tipo feudale tiranneggiata da una casta sacerdotale fanatica, adoratrice del Fuoco, pronta a bollare col marchio dell'eresia chiunque le si opponga. Aquasilva  un mondo misterioso dominato dalla paura, dall'ignoto e dal silenzio. Ma qualcosa sta cambiando...
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L'AUTORE.
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Anselm Audley (1982)  uno scrittore britannico. 
Figlio della scrittrice inglese Elizabeth Aston,  stato considerato uno dei casi letterari pi importanti degli ultimi anni. Quando pubblic il primo volume della Trilogia di Aquasilva, Eresia, aveva infatti solo diciassette anni, ma quel suo esordio venne salutato entusiasticamente dalla critica, che riconobbe nel giovanissimo scrittore lo stile e l'inventiva di una nuova, grande voce della letteratura fantasy. 
Pur continuando a scrivere (la trilogia di Aquasilva si completa con i volumi Inquisizione e Ribellione)  attualmente (2012) impegnato a frequentare i corsi di storia antica e moderna presso il St. John's College, a Oxford. 
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ERESIA.
PARTE PRIMA: IL VIAGGIO.
CAPITOLO PRIMO.
Ferro! Ferro!
Quel grido echeggiante si ripet per tutta la foresta, scaturendo dal tumulto che si levava pi
avanti, vicino all'ingresso della miniera di pietre preziose. Gli uccelli appollaiati sui rami dei cedri
spiccarono il volo fra strida acute, spaventati, e io incitai i cavalli ad accelerare il passo, le ruote del
cocchio che sollevavano dense nubi di polvere dal sentiero; subito dopo, fui per costretto a tirare le
redini per far rallentare l'andatura del carro, quando il sentiero descrisse una brusca svolta intorno a un
albero.
Pi oltre, la foresta cedeva il posto a una distesa erbosa, che si allargava verso i primi pendii
delle colline, e sulla destra si vedeva il muro di pietra eretto intorno alla miniera: in quel momento, le
torri di guardia erano deserte, e da dove mi trovavo potevo vedere un grosso capannello di persone
raccolto all'ingresso, fra le porte spalancate. Naturalmente, mi chiesi cose stesse succedendo, se si fosse
verificato un incidente o fosse scoppiato un tumulto fra i minatori... decisamente l'ultima cosa di cui
avevamo bisogno. La piccola folla si accorse infine di me quando feci girare il cocchio nel tratto di
terreno sgombro antistante la miniera, fermandomi a pochi metri di distanza; tutti si volsero a
guardarmi e un uomo alto, uno dei pochi che indossassero una veste e non una tunica da minatore, si
stacc dagli altri per venirmi incontro con aria cos eccitata da farmi capire che non si trattava di un
tumulto, e neppure di un incidente.
Che Ranthas sia sempre con te, Esconte Cathan mi salut.  una fortuna che tu sia arrivato
proprio ora.
L'uomo che mi stava parlando portava una barba molto corta, e aveva i capelli intrisi d'olio
profumato e cosparsi di cipria; il suo volto scarno dagli occhi infossati rivelava lo stesso entusiasmo
che traspariva dal resto dei presenti.
Cosa significa tutta questa agitazione, Maal? domandai. Cosa pu esserci di tanto
importante da avervi fatto interrompere il lavoro, considerato che la nave dovrebbe ormai arrivare da
un giorno all'altro?
Da un giorno all'altro, naturalmente, a patto che la tempesta coriolis che infuriava sull'oceano, al
largo, si esaurisse al pi presto. Quella era la seconda tempesta nell'arco di un mese, e l'arrivo della
nave era gi stato compromesso una volta.
Padrone, abbiamo trovato del ferro! Il prete di Ranthas che si era offerto di aiutarci nelle
operazioni minerarie ha scoperto un'enorme vena di minerale ferroso!
In un primo momento, mi rifiutai quasi di credergli. Ferro? Nel corso di tutti quegli ultimi,
disastrosi mesi, ci eravamo trovati seduti proprio sopra uno dei beni pi preziosi che esistessero e non
ce ne eravamo mai accorti? Il ferro scarseggiava su tutto Aquasilva, in quanto le isole che lo
componevano non ne contenevano in quantit sufficiente a soddisfare le richieste delle fonderie di
acciaio e, di conseguenza, degli eserciti dei continenti. Dopo il legnofiamma e i suoi derivati, il ferro
era quindi la materia prima pi preziosa che esistesse al mondo.
Ne sei sicuro? chiesi soltanto, badando a rimanere impassibile in volto, perch non volevo
mostrarmi troppo entusiasta in presenza dei minatori.
Per tutta risposta, Maal si gir a chiamare qualcuno che si trovava fra la folla, che non era poi
cos numerosa come mi era parso inizialmente, dato che sulle porte c'erano al massimo una quindicina
di persone, per lo pi capisquadra e sovrintendenti; qualcuno, in mezzo alla calca, gett un pezzo di
roccia a Maal, che lo afferr abilmente al volo e me lo porse.
Mentre uno dei cavalli nitriva, innervosito dalla tensione, io rigirai fra le mani il pezzo di
roccia, notando i cristalli fra il grigio e il nero in esso contenuti.
 estraibile? chiesi infine.
Il prete ritiene di s.  nella miniera, insieme ad Haaluk.
Qualcuno venga a prendere le redini ordinai, e non appena uno degli uomini si fece avanti per
obbedire, scesi dal cocchio. Accompagnami dal prete aggiunsi, rivolto a Maal. Il resto di voi torni
al lavoro.
I minatori si spostarono di lato per permettermi di passare; preceduto da Maal, mi avviai
attraverso il cortile che si apriva all'interno della palizzata, lasciandomi da un lato gli edifici e gli scavi
a cielo aperto per dirigermi verso il buco nero dell'ingresso della miniera vera e propria, che si apriva
dalla parte opposta del cortile. Dal momento che detesto grotte e cunicoli, non ero particolarmente
contento all'idea di entrare nella miniera, ma quella scoperta era troppo importante, quindi avrei dovuto
farmi forza ed evitare di pensare al fatto che mi trovavo nel sottosuolo. Quella miniera di pietre
preziose era il motivo principale dell'esistenza del Clan Lepidor, il pi settentrionale dei quindici clan
esistenti sul continente di Oceanus e, di stretta misura, il clan continentale pi settentrionale del mondo.
Prima della Guerra Tuonetar, in questi luoghi non era esistita nessuna citt, ma centocinquantotto anni
prima una spedizione esplorativa aveva scoperto ricchi giacimenti di gemme, ed entro breve tempo un
gruppo di profughi oceaniani e arcipelaghiani si era insediato nell'area, fondando un nuovo clan.
A dire il vero, eravamo stati piuttosto fortunati, considerato che avevamo nelle immediate
vicinanze ricche zone di pesca, e che le montagne ci offrivano un'insolita e valida protezione dalle
tempeste, permettendo la crescita, lungo la costa, di una lussureggiante foresta che rendeva il territorio
di Lepidor molto meno squallido e cupo di quello di alcuni dei clan pi meridionali, le cui terre erano
troppo esposte alle tempeste per permettere la crescita degli alberi e offrivano quindi un panorama
quanto mai deprimente.
Il mio Casato era stato al potere fin dalla fondazione del clan, grazie a un nostro lontano
antenato che aveva reso alla citt e agli altri Casati uno straordinario servigio ed era quindi stato scelto
all'unanimit come capo del clan... almeno secondo la versione ufficiale dei fatti. Personalmente, io
dubitavo della veridicit di quella storia e avevo il sospetto che la verit fosse molto meno onorevole.
In ogni caso, questo era lo stato di cose attuale e mio padre, il Conte Elnibal II. era conosciuto come
uno dei pi onesti fra gli attuali quindici conti di Oceanus.
Il nostro problema contingente era per che, nel corso degli ultimi anni, il prezzo delle pietre
preziose aveva continuato a calare, rendendo la miniera meno proficua, con il risultato che negli ultimi
mesi il conte e i mercanti avevano incontrato notevoli difficolt a far quadrare il bilancio.
Naturalmente, potevamo sopravvivere anche senza la miniera, perch lungo la costa c'era un'ampia
distesa di terre fertili, il pesce abbondava e le foreste ci fornivano abbastanza legname da permetterci
anche di esportarne, ma senza le gemme non avevamo nulla di prezioso da barattare, e di questo passo
il Clan Lepidor sarebbe degenerato al livello di un'associazione agricola, indegna di essere definita un
clan... e poich non volevo ereditare una semplice associazione agricola, n veder andare in rovina il
mio clan, io ero preoccupato per il futuro quanto chiunque altro.
O lo ero stato fino a un momento prima. Adesso, invece, la mia mente era d'un tratto impegnata
a vagliare una marea di possibilit: se c'era ferro a sufficienza, e se era possibile estrarlo, infatti,
saremmo tornati a essere ricchi non appena avessimo venduto il primo carico presso i mercati di
Pharassa, la capitale di Oceanus, e forse saremmo perfino riusciti a ottenere un contratto con uno dei
Grandi Casati per esportare il nostro ferro oltre oceano, a Taneth, la capitale commerciale di Aquasilva.
Sapevo che quello era un viaggio lungo, e molto pi pericoloso, ma sapevo anche che a Taneth i prezzi
del ferro sarebbero stati pi alti.
Mentre formulavo quelle riflessioni, mi abbassai per evitare la struttura di legno della soglia
della miniera e mi addentrai nella galleria, rischiarata da torce di legno fiamma, sentendo due voci
provenire da un punto poco pi avanti.
... ti ripeto che la vena si estende per decine di metri.
Conosco la roccia di quest'area. Domine, e so che quanto affermi non  possibile replic il
sovrintendente della miniera, Haaluk-Irri, in toni pi aspri di quelli colti e modulati del prete di Ranthas.
Haaluk era stato esiliato da Mons Ferranis due anni prima, in seguito a una lite con un mercante, e avrebbe trascorso un altro anno a sovrintendere alle  miniere di Lepidor prima di poter tornare in patria, una perdita che noi avremmo indubbiamente sentito, perch nonostante i suoi modi aspri Haaluk era un ottimo sovrintendente.
Ah, Esconte Cathan salut il prete, accorgendosi di me.
Haaluk, che dava le spalle all'ingresso e si trovava di fronte al prete, il cui volto era in ombra, si
gir subito verso di me.
Senza dubbio hai sentito disse. Per quanto Domine Istiq possa essere saggio ed esperto,
sono costretto a dissentire dalla sua valutazione dell'estensione della vena.
Domine, un titolo proveniente dalla lingua antica, era l'appellativo che veniva sempre utilizzato
nei confronti dei preti.
In che cosa differisce la tua valutazione dalla sua? chiesi ad Haaluk.
Le sue cifre sono il doppio delle mie.
Ma anche con le tue cifre vale la pena di impegnarsi nell'estrazione del minerale?
Certamente. Penser il Domine a ragguagliarti replic il sovrintendente, con i soliti modi
bruschi.
Devi capire che il mio  un calcolo approssimativo afferm Domine Istiq, ma anche cos
ritengo che qui abbiate abbastanza minerale da poterne vendere ogni mese l'equivalente di diecimila
corone, per pi di un secolo e mezzo.
Io cercai di calcolare mentalmente il profitto globale che ne sarebbe derivato ma non ci riuscii,
perch non sono mai stato molto bravo nei calcoli mentali anche se non ho difficolt a farne su carta.
Le vostre spese annue ammontano a circa duemila corone, Esconte Cathan prosegu intanto
Istiq. Rimane quindi un margine di ottomila corone, di cui ne dovrebbero avanzare almeno
quattromila dopo aver provveduto ad altre spese, come le decime e le percentuali per i mercanti.
Quel discorso non era altro che un modo indiretto per ricordare che avremmo dovuto riprendere
a pagare le decime al tempio del Dominio, che l'anno precedente erano state sospese per aiutarci a
sopravvivere. Pur non essendo nativo di Lepidor, infatti, il nostro Avarca sovrintendeva al tempio
locale ormai da ventisei anni, ed era pi un Lepidoriano che un prete, motivo per cui si mostrava
sempre molto disponibile e ragionevole.
Questi calcoli sono stati effettuati secondo le valutazioni di Haaluk? domandai.
S. In base alle mie, potete continuare le estrazioni minerarie per tre secoli.
In entrambi i casi, ricominceremo ad avere dei profitti osservai, per nulla preoccupato da quel
divario.
Dovrete assumere a Pharassa minatori esperti nell'estrazione del ferro, che sono peraltro molto
richiesti, e dovrete anche stipulare un contratto con qualche mercante di Pharassa o di Taneth.
Non dimenticare l'Ammiragliato Cambressiano aggiunsi, ricordandomi di quel terzo,
possibile mercato, ma Istiq assunse un'espressione dubbiosa che m'indusse a cambiare argomento.
Tornerai in citt per cena? chiesi quindi.
Ti ringrazio per l'invito, ma credo che mi fermer qui ancora per un po', per vedere se ci riesce
di scoprire l'esatta estensione di questi depositi rispose il prete, con un inchino.
Ricambiato l'inchino, mi girai e mi avviai per uscire dal tunnel, seguito da Maal, poi mi lasciai
sfuggire un'imprecazione quando evitai di stretta misura di sbattere la testa sulle travi di supporto della
volta.
Di l a poco, riemergemmo sotto l'abbagliante luce solare che regnava nel cortile, dove fummo
accolti dal sordo risuonare dei martelli di legnofiamma con cui i minatori stavano frammentando il
minerale estratto, fondendo tutto ci che non era pura gemma... o almeno questo era ci che ricordavo
dalle lezioni che il mio tutore mi aveva impartito al riguardo.
In realt, trovavo l'intera procedura di estrazione mineraria ancor meno interessante delle
lezioni di teologia, due cose che non avevano nulla a che fare con la mia vera passione: il mare.
Adesso tornerai in citt, Lord Cathan? volle sapere Maal.
S risposi. Il lavoro dovr procedere normalmente per il resto della giornata, e questa sera
Haaluk dovr venire da me con dati precisi: mi servono fatti sicuri perch possa intraprendere qualsiasi
tipo di azione.
In realt, le decisioni sarebbero state prese da mia madre, che era l'effettivo Reggente in assenza
di mio padre, perch io non ero ancora maggiorenne e non ero abbastanza esperto da potermi addossare
completamente i doveri di conte quando mio padre era lontano; per questo motivo, mi limitavo a sedere
sulla piattaforma della Sala del Consiglio, con il Primo Consigliere che mi sussurrava all'orecchio il
parere della Contessa Irria. Da quando mio padre era partito, peraltro, avevo cominciato a prestare
maggiore attenzione alle lezioni relative all'arte di governare, perch mi seccava non saperne
abbastanza da essere in grado di prendere da solo le necessarie decisioni.
Riattraversato il cortile, oltrepassai le porte, notando che adesso le torri di guardia erano di
nuovo occupate da sentinelle che tenevano d'occhio le colline circostanti per avvistare eventuali
razziatori barbari, pericolo peraltro assai remoto in quanto nell'ambito del territorio della citt c'era un
solo passo che si addentrasse fra le montagne, ed era ben sorvegliato, come lo erano anche gli approcci
costieri.
Recuperate le redini del cocchio dall'uomo a cui avevo affidate, le avvolsi intorno
all'avambraccio, riparato dalla protezione di cuoio che non mi ero tolto, feci schioccare la frusta e mi
avviai lungo il sentiero che portava in citt.
Quella di percorrere la strada a rotta di collo, trainato da una pariglia perfettamente addestrata,
era una sensazione esaltante, e compensava abbondantemente gli scossoni che mi venivano inflitti ogni
volta che le ruote incontravano un sasso smosso o una piccola buca. Lungo il tragitto, notai che il fondo
della strada cominciava a farsi dissestato, con alcune depressioni tanto profonde da poter costare la
rottura di una ruota, e riflettei che sarebbe stato indispensabile assumere una squadra di carpentieri
stradali dotati degli attrezzi occorrenti per effettuare le riparazioni... naturalmente, se e quando
avessimo avuto abbastanza denaro per acquistare il legnofiamma necessario; del resto, la vendita del
ferro avrebbe dovuto risolvere anche quel problema.
Quando raggiunsi la valle principale, il sentiero si fece pi diritto, passando fra immensi cedri
sparsi su tratti di terreno erboso; lungo il percorso, oltrepassai un paio di carretti di legno trainati da
cavalli e carichi di tronchi provenienti dalle aree destinate al disboscamento, pi su lungo i pendii, poi
la strada descrisse un'ampia curva, si lasci alle spalle le ultime aree boschive e Lepidor apparve pi
avanti, di fronte a me.
La citt era stata costruita su un promontorio, con una laguna che si allargava verso est, alla mia
destra, e serviva da porto cittadino; a ovest, la linea della costa descriveva una grande curva che si
perdeva in lontananza, e offriva un vasto panorama di terre coltivate e di macchie di acacie che
scendevano con un dolce pendio verso una lunga spiaggia sabbiosa. Lucide mura di pietra, erette
attraverso l'estremit del promontorio, servivano a proteggere la citt, e appena al di l di esse era
possibile vedere le case del Quartiere di Terra.
Lepidor non era una grande citt, come dimostrava l'ultimo censimento, eseguito a scopi fiscali
appena due anni prima, da cui era risultato che i cittadini ammontavano a poco meno di duemila, ma
compensava con la pulizia e la qualit della sua architettura ci che le mancava dal punto di vista delle
dimensioni. Infatti, anche tenendo conto della mia lealt nei confronti della citt in cui vivevo, dopo
aver visto la maggior parte degli altri centri urbani del continente, io continuavo a ritenere che Lepidor
fosse indubbiamente quella che offriva l'ambiente migliore e che aveva gli edifici pi belli.
Tutte le costruzioni all'interno delle mura che cingevano il lato esterno del promontorio erano
state realizzate con la pietra bianca locale, molte di esse arrivavano fino a tre piani di altezza, e su ogni
tetto, al di sopra delle finestre a colonne del primo piano, cresceva un giardino che gettava le sue radici
in uno strato di terra generalmente trasportato fin lass a mano... dopo tutto, c'erano alcune cose che
neppure il legnofiamma era in grado di realizzare. Un paio degli edifici pi grandi, poi, avevano il tetto
sormontato da una piccola cupola.
Nel porto di superficie, anch'esso protetto da mura, erano visibili magazzini e moli, l'alberatura
di una decina di pescherecci e, da un lato, un piccolo edificio a cupola che costituiva la sommit del
porto sottomarino, dove attraccavano le mante e dove veniva tenuta l'unica nave sottomarina da guerra
permanentemente stazionata a Lepidor.
Sempre al galoppo, attraversai il tratto di terreno scoperto antistante la citt e oltrepassai le
porte del Quartiere di Terra, il pi esterno dei tre distretti cittadini; le guardie di stanza alle porte, che
riconobbi entrambe, mi salutarono allegramente con un cenno della mano a cui risposi senza rallentare
l'andatura. Poco dopo aver superato le porte, fui poi costretto a ridurre la velocit, anche se la strada
principale procedeva quasi diritta nell'attraversare gli accessi agli altri due quartieri... del Palazzo e
Marittimo. Tutti e tre i distretti erano circolari ed erano dotati di una loro cerchia di mura,
indispensabile per garantire un'adeguata protezione dalle tempeste; d'altro canto, e questo era un altro
motivo per cui ero lieto di vivere a Lepidor, dal momento che nella nostra area le tempeste erano meno
violente, noi potevamo permetterci mura meno alte e cupe delle torreggianti mostruosit visibili in altri
centri cittadini.
Finalmente, superai la porta interna che dava accesso al Quartiere del Palazzo, dove si
trovavano il mercato principale e tutti gli edifici ufficiali, compresa la mia casa, il Palazzo.
Quello che noi definivamo il Palazzo, ma che era in effetti pi una dimora gentilizia che un vero
e proprio palazzo, sorgeva in fondo alla via principale, ad appena qualche decina di metri di distanza
dalle mura; entrambi i lati della strada erano fiancheggiati da botteghe, ciascuna con una tenda che si
stendeva davanti a essa, a sovrastare banconi su cui erano sparse mercanzie di ogni tipo, e al passaggio
ormai lento del mio cocchio, i proprietari mi indirizzarono allegri cenni di saluto, mentre io armeggiavo
con le redini in modo da far aggirare ai cavalli la grassa mole del mercante Shihap, che era intento in
una serrata contrattazione con il suo amico, un ingegnere addetto agli scudi.
 una bella giornata, vero? mi grid Shihap, sospendendo per un momento le trattative. Hai
l'aria felice!
E lo sono risposi, come lo sarai anche tu quando il denaro riprender a scorrere.
Senza dubbio, la storia della scoperta della vena di ferro avrebbe fatto il giro della citt entro il
tramonto, quindi non rischiavo di fare danni seminando le prime voci inerenti alla cosa. Dopo aver
buttato quell'esca, feci per accelerare i cavalli prima che Shihap avesse l'opportunit di farmi altre
domande, in modo da lasciare il piacere di informare la cittadinanza al messaggero, chiunque fosse, che
Haaluk avrebbe inviato a diffondere la notizia.
Nel breve tragitto fino alla piccola piazza antistante il Palazzo, rallentai ancora un paio di volte
per salutare altrettante persone, poi arrivai alle stalle, nascoste da un lato, a ridosso delle mura esterne e
sottovento rispetto al resto dell'edificio; affidato il cocchio a un servitore, che si affrett a venire a
prendere le redini, sciolsi i lacci delle protezioni per i polsi e le deposi in fondo al cocchio insieme alla
frusta, perch a mio padre non piaceva che si lasciassero quelle attrezzature in giro per il Palazzo.
Le due guardie che sedevano all'interno delle porte dell'edificio, e che come il solito erano
intente a giocare a dadi, mi salutarono allegramente al mio passaggio, quando oltrepassai la soglia e mi
addentrai nel piccolo cortile, largo non pi di una decina di metri, con una rampa di scale da un lato e le
erbacce che crescevano fra le pietre della pavimentazione. Nella base della scala era inserita la porta di
accesso agli alloggi della servit, mentre sulla parete opposta si apriva la porta che conduceva alla sala
dei banchetti e alla Camera del Consiglio. Nel complesso, l'edificio era molto pi piccolo di altri... per
esempio il Palazzo di Lexan, a Khalaman... ma era anche pi accogliente, e per me era la mia casa.
Salita la scala a tre gradini per volta, rischiando di sbattere con la testa contro le travi di
sostegno del tetto di tegole, fermai il primo servitore che incontrai nel corridoio.
Dov' mia madre? chiesi.
Nella Camera del Consiglio superiore, padrone, con il Primo Consigliere.
Nell'avviarmi lungo il corridoio pavimentato a piastrelle, mi costrinsi a rallentare l'andatura,
astenendomi dal correre, e bussai alla porta della terza stanza sulla sinistra, da cui giungeva un suono di
voci.
Chi ? chiese la ricca voce da contralto di mia madre.
Sono io risposi.
Entra pure.
Spinto il battente di legno di cedro, mi addentrai nella Camera del Consiglio, un ampio locale al
cui centro era posto un tavolo di legno bianco circondato da dodici sedie, di cui una sovrastata da un
baldacchino rosso, attualmente occupata da mia madre, con il Primo Consigliere seduto alla sua destra.
Quella era la Camera del Consiglio segreta, mentre per le riunioni aperte a tutti utilizzavamo la sala
principale, non potendoci permettere una vera e propria sala dei conclave.
Cosa c'? chiese subito mia madre, vedendo senza difficolt oltre l'espressione neutra e
composta che stavo cercando di mantenere.
In giovent lei era stata molto bella, e anche adesso che aveva oltrepassato la quarantina
continuava a essere affascinante, con i lunghi capelli di un'insolita tinta biondo scuro raccolti sulla nuca
che le conferivano un aspetto orgoglioso e regale, accentuato dal lungo abito.
Mentre ero fuori per far fare un po' di esercizio ai cavalli sono passato dalla miniera. Hanno
trovato del ferro, quanto basta per garantirci un profitto di... di quattromila corone per il prossimo
secolo replicai, cercando di ricordare le cifre esatte che mi erano state fornite.
Ferro? esclam Atek, alzandosi quasi dalla sua sedia per la sorpresa.
Il nostro Primo Consigliere era un cugino di mia madre, di tre anni pi giovane di lei, e si
diceva che il suo tutore, mio nonno, lo avesse mandato a Lepidor con mia madre, quando lei aveva
sposato mio padre, perch si era stancato del comportamento sfrenato del nipote. Personalmente, io non
avevo mai visto quel lato della sua natura, ma del resto tutti i parenti di mia madre erano concordi
nell'affermare che lui si era trasformato in un uomo di buon senso e in un buon consigliere, come
dimostrava il fatto che due anni prima, alla morte del suo predecessore, era arrivato a rivestire la carica
di Primo Consigliere e di cancelliere di mio padre; personalmente, pur non volendo mancare di rispetto
a un defunto, preferivo di gran lunga Atek all'acido e scorbutico Pilaset. Castano di capelli e massiccio
di costituzione, Atek era ultimamente ingrassato alquanto a causa della mancanza di esercizio, come
evidenziava la sua veste bianca decorata in rosso e fermata in vita da una cintura.
Ferro confermai. Domine Istiq e Haaluk ne sono certi, anche se non sono d'accordo
sull'estensione della vena, che potrebbe fornire minerale per un secolo e mezzo come per tre.
Come mai non l'abbiamo mai scoperto prima? domand Atek, sconcertato, lasciandosi
ricadere sulla sedia.
Perch prima d'ora non avevamo mai avuto un prete addestrato nel sondaggio delle miniere
replic mia madre. Quella  una sezione della collina che prima del suo arrivo non era mai stata
testata.
Il fatto che fossimo riusciti ad accaparrarci i servizi del Domine Istiq era dovuto a un puro e
semplice caso fortunato, in quanto lui era stato uno dei tre soli superstiti di una manta distrutta tre mesi
prima da un vortice, al largo del Capo Islesend, e dopo essersi ripreso dalle conseguenze del naufragio
si era offerto di vagliare il potenziale della nostra miniera per ingannare il tempo, nell'attesa che dalla
sua destinazione originale, Mons Ferranis, inviassero un'altra manta a prelevarlo. Da quando era
arrivato, io non avevo avuto molti contatti con lui, anche se era stata una delle mie sonde sottomarine a
individuare la sua navetta di salvataggio che, ormai priva di energia, stava andando alla deriva verso
l'aperto oceano. Quello era stato per me un vero e proprio trionfo, perch avevo finalmente dimostrato
a mio padre che tutto il tempo che trascorrevo in mare o con gli oceanografi aveva una sua utilit.
Ho ordinato ad Haaluk di venire da noi questa sera con delle cifre definitive aggiunsi.
Domine Istiq ha preferito rimanere alla miniera fino al tramonto, come sempre.
Hai agito bene approv mia madre, con un caldo sorriso.
Dobbiamo informare il Conte Elnibal intervenne Atek, giungendo alle stesse conclusioni a
cui era arrivato Istiq. Dovremo stipulare un contratto per il trasporto con qualche mercante di Taneth o
di Pharassa, perch faccia arrivare il nostro ferro alle fonderie.
Non potremmo avviare qui una nostra fonderia? riflett ad alta voce mia madre. Se
potessimo trasformare il ferro in armi prima di spedirlo, il profitto raddoppierebbe.
Ma questo farebbe anche di noi una ghiotta preda per i pirati le ricord Atek. Finch non
avremo i fondi necessari per costruire difese adeguate, sarebbe meglio limitarci a vendere il ferro, e
sar questa la linea d'azione che consiglier a tuo marito.
Quale credi che sia il posto migliore dove vendere il ferro? Domandai.
Taneth rispose immediatamente Atek.
Mia madre fu pronta a dirsi d'accordo, e io mi sentii certo che anche mio padre l'avrebbe
pensata nello stesso modo. Quanto agli altri due possibili mercati, Pharassa era senza dubbio il pi
vicino e il pi sicuro, ma l i prezzi erano relativamente bassi a causa della poca richiesta: Oceanus
aveva infatti gi una miniera attiva, quindi su questo continente non ci sarebbe stato molto spazio per il
nostro metallo. Quanto all'altra possibilit, si trattava di quella che Istiq era parso non gradire molto:
Cambress, sul continente di Nuova Hyperia. Il viaggio fin l sarebbe per stato due volte pi lungo e
pericoloso di quello fino a Taneth, e i margini di profitto sarebbero stati molto minori.
Inoltre, la rotta per Cambress passava molto vicina al territorio del nostro mortale nemico, il
Conte Lexan di Khalaman.
Chi possiamo mandare? chiese intanto mia madre. Elnibal  partito solo due settimane fa, e
il Consiglio non dura mai meno di un mese.
Questo potrebbe essere pi breve obiett Atek. Gli Halettiti stanno premendo sui confini
delle citt di Equatoria, quindi molti dei conti intervenuti saranno impazienti di tornare a casa.
Il che significa che dobbiamo decidere prima che la nave mercantile arrivi, perch chi andr da
Elnibal dovr raggiungere in fretta Pharassa e ottenere un passaggio su una delle mante militari che
effettuano servizio di corriere fra Pharassa e Taneth.
Potrei andare io si offr Atek.
Mi servi qui fu pronta a ricordargli mia madre.
Non c' nessun altro che possiamo mandare.
Deve esserci. Che ne dici di affidare una missiva a qualcuno che sia comunque in partenza?
Non c' nessuno che abbia una posizione adeguata, perch nessuno dei mercanti pi importanti
ha viaggi in programma obiett Atek, poi d'un tratto guard verso di me e aggiunse: D'altro canto,
potrebbe andare Cathan, a patto di avere una scorta adeguata.
Io mi sentii percorrere da un brivido di eccitazione, perch fin dall'inizio avevo osato sperare,
contro ogni logica, che qualcuno proponesse di mandare me; prima ancora che mia madre rispondesse,
compresi per dalla sua espressione che l'idea non le andava a genio.
No! esclam, infatti. In assenza di suo padre, si suppone che sia lui a comandare, ma se
dovesse partire a sua volta tutti saprebbero che la Reggente sono io, e questo non ci attirerebbe certo le
simpatie del Dominio.
Lo sanno gi tutti le ricord Atek, e poi suo fratello potr rivestire nominalmente la carica.
Suo fratello ha solo cinque anni... o forse te ne sei dimenticato? replic mia madre, in tono
tagliente. Cosa faremmo se dovesse esserci un'altra tempesta come quella di tre mesi fa, e la nave di
Cathan venisse affondata? Cosa direi allora a mio marito?
Se non verr informato subito, Elnibal dovr tornare di nuovo a Taneth, nel periodo dell'anno
in cui Lexan e il resto dei nostri nemici potranno approfittare di qualsiasi debolezza da parte nostra, e
questo sar ancora pi pericoloso. Io o Cathan: uno di noi due deve andare, non ci sono alternative.
Preferirei che fossi tu a partire, Atek afferm mia madre, dopo una pausa di riflessione.
A quel punto decisi che era giunto il momento di spezzare una lancia in mio favore, prima che
mia madre optasse definitivamente per Atek.
Madre, ho bisogno di acquisire un po' di esperienza, di vedere Taneth ed Equatoria, prima di
recarmi alla mia prima riunione del Consiglio. Tutti i figli di Courtires ci sono gi stati aggiunsi,
riferendomi a uno dei nostri alleati.
Sapevo che il mio era un ragionamento valido, e che mio padre mi avrebbe dato il permesso che
chiedevo senza esitazioni, ma mia madre era sempre cos iperprotettiva!
Dunque sei desideroso di partire? mi chiese lei, guardandomi, mentre Atek annuiva.
S!
Un dubbio le attravers fugace il volto, ma alla fine si arrese.
Benissimo, allora vai disse soltanto.
La consapevolezza del dover preservare la mia dignit mi trattenne dal balzare in piedi gridando
di gioia, ma dentro di me mi sentii felice come non mai: gli eredi dei clan dovevano visitare un po' del
resto del mondo prima di occupare la posizione a cui erano destinati, e personalmente ritenevo di non
aver ancora visto abbastanza.
Presto avrei dovuto trascorrere uno o due anni lontano da casa, per imparare l'effettivo
funzionamento della politica, del commercio e della religione, oltre che per acquisire le nozioni di base
dell'oceanografia e imparare a manovrare mante e navi di superficie. Quello era un apprendistato
attraverso cui passavano tutti i figli di clan nobiliari e di mercanti di rango, ma fino a quel momento
non si era fatta parola di una mia possibile partenza.
Non che avessi bisogno di imparare molto in merito alle navi o all'oceanografia, considerato che
trascorrevo la mia vita in pari misura nell'acqua e sulla terraferma. Proprio per questo motivo mio padre
temeva che il resto della mia istruzione potesse subire dei rallentamenti; tuttavia non era mai riuscito a
tenermi a lungo lontano dal mare.
Il luogo pi distante da Lepidor che avessi mai visitato era Pharassa, la capitale di Oceanus,
dove ero stato due anni prima; oltre a quello, sarei potuto andare con mio padre all'ultimo Grande
Congresso, tre anni prima, ma ero stato malato e avevo perso quell'occasione. Senza dubbio, Pharassa
era una grande citt, ma era pur sempre sul mio continente, il che significava che io non avevo mai
varcato l'oceano. E la destinazione pi ovvia, al di l dell'oceano, era Taneth, una delle pi grandi e
ricche citt di tutto Aquasilva, dove si diceva che a ogni ora una manta entrasse o uscisse dal porto e
che una nave di superficie attraccasse o salpasse ogni cinque minuti. Taneth era la capitale
commerciale di Aquasilva, ed era un luogo dove avevo sempre desiderato di andare.
Chi possiamo inviare con lui, come scorta? domand Irria.
Qualcuno che abbia gi attraversato l'oceano, e di cui ci possiamo fidare.
Uno degli accoliti del tempio non  stato chiamato alla Citt Santa per essere addestrato?
Credo di s. Pare si tratti di un giovane promettente, che  gi stato in Nuova Hyperia e in
Equatoria. Prender io gli accordi necessari con il Sommo Prete e sceglier due guardie che li
accompagnino.
Provvedi immediatamente ordin mia madre.
Alzatosi in piedi, Atek s'inchin a entrambi e lasci la stanza, richiudendosi la porta alle spalle.
Sar un lungo viaggio disse mia madre, quando fummo soli, e quando si  sul mare c' ben
poco da fare. Approfittane per imparare dall'accolita tutto quello che ti sar possibile sul mondo in
generale e sulla fede del Dominio. Se per lui dovesse dimostrarsi un fanatico, bada di non lasciarti
condizionare dai suoi insegnamenti: nel mondo ci dovrebbe essere un equilibrio, ed  sbagliato
saccheggiare le terre di quanti non si conformano al credo del Dominio, come fanno i nostri preti.
Interrompendosi, lei si alz e si avvicin alla finestra, lasciando vagare fuori lo sguardo.
Atek ha ragione, quando asserisce che hai visto troppo poco del mondo riprese poi. Ci che
hai visto del nostro ordinamento religioso  soltanto il suo aspetto buono e valido, perch noi siamo una
citt troppo piccola perch valga la pena di installarvi pi di un tempio con quattro preti e dieci accoliti.
Nella capitale e nelle altre citt di rilievo, come pure sulle terre di propriet dei preti intorno alla Citt
Santa, in Equatoria, ci sono migliaia di preti guerrieri. Essi sono zeloti, preti pi abili nel combattere
della maggior parte degli altri uomini e feroci assertori del potere purificante del fuoco e della spada. I
Sacri, cos vengono chiamati, sono utilizzati dal Primate contro coloro che non credono in Ranthas, e
per mano loro sono state distrutte citt e annientati popoli interi.
Il tono con cui mia madre pronunci le ultime frasi, quasi ringhiante, mi lasci sconcertato,
perch non l'avevo mai vista cos sconvolta; di solito, infatti, lei era sempre molto calma e controllata...
tranne nelle poche occasioni in cui le accadeva di litigare con mio padre.
Ma chi si pu adorare, se non Ranthas? domandai, cercando di dare un senso a quello che
avevo appena sentito.
Prima che io te lo dica, mi devi giurare di non rivelare mai ci che ti dir, e neppure di lasciar
intuire che ne sei al corrente, con nessuno, neppure con tuo fratello, e soprattutto non con l'accolita
ingiunse lei, nervosa come non mai, tormentandosi la cintura con mani irrequiete.
Su cosa devo giurare?
Sull'onore del clan.
In nome della mia ascendenza e del mio clan di nascita, e sulla continuata esistenza del nostro
Casato, giuro di mantenere segreto a tutto il mondo ci che ora sto per apprendere dissi, e mi disposi
ad attendere.
Su cosa si basa la religione del Dominio? chiese allora mia madre. Poich mi ero aspettato
che lei mi rivelasse qualcosa, e non che mi facesse una domanda cos ovvia, rimasi confuso e impiegai
un momento a rispondere.
Su Ranthas, la personificazione del fuoco, da cui deriva tutta la vita replicai poi, recitando
alla lettera un brano tratto dai testi che l'Avarca mi aveva fatto studiare.
E qual  il dono che lui ha fatto ad Aquasilva? Dimmi ci che ti insegna il catechismo
insistette mia madre.
Il legnofiamma  il dono di Ranthas recitai, esponendo uno dei concetti di base che i preti del
tempio inculcavano in tutti i bambini, lezioni che consideravo fra le pi noiose a cui mi fossi mai
dovuto assoggettare.
Esso fornisce luce, calore e potere ad Aquasilva, e attraverso esso s'incanala la volont del dio.
Grazie al legnofiamma solchiamo i mari e teniamo lontane le tempeste, grazie a esso facciamo la
guerra e manteniamo la pace, tutto per grazia di Ranthas.
Il fuoco  un elemento, giusto?
Naturalmente. Gli elementi sono Fuoco, Terra, Aria, Acqua, Luce e Ombra, ma il Fuoco 
quello dominante, quello che tiene unito Aquasilva tramite il suo dominio sulla Luce.
Ed  il solo che elargisca agli uomini doni magici, capaci di risanare o di distruggere?
Certamente.
Allora come mai nessuno degli altri elementi ha un nume tutelare o una sua magia? Il
legnofiamma pu essere di importanza vitale, ma per vivere abbiamo bisogno anche dell'acqua,
dell'aria da respirare e della terra in cui seminare i raccolti. E senza l'ombra non ci sarebbe la notte.
Il Fuoco  il Creatore insistetti, cocciutamente, continuando a non capire bene di cosa stesse
parlando mia madre.
Cathan, il fuoco  soltanto uno dei sei elementi. Ciascuno degli altri ha una sua divinit, una
sua magia e un suo potere... anzi, alcuni sono di gran lunga pi potenti e pi misericordiosi del
Dio-Fuoco. Non viviamo forse sulla superficie di un infinito oceano che costituisce la maggior parte di
Aquasilva? Quest'oceano  dominio di Thetis, Dea dell'Acqua. Il Vuoto, che comprende i cieli che si
estendono al di l delle tempeste, e che ha un territorio di dimensioni ancor pi vaste dell'oceano, 
dimora dell'Ombra e del suo spirito, Ragnar. Poi c' la Terra, e la sua sovrana Hyperias, da cui ha tratto
originariamente il suo nome il continente di Nuova Hyperia. Althana, Dea dei Venti, e Phaetan, Dio
della Luce, sono gli ultimi due. Tutte queste divinit hanno una storia e un culto antichi quanto quelli
del Fuoco, e una volta esse erano liberamente tollerate. L'Impero Thetiano  stato infatti fondato dai
seguaci del culto di Thetis.
Per quanto affascinanti, i concetti che mia madre stava esprimendo erano la quintessenza
dell'eresia, ma al di l del loro contenuto eretico, essi risultarono per me cos incredibili da rendermi
difficile anche solo assimilarne il significato.
Chiunque venga sorpreso ad adorare le altre divinit legate agli elementi viene bruciato vivo
sulla piazza principale della sua citt, e anche solo conoscere l'esistenza di tali divinit  pericoloso
prosegu mia madre, abbassando la voce fino a ridurla a un sussurro. Io ti chiedo soltanto di ricordare
quello che ti ho detto e di guardare alle opere di Ranthas con la consapevolezza che altri poteri sono in
grado di realizzare le stesse cose senza avere il bisogno di essere supremi.
Questo  l'opposto di tutto quello che mi  stato insegnato protestai.
L'insegnamento  la chiave per ottenere il controllo rispose lei. Ricorda che hai giurato sul
clan.
Lo ricorder promisi, alzandomi in piedi.
Devi prepararti per il viaggio, e salutare i tuoi amici replic mia madre, riprendendo a parlare
con un tono normale.
E mio fratello aggiunsi.
Sei gentile a ricordarti di lui ribatt lei, aprendo la porta.
Insieme, imboccammo il corridoio, diretti verso la porta alla sua estremit, che dava accesso a
un piccolo giardino pensile che si affacciava sul mare. In alto, il cielo era quasi del tutto sgombro da
nuvole, con appena qualche piccolo batuffolo bianco che qua e l ne chiazzava l'azzurro, intenso
quanto quello dell'oceano mosso da una brezza leggera.
Quella notte, trovai sotto il cuscino un pezzo di carta su cui era scritto un brano, stilato nella
calligrafia di mia madre; all'inizio, lei aveva aggiunto l'ammonizione a non portare quello scritto con
me, perch se me lo avessero trovato addosso sarebbe equivalso a una condanna a morte, quindi lo lessi
fino a impararlo a memoria e infine gettai il biglietto nella fornace.
Dalle cronache dell'ultimo Sommo Prete Thetiano dell'antica religione.
... E fu cos che mi trovai a sostare vicino al tumulo di mio fratello, lasciando spaziare lo
sguardo sulla vuota distesa dell'oceano, verso continenti che un tempo erano stati lussureggianti e che
erano adesso una landa devastata. Spesso mi sono chiesto se tutto questo sarebbe accaduto
ugualmente anche se mio padre fosse vissuto, ma ogni volta che mi pongo questa domanda, la mia
memoria torna alle continue guerre intestine che noi tutti abbiamo subito prima di tutto questo.
Abbiamo perso un mondo, ma adesso abbiamo la possibilit di costruire una pace duratura e un nuovo
inizio. Quanto a me, posso solo sperare che l'ombra di Aetius riposi in pace, e che noi tutti si riesca a
rimanere fedeli alla visione per cui cos tanti hanno dato la vita. Non sar mai pi in grado di
combattere o di utilizzare la magia, e non riesco neppure ad arrivare a piedi fin qui dal porto senza
l'aiuto di Cinnirra; quindi, anche nel caso che io riesca in certa misura a recuperare le forze, spetter
ora a mio figlio e a mio nipote porsi alla guida di Thetia, e spero proprio che essi abbiano
l'opportunit di forgiare un mondo migliore di quello in cui io ho sempre vissuto.
Salute e addio Carausius Tar'Conantur
Quel brano non sembrava assolutamente essere opera del Carausius di cui avevo sentito parlare,
fratello dell'arcidemone Aetius che aveva fatto sprofondare Aquasilva in una guerra terribile, e nel
leggerlo mi chiesi per quale motivo mia madre me lo avesse dato e quale fosse la sua provenienza.
CAPITOLO SECONDO
I moli del porto di superficie erano ancora umidi di pioggia a causa dell'ultima tempesta,
quando due giorni pi tardi m'imbarcai sulla nave commerciale Parasur, insieme alla mia scorta, la
massiccia guardia del corpo Suall, che trasportava la maggior parte del bagaglio, e al suo compagno di
taglia pi normale, Karak. Tre piccoli frammenti di minerale di ferro, avvolti in una pezza di tela,
giacevano in fondo alla mia sacca, il posto pi sicuro che avessi trovato per riporre quei preziosi
campioni di cui avremmo avuto bisogno per riuscire a stipulare un contratto.
Mentre percorrevamo la scivolosa superficie di pietra del molo, il capitano della Parasur
apparve in cima alla passerella e ci segnal di raggiungerlo; nel salire la passerella, sentii alcune assi
tremare sotto i miei passi, segno evidente che Bomar era in bolletta quanto noi e non poteva permettersi
di effettuare le necessarie riparazioni.
Benvenuto a bordo, Lord Cathan. Averti come passeggero sulla mia nave  un onore per me.
Ti ringrazio risposi, poi rivolsi un cenno del capo a Suall, che sorrise e si avvi con il
bagaglio gi per la scala di poppa indicatagli dal capitano. Bomar, un uomo snello e angoloso che
sfoggiava una barba decisamente corta per un individuo della sua posizione sociale, indossava una
veste marrone che, come la sua nave, aveva visto giorni migliori, ed era al comando della Parasur fin
da quando mi riusciva di ricordare. La sua nave era, infatti, quella che svolgeva le regolari corse
mensili lungo la costa per acquistare i carichi di gemme a Lepidor, vino a Kula e svariati altri prodotti
negli insediamenti pi piccoli sparsi lungo la sua rotta, per poi rivendere il tutto a un prezzo maggiorato
nel porto di Pharassa; di recente, per, il margine di profitto garantito dalle gemme si era abbassato in
maniera tanto rapida e vertiginosa che Bomar aveva cominciato a manifestare l'intenzione di non
spingersi pi fino alle nostre coste. Naturalmente, adesso che si era diffusa la notizia del rinvenimento
della vena di ferro, il buon capitano stava senza dubbio calcolando gli introiti che questo avrebbe
potuto garantirgli, perch anche se la sua nave non poteva essere utilizzata per il trasporto del minerale,
senza dubbio la nuova prosperit avrebbe fatto crescere la popolazione di Lepidor, fornendogli un
maggiore numero di acquirenti a cui proporre le sue merci.
Signore, scusami, ma posso sapere dov' il prete?  infatti imperativo partire il pi presto
possibile, se vogliamo riuscire a gettare l'ancora a Hulka prima del tramonto.
In reazione a quella domanda, mi girai per lasciar scorrere lo sguardo sul porto, chiedendomi
dove fosse andato a finire il mio compagno di viaggio, e cos facendo vidi due figure avvolte in una
veste rossa, una delle quali aveva in spalla una sacca da viaggio, percorrere a passo svelto la strada che
portava ai moli; dal momento che una delle due sagome era quella anziana e fragile del vecchio
Avarca, il Sommo Prete di Lepidor, l'altra doveva per forza appartenere all'accolita, Sarhaddon.
Mentre i due acceleravano ulteriormente il passo, procedendo verso l'estremit della baia, io
riportai lo sguardo sulla costruzione del Palazzo, dove i cespugli si agitavano leggermente sotto il
soffio della brezza di mare, e dove potevo scorgere mia madre, vestita in un lungo abito verde scuro,
con accanto la piccola forma di mio fratello Jerian. Come mi aspettavo, lei non agit la mano in un
gesto di saluto, cosa che fui invece io a fare, in risposta a un suo cenno del capo.
Mi dispiace moltissimo per il ritardo si scus l'Avarca, quando arriv ai piedi della
passerella, spingendo su di essa Sarhaddon con mano gentile.
Ti assicuro, Pontefice, che non c' nessun problema garant Bomar, in tono deferente,
spostandosi di lato per far passare Sarhaddon. Si era rivolto all'anziano prelato con il titolo che si usava
abitualmente per gli Avarchi.
Non ti credo replic in tono gioviale l'Avarca. Che Ranthas ti accompagni... e accompagni
anche te, Sarhaddon prosegu, rivolto ora al giovane accolita, che si era appoggiato alla ringhiera,
dalla parte opposta della scala del frapponte rispetto a dove io mi trovavo.  stato un piacere averti
come allievo, e sono certo che sei destinato a compiere grandi cose, una volta nella Citt Santa. Cerca
di venire a trovarci, prima di diventare il Primate.
"Primate" era il titolo che spettava al prete di massimo rango, superiore perfino agli Esarchi,
che detenevano il potere assoluto su ciascun continente del Dominio. Era evidente che Sarhaddon
doveva aver dimostrato di essere un ambizioso, se i due preti arrivavano a scherzare in quel modo di
una cosa del genere, ma dal mio punto di vista la cosa importante era che se l'Avarca trovava
Sarhaddon simpatico, di certo sarebbe stato lo stesso anche per me.
Agitata la mano in un cenno di saluto, l'Avarca si allontan poi lungo il molo, spargendo
ovunque benedizioni dirette alla manovalanza intenta al suo lavoro, e quasi immediatamente Bomar
ordin di ritirare la passerella e di sciogliere gli ormeggi; subito i marinai si diedero da fare, correndo
verso prua per agganciare la corda di traino, lanciata dal piccolo rimorchiatore portuale che avrebbe
provveduto a trainare la Parasur fino in mare aperto.
Si parte! grid Bomar, e subito da prua giunse il battere ritmico di un tamburo.
Raggiunta la prua il pi in fretta possibile, mi sporsi oltre la murata, sulla destra rispetto alla
gomena che reggeva saldamente in posizione l'albero di maestra, e appuntai lo sguardo sul
rimorchiatore, i cui remi si stavano muovendo sempre pi in fretta sul lato di babordo in modo da far s
che la nave si girasse fino a trovarsi di fronte all'ingresso della baia.
Quando poi ci avviammo attraverso la baia, mi girai di nuovo a guardare verso Lepidor e verso
l'assortimento di botteghe e di taverne che circondava il porto... una vista familiare che mi appariva pi
nitida che mai, adesso che stavo lasciando quei luoghi per tre mesi, diretto verso la parte opposta del
mondo e impegnato nel viaggio pi lungo che avessi intrapreso fino a quel momento.
Una o due fra le persone ferme sui moli mi rivolsero un cenno di saluto quando oltrepassammo
l'imboccatura del porto, poi il rimorchiatore si sganci e il capitano della Parasur ordin di fare vela
alla volta dell'Ancoraggio di Hulka. Subito la nave prese a rollare e a beccheggiare per il moto delle
onde, ma la cosa non mi caus problemi perch non mi era mai capitato di soffrire di mal di mare.
Lasciare la propria casa  sempre una cosa che intimorisce un poco comment una voce, alla
mia sinistra, ma guarda all'aspetto positivo della situazione: con ogni probabilit, presto tu sarai di
nuovo qui, mentre io potrei non tornare mai pi.
Girandomi di scatto, trovai Sarhaddon fermo alle mie spalle con un sorriso cordiale sul volto, il
cappuccio della veste da accolita gettato all'indietro sulle spalle a rivelare un volto vigile e vitale, con i
capelli castani che incorniciavano intensi occhi verdi.
Tu chi sei?... Un momento, dovrei saperlo. Per i Cieli, tu sei Cathan continu Sarhaddon. A
quanto pare la vecchiaia mi sta rendendo smemorato.
Se tu sei vecchio, allora l'Avarca come pu essere classificato? ribattei, scoppiando a ridere.
Una domanda valida approv lui. Lo spettro di uno spettro?
Esistono cose del genere ai livelli pi elevati della teologia?
Non ne ho idea ammise Sarhaddon. Comunque,  un simpatico vecchietto.
A quanto pareva, la mia prima impressione era stata esatta: Sarhaddon mi piaceva; con la sua
mente pronta e la sua propensione all'ironia, prometteva di costituire una compagnia gradevole nel
corso delle lunghe settimane di viaggio che ci attendevano.
Nel frattempo, gli spruzzi di spuma che si levavano ogni volta che la prua della nave fendeva
un'onda, stavano cominciando a passarci sempre pi vicini, quindi abbandonammo la prua per
imboccare la scala di babordo, evitando i marinai e issandoci a sedere comodamente su alcune balle di
stoffa avvolte in pezze di tela impermeabile; da quel punto sopraelevato, ci trovammo a poter spaziare
con lo sguardo sulla linea costiera che si allargava davanti a noi, e sulla citt di Lepidor che si
allontanava a poco a poco verso tribordo.
Perch ti mandano nella Citt Santa? chiesi infine.
Perch ho mostrato un'eccezionale attitudine agli studi sacri rispose Sarhaddon, imitando il
tono pomposo di un prelato. Almeno, questo  ci che dicono, mentre il motivo effettivo  che un mio
lontano parente  Quarto Primate, e vuole avere intorno a s tutti i sostenitori possibili per poter salire
la scaletta gerarchica e raggiungere la posizione di Secondo, quando il vecchio Primate Assoluto si
decider a morire.
Il Primate sta morendo? esclamai.
Sarhaddon cambi posizione, indirizzando uno sguardo rovente a una corda sciolta che
dondolava e che pareva decisa a colpirlo alla spalla.
S replic poi. L'attuale personificazione di Ranthas ha esaurito il numero di anni che gli
erano concessi e presto sar chiamato a raggiungere gli di. Nel frattempo, i mortali di rango inferiore
che lui si lascer alle spalle hanno gi cominciato una lotta per il potere.
Nell'ascoltarlo, mi sentii affascinare da quella possibilit di sbirciare nel mondo privato del
sacerdozio, noto collettivamente come il Dominio, perch quello era un suo aspetto a cui in passato non
avevo mai pensato davvero, ma che confermava le cose che mia madre mi aveva detto il giorno
precedente, e a cui mi pareva blasfemo anche solo pensare.
Come verr scelto il nuovo Primate? domandai.
Questo  un segreto che non conosco neppure io ammise Sarhaddon.
Forse lo scoprir quando arriver nella Citt Santa, ma per ora posso dirti almeno che alla fine
uno degli Esarchi, o magari un Sotto-Primate, arriver a rivestire quella carica, ignoro se per votazione
o perch scelto da qualche occulto potere. Con ogni probabilit, si tratter di un sostenitore della linea
dura, di qualcuno convinto che ultimamente il Dominio si sia troppo impigrito nella repressione degli
eretici, ma non di un estremista.
Quindi in futuro useranno maniere pi forti per reprimere qualsiasi traccia di eresia osservai.
 probabile. Personalmente, non ho nessuna simpatia per l'ala zelota degli adoratori di
Ranthas, perch in genere si tratta di fanatici dalla mentalit ristretta.  ovvio che l'eresia debba essere
sradicata, perch altrimenti non vedo come potrebbe funzionare il nostro mondo, ma non credo proprio
che sia necessario andarne a cercare tracce latenti in ogni pi nascosto cantone.
Interrompendosi, Sarhaddon fece una smorfia in modo da dare al suo volto un aspetto pi
scarno, e rote gli occhi con aria da fanatico.
Qui siete eretici, esclusi dalla sacra luce di Ranthas! tuon. Sarete scagliati nella pi
assoluta oscurit, al di l dei confini del mondo, e verrete divorati dai demoni che abitano i Cerchi della
Morte! Sempre che anch'essi riescano a tollerare il vostro fetore, naturalmente!
Interrompendosi di nuovo, scoppi in una risata incontenibile e io feci altrettanto, cosa che
indusse due marinai poco distanti a guardarci con espressione incuriosita.
Sono davvero cos assurdi? chiesi, quando entrambi riuscimmo a riprendere fiato.
Sono anche peggio di cos! rispose l'accolita. Decisamente spaventosi.
Stiamo aggirando il promontorio a sud di Lepidor chiam in quel momento Bomar, dal ponte
sovrastante, sporgendosi dalla ringhiera. Se voi terricoli volete dare un'ultima occhiata alla terraferma,
 meglio che lo facciate adesso.
Io mi precipitai subito verso la murata, e rimasi a guardare mentre le mura e le torri bianche
della citt ci scorrevano davanti, prima di scomparire alla vista dietro il promontorio coperto di arbusti;
due uomini, impegnati a raccogliere uova di gabbiano nei crepacci rocciosi, agitarono la mano in segno
di saluto quando la Parasur pass loro accanto, poi Lepidor scomparve alla vista e io rimasi con la
consapevolezza che per almeno tre mesi non avrei pi rivisto la mia citt, anche se non avremmo
lasciato il territorio del mio clan per almeno altre due ore di navigazione. Quando aggirammo il
promontorio, anche Sarhaddon, come me, si fece pensieroso, perch sebbene fosse originario di
Equatoria, la citt di Lepidor era stata la sua casa per oltre cinque anni, stando almeno a quanto mi
aveva detto Atek. Come mi aveva spiegato l'Avarca, tutti i giovani accoliti, sia che mostrassero o meno
il potenziale per salire a cariche elevate, venivano sempre inviati presso qualche tempio remoto per un
periodo di studio, nel quale apprendere i compiti di base connessi al sacerdozio.
Questo per dovrebbe rivelarsi un viaggio interessante comment infine, qualche minuto pi
tardi, molto migliore di quello che mi ha portato a Lepidor, nel corso del quale ho avuto come unica
compagnia un vecchio brontolone ammuffito.
Il sole stava scivolando dietro le montagne dell'interno, tingendo il cielo di un colore sempre
pi scuro, striato di tonalit che andavano dal rosso e dal blu al porpora pi cupo, quando infine ci
fermammo per la notte, ormai fuori dai territori del mio clan. Naturalmente, la nave di Bomar era
attrezzata per la navigazione notturna, ma lungo il tratto di costa che dovevamo percorrere si stendeva
un'enorme barriera corallina, che si protendeva dalla riva verso l'oceano aperto, e cercare di
oltrepassarla con il buio equivaleva a un vero e proprio suicidio.
Ricordavo che tre o quattro anni prima si era parlato di aprire un passaggio attraverso la
barriera, un'idea che mio padre aveva caldeggiato con entusiasmo fino a quando gli oceanografi gli
avevano fatto notare che l'estremit della barriera avrebbe potuto spezzarsi e andare alla deriva al largo,
costituendo cos un pericolo ancora maggiore.
Lentamente, la Parasur entr in una piccola baia, protetta da promontori alle estremit e con un
tratto di spiaggia che si stendeva verso una limitata area boschiva; uno spesso muro di pietra, simile a
quelli che cingevano le citt, era stato eretto sul lato di terra dell'insenatura.
 un muro aetherico spieg Bomar, quando lo interrogai al riguardo, una volta che la nave fu
all'ancora nelle acque limpide della laguna, con l'equipaggio che si rilassava nel frapponte. Hai occhi
davvero acuti, per averlo notato. In queste zone i popoli della montagna sono decisamente ostili, pi di
quanto lo siano nelle vicinanze di Lepidor, quindi tuo padre ha fatto erigere quel muro per proteggere
gli equipaggi delle navi da attacchi notturni, e devo dire che da quando  stato innalzato mi  capitato
una sola volta di avere problemi da parte di quei selvaggi urlanti, anche se ci fermiamo sempre qui per
la notte.
Questa notte non ci daranno nessun fastidio intervenne uno dei marinai, brandendo una
spada. Le loro armi di ferro non possono reggere il confronto con una buona lama d'acciaio, come
questa.
Sempre che tu rimanga sveglio ribatt Bomar, mentre l'uomo scendeva nel frapponte, poi
prosegu rivolto ai suoi passeggeri: Signori, ora vi mostrer le vostre cabine: sono le migliori che
abbiamo a bordo, ma temo che non siano granch. Siete abituati a dormire su una nave?
Di recente non mi  pi capitato di farlo, ma non  un problema risposi.
In passato, tutte le volte che avevo lasciato Lepidor era stato a bordo della nostra manta ma
avevo trascorso alcune notti sul mare, su barche d'addestramento, cosa che a mio padre non piaceva
perch la situazione avrebbe potuto farsi pericolosa se fosse sopraggiunta una tempesta.
Io sono venuto a Lepidor su una manta afferm Sarhaddon, scuotendo il capo.
Non ci sono quasi differenze dal dormire sulla terraferma, a meno che il tempo non si metta al
brutto afferm Bomar. Volete cenare insieme a noi, sul ponte? La cena sar a base di alcuni pesci
che i miei uomini hanno pescato questa mattina.
Cosa mangiate, quando non avete modo di pescare? domandai.
Gettiamo l'ancora vicino a terra per andare a caccia, oppure mangiamo pesce secco... e se ti
stai chiedendo se il suo sapore  sgradevole quando il nome lascia intuire, la risposta  s.
Bomar ci precedette quindi gi per la scala alla base del quadrato e lungo uno stretto passaggio
su cui si affacciavano cinque porte. A Sarhaddon venne assegnata una delle cabine destinate ai
passeggeri, mentre a me fu riservata quella dello stesso Bomar, che occupava la met di tribordo della
grande stanza in fondo al corridoio e che era molto pi ampia e confortevole delle altre.
Suall e il suo compagno, che avrebbero dormito negli alloggi dell'equipaggio, avevano lasciato
in precedenza il nostro bagaglio nelle rispettive cabine, prima di salire sul ponte a giocare a carte con i
marinai.
La cena venne servita nella cabina di fronte alla mia, che occupava la met di babordo
dell'ampia stanza di fondo e che era arredata con un tappeto ormai sbiadito e alcuni mobili piuttosto
malconci; l'ambiente era rischiarato soltanto da alcune tremolanti lampade a olio inserite in supporti
fissati alle pareti, e in quella luce incerta non riuscii quasi a distinguere il volto degli altri commensali,
tanto meno la natura di ci che stavo mangiando.
Mentre i cuochi di bordo procedevano a preparare la cena per gli ufficiali e per l'equipaggio,
due uomini che erano subito stati nominati all'unanimit i vice di Bomar... primo e secondo nostromo...
sedettero a tavola e presero a scambiarsi storie, chiaramente esagerate, di loro imprese personali o di
gesta di loro amici, assurdit accolte ogni volta con fischi di derisione. Personalmente, la narrazione
che pi mi piacque fu quella fatta dal timoniere in merito a un'avventura di una nave pirata, avvenuta al
largo dell'Isola di Ethna. A quanto pareva, i pirati avevano affondato una piccola nave commerciale,
ma erano poi stati avvistati da una fregata cambressiana. Quando i pirati si erano dati alla fuga, la
fregata li aveva inseguiti, per essi l'avevano attirata su un tratto di scogli affioranti, lungo la costa
meridionale dell'isola, ricavandone un bottino tale che il provento li aveva sostentati per parecchi mesi.
Quando venne finalmente servita, la cena risult inferiore ai pasti che ero abituato a consumare
a Lepidor, ma comunque commestibile. Nel corso del pasto, l'argomento della conversazione si spost
sulle donne, ma Sarhaddon non parve particolarmente turbato dai discorsi sempre pi sconci dei suoi
commensali; del resto, i preti a cui veniva imposto di mantenere il celibato erano ben pochi, e cio i
Sacri, i membri dell'Inquisizione e i preti di clausura.
Quella notte, le trib delle montagne non ci causarono problemi, tanto che quando ripartimmo
al mattino da quella baia tranquilla io pensai che la loro esistenza pareva quasi essere soltanto illusoria.
Cosa imparerai nella Citt Santa? domandai a Sarhaddon.
La Parasur stava solcando le onde al largo della punta pi orientale dell'Isola di Haeden,
dimora dei membri del nostro clan, Lepidor, e di quelli del clan nostro alleato, Kula. A babordo, potevo
vedere una cupa costa rocciosa che saliva dal livello del mare verso le montagne, che si stagliavano a
poca distanza dalla riva, nell'interno; enormi mucchi di massi si riversavano gi dai pendii montani fin
sulla riva del mare, spoglia e cupa, composta per lo pi di alture di roccia nera o grigia, e per chilometri
in ciascuna direzione non si scorgeva traccia di vegetazione o di animali, anche se le cime montane
erano avvolte nelle nubi, che le nascondevano alla vista.
Abbandonando per un momento il braciere acceso sul ponte, che fino a quel momento aveva
provveduto a tener d'occhio di persona, Bomar venne a interrompere la nostra conversazione.
Oggi  possibile vedere il Monte Hesion osserv, indicando verso un'apertura fra due
montagne, oltre la quale si scorgeva un'altra cima che, a circa tremila metri di quota, si staccava dalle
altre per ergersi su di esse di altri millecinquecento metri con due affilati e irregolari pinnacoli. Un
mio amico, che fa parte dei Marine di Kula, mi ha detto che nella sella fra i due picchi sorge un antico
castello.
Quanto, antico? volle sapere Sarhaddon.
Non ne ho idea rispose Bomar, scrollando le spalle. Le trib selvagge hanno il controllo di
quell'area fin da quando  finita la Guerra; pare che un tempo usassero quel castello come rifugio, fino
a quando una tempesta di fulmini ha devastato le mura e la torre principale, mentre essi si trovavano
all'interno, al ritorno da una scorreria.
Il capitano parve sul punto di aggiungere dell'altro, ma proprio in quel momento not uno
scoglio che sporgeva dall'acqua, poco pi avanti, e si allontan di scatto per andare a rimproverare il
timoniere per la sua distrazione.
Una storia interessante, che pare dimostrare il potere di Ranthas comment Sarhaddon.
Evidentemente ha inteso punire i barbari perch si rifiutano di adorarlo.
Per quanto le tempeste fossero molto frequenti, infatti, la caduta di fulmini era una cosa rara
nella zona di Haeden come pure, secondo mio padre, in tutta la fascia delle tempeste Haeden-Nurien e
nella sottostante fascia Pharassa-Liona, un fenomeno che doveva essere considerato come una delle
molte stranezze delle nostre tempeste.
Perch mai chiunque dovrebbe voler contestare il potere di Ranthas? chiesi, mentre come al
solito ci sedevamo sulle balle di stoffa ammucchiate sotto il ponte di poppa.
Ci sono ancora alcuni che credono negli altri elementi e che contestano l'onnipotenza di
Ranthas e dei Suoi atti. Si tratta di pochissimi soggetti, ma il timore dell'eresia che essi propugnano 
ingigantito al di l di qualsiasi proporzione effettiva dai comandanti dei Sacri e dai Sommi Preti che
appartengono agli zeloti.  solo nell'Arcipelago che il numero degli eretici  superiore a quello dei
credenti.
Essi costituiscono una minaccia per il Dominio?
Nel nome dei Cieli, no! esclam Sarhaddon. Contestare la supremazia di Ranthas 
fondamentalmente sbagliato, ed  questo il loro peccato, ma a parte questo essi non costituiscono una
minaccia di per se stessi perch i preti degli altri quattro elementi si combattono gli uni con gli altri,
non hanno una struttura organizzata e non hanno neppure stabilito una vera e propria alleanza. Inoltre,
la maggior parte di essi non cercherebbe mai di danneggiare il Dominio, come mi ha spiegato l'Esarca
di Pharassa. Il vero problema  la convinzione da parte del Dominio che il dissenso sia una cosa
pericolosa, motivo per cui preferisce cercare di annientarli piuttosto che provare a convertirli alla vera
fede. Ogni eretico bruciato sul rogo significa per un'altra generazione che crescer odiandoci.
Questo tipo di vedute  generalmente diffuso? domandai ancora, osservando un gabbiano che
si era venuto a posare sulla murata della nave e che ci stava fissando a sua volta; dopo qualche
momento, il nostro sguardo parve mettere a disagio l'animale, che torn a spiccare il volo.
Lo  nelle province, ma non credo di possa dire altrettanto di Equatoria. Laggi non ci sono
molti eretici, ma  l che si trovano la Citt Santa e gli altri luoghi sacri a Ranthas, per cui i Sacri e gli
eserciti degli Halettiti vengono prontamente inviati a soffocare qualsiasi focolaio di eresia.
Mentre Sarhaddon parlava, io mi sorpresi a ricordare ci che mia madre mi aveva detto e che lui
stava involontariamente confermando, parola per parola; d'altro canto, se Sarhaddon e lo stesso Sommo
Prete di Pharassa si limitavano a vedere gli eretici come semplici soggetti in errore che dovevano essere
convertiti, senza dubbio essi non potevano costituire un problema tanto incombente e pericoloso.
Allora, cosa farai, o cosa imparerai, nella Citt Santa? insistetti, ripetendo la domanda che
avevo formulato prima dell'interruzione da parte di Bomar.
Studier gli scritti dei Profeti di Ranthas, gli insegnamenti degli Anziani e le interpretazioni di
altri testi sacri. Inoltre, la Citt Santa  il solo luogo dove insegnino le cerimonie e i segreti che 
necessario conoscere per poter diventare un Avarca.
Allora si tratter soprattutto di studio accademico osservai.
 previsto anche un programma di addestramento fisico, inteso a purificare il corpo... o
almeno questo  ci che dicono, anche se io credo che esso consista soprattutto nel dare la caccia alle
schiave pi belle, se devo basarmi sul comportamento degli ispettori inviati nelle province. Coloro che
riescono a dimostrare di possedere abilit eccezionali e di essere benedetti da Ranthas, possono
diventare maghi, soggetti in grado di incanalare il potere degli di in misura molto maggiore di quanto
sia concesso anche agli Avarchi.
Credo di aver visto un mago a Pharassa, alcuni anni fa replicai, ricordando vagamente un
prete dall'aspetto insolito che spiccava in mezzo a un gruppo di dignitari di rango elevato; a quel
tempo, avevo avuto appena sei anni, quindi l'immagine che conservavo di quell'evento non era molto
nitida.
Indossano vesti color fiamma specific Sarhaddon.
Allora quello doveva essere un mago. Faceva parte di una processione, ed era accanto al re di
Pharassa.
Io conosco il suo nome afferm Sarhaddon, con un sorriso. Si chiama Itaal, e da quando 
riuscito a conquistarsi la fiducia del re lo pilota con i suoi consigli; inoltre  un vero reprobo, e ha un
harem composto da parecchie dozzine di splendide schiave.
 una cosa che si suppone un prete possa fare?
Non secondo i Profeti, ma ultimamente alcuni insegnamenti dei Profeti vengono ignorati da
tutti, tranne che dai fanatici. In realt, si tratta di semplice buon senso: anche se si  al servizio di
Ranthas, a cosa serve restare celibi?
A purificare la mente? suggerii.
A mio parere essa  assai meno pura se non ha nessuno sfogo per i pensieri che di tanto in
tanto insorgono a distrarla replic Sarhaddon, che ora non stava pi scherzando, almeno non del tutto.
Naturalmente, alcuni di loro sostengono di essere talmente puri da poter ignorare sentimenti del
genere, e si tratta dei soggetti pi pericolosi, che spesso sono zeloti. Il pi pericoloso di tutti  un Sacro
chiamato Lachazzar, comandante effettivo di tre capitoli di Sacri: oltre a non essere contaminato da
pensieri mondani, Lachazzar  convinto che il Dominio dovrebbe utilizzare i suoi eserciti per imporre
pi rigidamente la religione. Ci che lui vuole, in effetti,  che il Dominio controlli il mondo.
Di quanto potere dispone?
Impari in fretta, Cathan sorrise Sarhaddon. Ha fin troppo potere, ma per il momento il
Secondo Primate e il Comandante dei Sacri lo tengono sotto controllo. Dato che quasi certamente il
Secondo Primate sar eletto alla posizione di nuovo Primate Assoluto, l'influenza di Lachazzar rimarr
contenuta, e con un po' di fortuna  possibile che dopo la scelta lui venga posto a capo di un centinaio
di Sacri e inviato a convertire tutte le trib dell'interno di Huasa.
Questo nel Dominio  l'equivalente dell'esilio?
A dire il vero, somiglia di pi a una condanna a morte, almeno stando a quanto mi hanno detto
i Cambressiani. I barbari che vivono laggi sono i pi forti in cui ci siamo mai imbattuti, tanto che
nessuno si azzarda ad avventurarsi lungo la costa al di fuori dei territori dei singoli clan senza la scorta
di uno squadrone, o ad addentrarsi nell'interno senza un esercito.
Il Dominio ha quindi un modo per aggirare ogni problema, nonostante la sua apparente
santit?
Ha una soluzione per qualsiasi problema conferm Sarhaddon. In realt,  una sorta di
impero molto vasto, con piccoli frammenti di territorio sparsi in tutto il mondo, e utilizza la sua
capacit di accedere agli di e al loro potere per favorire i propri interessi. Quelli che pongono davvero
Ranthas al primo posto non sono poi molti.
Che genere di prete hai intenzione di essere?
Diciamo che non voglio essere un grasso prelato affamato di potere replic, lasciando
scorrere lo sguardo sulle onde azzurre su cui volteggiavano i gabbiani, e neppure un Sacro o un
Inquisitore dalla mentalit ristretta e intriso di bigottismo. A questo proposito, cosa mi dici di te?
Intendi rimanere per tutta la vita il Conte di Lepidor?
Che altro potrei fare? replicai. Ormai la sua domanda aveva per messo in moto il mio
cervello, e mentre parlavo mi trovai a chiedermi come sarebbe stato avere una possibilit di scelta.
Lepidor  il mio clan e, per quanto piccolo, ha bisogno di essere governato, ha bisogno di una guida
valida. Spero di poter essere io quella guida, ma se cos non sar, allora toccher a mio fratello
addossarsi questo compito.
Non hai mai desiderato che la tua vita non fosse gi predisposta in questo modo? Io ho sempre
avuto la libert di scegliere, e anche adesso che ho deciso di diventare un prete ho comunque davanti
una quantit di strade aperte.
Non si suppone che i nobili abbiano libert di scelta, per... s, mi sono chiesto come sarebbe
non essere legato a Lepidor. Immagino che se fossi libero di scegliere entrerei immediatamente nella
Corporazione degli Oceanografi.
Mentre parlavo, mi domandai se quella mia risposta fosse dovuta al fatto che ero meno
avventuroso di Sarhaddon, o se invece avesse qualche causa del tutto diversa.
Forse il senso del dovere ti  stato inculcato cos saldamente da limitarti senza che tu te ne
renda conto osserv l'accolita. In ogni caso, a partire da questo momento, e fino a quando non
rivestirai la posizione effettiva di conte, potrai vivere nel mondo e trascorrere l'anno a tua disposizione
come apprendista mercante, imparando al tempo stesso a comandare.
Quello fortunato  mio fratello: lui ha la libert di scegliere qualsiasi via, proprio come hai
fatto tu.
E come faccio ancora. In pratica, la sola cosa che non  permessa a un appartenente al
Dominio  quella di diventare un Principe Mercante. Pensaci sopra, nei prossimi cinque anni,
nell'eventualit che al loro scadere tuo padre decida di scavalcarti e di trasmettere il titolo a tuo
fratello.
Il solo sentir ipotizzare una cosa del genere fu sufficiente a irritarmi, perch avevo l'impressione
di essere il solo a cui fosse permesso di avanzare supposizioni in quel campo, ma poi Sarhaddon
sorrise, e io mi resi conto che non pensava davvero che sarei stato scavalcato.
E per allora tu sarai diventato Secondo Primate, naturalmente osservai.
Secondo? Mio caro amico, per me nulla  accettabile al di sotto della posizione di Primate
Assoluto!
In cinque anni?
Anche in meno! esclam Sarhaddon, in un tono cos entusiasta da allarmare alcuni dei
marinai che, come al solito, stavano osservando con curiosit i loro strani passeggeri.
Raggiungemmo Kula, capitale dell'unico altro clan di Haeden, appena prima del tramonto del
quarto giorno successivo alla partenza da Lepidor. La citt di Kula aveva le stesse dimensioni di quella
di Lepidor, ma sorgeva su un'isola collegata alla terraferma da due strade rialzate che racchiudevano fra
loro il porto di superficie. All'ancora, accanto alla flotta di pescherecci, c'era anche una piccola nave,
ma ci che attir subito la mia attenzione fu qualcosa che decisamente non costituiva uno spettacolo
abituale, una manta da guerra ancorata a un molo improvvisato, sul lato della citt rivolto verso
l'oceano. Gruppi di operai andavano e venivano sulla superficie azzurra della manta, nel cui
rivestimento corazzato fatto di scaglie di polipo spiccavano tre o quattro grossi squarci; la bandiera
verde e argento di Cambress pendeva floscia da una corta asta nell'afosa calura serale.
Quella era infatti una torrida giornata senza vento, e la bonaccia ci aveva bloccati per la
maggior parte della mattinata, un ritardo sufficiente a far perdere a Bomar l'opportunit di svolgere in
un solo giorno tutto il lavoro che doveva fare a Kula.
Dar a tutti abbastanza denaro per poter cenare sulla terraferma. Infatti, stanotte  troppo tardi
per qualsiasi attivit commerciale, che dovremo rimandare a domattina annunci questi, in piedi sul
ponte di poppa, continuando a scoccare occhiate curiose in direzione della manta cambressiana.
Quanto a voi due, avete bisogno di denaro? chiese quindi.
Sarhaddon accenn a rispondere, ma io lo prevenni.
No risposi. A che ora salperemo, domattina?
In tarda mattinata, circa quattro ore dopo il sorgere del sole.
In tal caso, ci rivedremo domattina dichiarai, poi trascinai con me Sarhaddon, spingendolo
gi per la passerella e sul molo.
Cosa significa tutto questo? volle sapere l'accolita.
 inutile spendere i nostri fondi per il viaggio passando la notte in una locanda. Il Conte
Courtires di Kula  un vecchio amico di mio padre, e anche se lui  lontano conosco suo figlio:
dovremmo essere bene accetti al Palazzo.
Capisco, e mi inchino al tuo buon senso. Da che parte dobbiamo andare?
Non  ovvio? ribattei.
Ci trovavamo fermi sul molo, proprio davanti alle porte che dal porto permettevano di accedere
alla citt. Davanti a noi, un'ampia strada arrivava fino all'affollata piazza del mercato, e al di l di essa
spiccava un edificio che aveva una torre di cinque piani, orgoglio e gioia del conte in quanto si trattava
dell'edificio pi alto di tutta Haeden.
I banchi che oltrepassammo lungo la strada principale stavano chiudendo per la notte, e i
proprietari erano impegnati a spostare le merci all'interno e a tirare gi i tendoni esterni, per cui ben
pochi badarono al nostro passaggio, situazione che si ripresent identica anche nella piazza principale,
dove tutti gli ambulanti se ne stavano andando, lasciando i due marine di guardia davanti alle porte del
Palazzo a vegliare sui loro banchi, ora spogli delle merci, e sui pochi gatti che si aggiravano fra di essi
in cerca di cibo.
Buona sera a voi, Mastro e Accolita, posso esservi d'aiuto? salut la guardia sulla sinistra,
usando nei miei confronti il titolo che si impiegava abitualmente con qualcuno di rango imprecisato ma
probabilmente pi elevato del proprio; non ricordavo di aver mai visto quel giovane nel corso della mia
permanenza a Kula, l'anno precedente, ma questo era poco sorprendente se si considerava che, a causa
dell'imperversare di violente tempeste, i marine erano rimasti quasi tutti chiusi nei loro alloggiamenti,
dalla parte opposta della strada.
Sono l'Esconte Cathan di Lepidor, e questi  l'Accolita Sarhaddon risposi, presentandomi con
il titolo che mi spettava, e che mi qualificava come erede di un conte. Siamo qui per fare visita
all'Esconte Hilaire.
La guardia sgran gli occhi per la sorpresa, ma l'altro marine si limit ad annuire.
Prego, entrate disse. L'Esconte sta intrattenendo il comandante della
Lion, ma sar senz'altro lieto di ricevervi. Meraal vi accompagner.
S... seguitemi balbett l'altra guardia, precedendoci oltre le porte aperte e in un ampio atrio
che si apriva in fondo al cortile.
Mentre percorrevamo i corridoi pavimentati in pietra, io infine mi rilassai, perch quello era
l'unico posto al di fuori dei confini di Lepidor dove mi sentivo quasi come a casa; quel palazzo
racchiudeva infatti per me il ricordo di molte giornate felici, trascorse a cacciare, a nuotare e ad
esercitarmi nell'uso delle armi con Carien, il figlio secondogenito del conte, mentre i nostri genitori
erano in riunione. Di un anno pi grande di me, Carien adesso si trovava a Taneth, per il suo
apprendistato presso un mercante.
L'esconte  qui afferm Meraal, fermandosi davanti a una porta di legno bordata in bronzo,
da oltre la quale giungeva un suono di voci maschili: a giudicare dal tono allegro e un po' elevato,
pareva che Hilaire stesse intrattenendo i Cambressiani nel modo pi sontuoso possibile. Con una lieve
esitazione, Meraal buss sul battente di legno.
Chi ? chiese dall'interno una voce dai toni piuttosto acuti per un uomo, che riconobbi essere
quella di Hilaire.
L'Esconte Cathan di Lepidor  qui in visita, Vostro Onore rispose il marine.
All'interno la conversazione cess, poi ci fu un rumore di passi e la porta si spalanc, rivelando
un magro uomo castano di ventisei anni avvolto in una sfarzosa veste bianca.
Benvenuto, Cathan! esclam con calore, invitandoci entrambi a entrare.  passato davvero
troppo tempo dall'ultima volta che ci siamo visti. Chi  il tuo amico?
L'Accolita Sarhaddon, la mia "scorta".
 il benvenuto anche lui dichiar Hilaire, poi mi fiss con aria attenta e chiese: Scorta per
dove?
Taneth.
Devi proprio spiegarmi perch stai andando fin l in assenza di tuo padre, ma prima
provvediamo alle presentazioni afferm l'esconte, accennando con un ampio gesto della mano agli
altri tre uomini seduti intorno al tavolo.
Ti presento Xasan Koraal, capitano della manta cambressiana Lion, il suo vice Ganno e il
rappresentante commerciale Miserak, di Mons Ferranis.
I tre uomini mi rivolsero un cenno del capo, che io ricambiai mentre procedevo a osservarli il
pi educatamente possibile.
Xasan era un uomo dal fisico possente, con i capelli di un insolito color sabbia e il sorriso
spontaneo; il suo vice, Ganno, aveva i capelli neri e il volto scarno. Quello che pi mi colp fu per
Miserak, perch la sua pelle era molto pi scura di quella dei Cambressiani e il suo volto era modellato
in maniera diversa; naturalmente, sapevo che i Mons Ferratani avevano la pelle nera, ma prima di quel
momento non ne avevo mai visto uno.
L'esconte intanto batt le mani per chiamare i servitori e ordin che portassero altre sedie;
quando essi ebbero provveduto a procurarle e a servire il vino, io e Sarhaddon ci sedemmo al tavolo e
Hilaire ci chiese infine il motivo del nostro viaggio.
CAPITOLO TERZO
Hilaire ascolt con avida attenzione mentre gli parlavo della scoperta della vena di ferro e di
come questo avesse reso necessario il viaggio fino a Taneth. La presenza degli ufficiali cambressiani
era una garanzia che la notizia sarebbe presto divenuta di pubblico dominio, anche se indubbiamente i
marinai di Bomar stavano gi provvedendo a diffonderla, almeno a livello di pettegolezzo; del resto,
nulla che riguardasse il commercio poteva rimanere segreto a lungo.
Nel parlare, io osservai l'espressione di Hilaire, individuando in essa la speranza di maggiori
profitti. Infatti la scoperta della vena di ferro avrebbe aumentato l'importanza di Lepidor, e Kula ne
avrebbe tratto beneficio di riflesso, perch un maggior numero di navi si sarebbe fermata l nel risalire
la costa; al tempo stesso, per, i Kulani si sarebbero ingelositi, perch adesso Lepidor avrebbe cessato
di essere un clan insignificante, come lo stesso Kula, per diventare uno dei pi importanti produttori di
risorse di Oceanus. Sulla scia di quelle riflessioni, mi dissi che era un bene che Kula non ci fosse
superiore in potenza militare e che il Conte Courtires fosse il pi vecchio amico di mio padre.
Stai andante a Taneth per stipulare un contratto permanente, magari con uno dei Grandi
Casati? domand infine il capitano cambressiano.
Penso di s. Il Primo Consigliere ritiene che sar questo che mio padre vorr fare.
Occupatene anche tu, giovanotto intervenne Miserak, che fino a quel momento era rimasto in
silenzio. Partecipa a questi negoziati e vedi di apprendere come funzionano i meccanismi del
commercio. Non c' nulla che valga quanto un buon contratto.
Prima che tu riparta, ti fornir un elenco dei Casati a cui vi converr rivolgervi si offr Xasan.
I pi sono privi di scrupoli e non esiterebbero a imbrogliarvi o a forzare l'interpretazione delle
clausole contrattuali, per ce ne sono alcuni... in genere i pi grandi, anche se non i pi ricchi... che
onorano i loro contratti interpretandoli nel modo pi letterale.
Ti sono molto grato replicai, con sentimento.
Se fossero risultate valide, infatti, le informazioni di Xasan avrebbero potuto farci risparmiare
centinaia di corone e numerose settimane di ricerche.
Ti prego di perdonarmi se ti pongo una domanda che deve gi esserti stata rivolta da altri, ma
posso sapere cosa  successo alla tua nave? domand Sarhaddon a Xasan, infrangendo il silenzio in
cui tutti eravamo scivolati, e dando voce a quella che era anche una mia curiosit.
Siamo stati attaccati da qualcuno afferm Ganno, esprimendosi con un accento strano e rozzo
che non avevo mai sentito prima e che m'indusse a chiedermi se lui fosse davvero un Cambressiano.
La settimana scorsa c' stata una tempesta sottomarina, di cui probabilmente dovete aver
avvertito gli strascichi lungo la costa di Lepidor spieg Xasan. Noi ne siamo stati sorpresi nelle
profondit oceaniche, e per poco non siamo affondati, sopravvivendo a stento e solo grazie all'abilit di
timoniere di Ganno. Non appena ci  stato possibile, ci siamo diretti di nuovo verso la terra ferma per
evitare altre eventuali tempeste e per cercare una grotta in cui poter affiorare in superficie senza rischi.
Lungo quel tratto di costa esiste una sola grotta del genere, ma pur continuando a cercarla per un giorno
intero non siamo riusciti a individuarla. Alla fine, abbiamo avvistato l'imboccatura del Fiume Lyga, che
costituiva un'alternativa tutt'altro che perfetta, a causa delle correnti e dei mulinelli, ma che era anche la
sola soluzione possibile, dato che la Lion continuava a imbarcare acqua. Una volta sul fiume, abbiamo
stabilito dei turni di guardia, perch in quella zona i nativi sono tutt'altro che cordiali e sarebbero pronti
a vendere l'anima, pur di poter mettere le mani su una manta.
Alla fine, per,  risultato che non era dei nativi che dovevamo preoccuparci interloqu
Miserak, visto che ad attaccarci  stata un'altra manta.
Un'altra manta? esclamai, chiedendomi chi avesse potuto osare di attaccare una nave
cambressiana, anche a quarantottomila chilometri di distanza da Cambress; quella era infatti una
nazione con cui era meglio non entrare in contrasto, e per quel che ne sapevo, i suoi marinai erano i
migliori del mondo.
Era pi grande della nostra dichiar Ganno. Duecentocinquanta metri da ala ad ala, con obl
oscurati e corazzatura nera.
Quello fu un particolare che mi lasci sconcertato, perch le mante erano sempre di colore
azzurro, come le scaglie dei polpi da cui si ricavava la corazzatura. Com'era possibile che ne esistesse
una nera?
Dal momento che non ci stavamo aspettando un attacco dal mare prosegu intanto Xasan, i
nostri sensori erano diretti verso la terraferma e non abbiamo quindi individuato quella manta finch
non  arrivata a poche centinaia di metri di distanza e ha cominciato a caricare il cannone a impulsi. Il
nostro cannone era rimasto danneggiato, ma le sentinelle di guardia sono riuscite a lanciare un siluro,
anche se non ho potuto vedere se abbia raggiunto o meno il bersaglio. Poi quell'infernale cosa nera ha
cominciato a martellarci di colpi nel tentativo di logorare i nostri scudi, ed  arrivata a intimarci la
resa.
Da quel momento in poi i tre si alternarono nella narrazione, costringendomi cos a trascorrere
la maggior parte del tempo impegnato a cercare di mettere insieme i diversi pezzi della versione di
ciascuno per arrivare a capire cosa fosse effettivamente successo. A quanto pareva, la Lion era stata
colpita in quattro punti, riportando gravi danni alla corazzatura; la manta misteriosa aveva fatto ricorso
anche ai siluri contro i Cambressiani salvo poi, senza alcun motivo apparente, invertire la rotta e
tornare verso le profondit marine, scomparendo ben presto nel buio dei fondali oceanici.
Non ho mai sentito parlare di una manta nera osserv infine l'esconte.
In queste acque, le sole mante presenti appartengono a Pharassa o al Dominio, e non capisco
proprio perch quei due poteri dovrebbero costruire una manta nera e attaccare i Cambressiani.
Pharassa e Cambress sono in pace, e sarebbe un suicidio da parte di Pharassa scatenare un attacco senza
essere provocata.  possibile che quella manta appartenesse alla Marina Imperiale, ma a me sembra
difficile, perch sarebbe una mossa troppo scoperta, anche da parte dell'Impero che odia apertamente
Cambress. Quanto al Dominio... i preti non dipingono nulla di nero.
I colori di Ranthas erano infatti il rosso e l'arancione, in quanto il Dominio credeva nella Luce e
nel Fuoco, mentre era convinto che tutte le forme di oscurit contenessero il male.
In che linguaggio si sono espressi... quando vi hanno contattati, intendo volle sapere
Sarhaddon.
Arcipelaghiano... la stessa lingua che parliamo tutti. Forse c'era un'inflessione un po' strana,
ma non saprei dire quale ne fosse la provenienza.
Per quanto mi concerne, posso dire soltanto che non intendo pi passare da queste parti senza
scorta interloqu Ganno.
Cambress mander uno squadrone a investigare? chiesi.
Lo far soltanto se il Grande Consiglio e l'Ammiragliato smetteranno di litigare abbastanza a
lungo da essere in grado di impartire qualche ordine replic Xasan, in tono sciutto. Al momento
attuale, ci vogliono ore di discussione soltanto per indurli a mettersi d'accordo su quale sia il giorno
della settimana in cui ci troviamo.
Sono peggio degli Halettiti convenne Miserak.
L'Impero Halettita costituiva il potere principale sulla maggior parte del continente patrio,
Equatoria... l'unico il cui interno fosse abitato da popoli civilizzati; iniziato come una piccola colonia,
negli anni seguiti alla Dispersione, l'impero era cresciuto fino a conquistare il resto del continente.
Negli ultimi anni, l'espansione degli Halettiti lungo i Fiumi Gemelli, Ardanes e Beltranes, e
verso il mare, era diventata motivo di preoccupazione, in quanto adesso il loro territorio confinava con
quello della stessa Taneth. Fortunatamente per il resto di noi, gli Halettiti non avevano porti di
profondit n cantieri per la costruzione di mante, e la loro flotta era pressoch inesistente, mentre i
Tanethiani disponevano di oltre cinquanta mante da guerra con cui controllavano le imboccature dei
fiumi, impedendo agli Halettiti di espandersi oltre, anche se il mantenere in questo modo lo status quo
costava loro di continuo somme ingenti. Perfino io, che pure conoscevo ben poco quella regione,
temevo quello che poteva succedere se mai gli Halettiti fossero riusciti ad andare oltre.
La cosa pi importante, per, era che essi godevano del pieno supporto da parte del Dominio in
tutti i loro piani di conquista e di attacco, al punto che, come Sarhaddon mi aveva spiegato nel corso
delle nostre conversazioni, capitava di frequente che Sacri fanatici combattessero al fianco degli
eserciti halettiti contro insediamenti di eretici, sulle remote alture di Equatoria.
Di recente, hanno scatenato qualche campagna? domand l'esconte.
No, ma ci sono alcune cattive notizie per il resto di noi: Reglath Eshar  tornato dall'esilio.
Hilaire smise di sorridere e si protese a prendere il boccale decorato da gemme.
Reglath? ripet. Il Principe Reglath, fratello del Re dei Re?
Proprio lui.  apparso in un remoto villaggio di pescatori del lontano sud-est, fuori dei confini
halettiti, e quando ne  stato informato, il re ha accolto a braccia aperte il suo ritorno. Dicono per che
Reglath sia cambiato, e che abbia perso anche quel poco di umanit che ancora aveva.
Ed era davvero ben poca comment Ganno.
Chi  Reglath Eshar? domandai in tono esitante, spostando lo sguardo da Hilaire a Xasan,
riluttante da un lato a far vedere la mia ignoranza, ma ansioso al tempo stesso di sapere di cosa gli altri
stessero parlando.
Non lo hai mai sentito nominare? esclam Xasan, cambiando posizione sul suo divano e
assestandosi il mantello, la cui tinta dorata indicava il suo grado di capitano. Immagino che Lepidor
non abbia rapporti con Haleth, e che quindi i suoi affari interni non vi riguardino. Adesso per dovrete
interessarvene, se intendete commerciare con Taneth.
Il capitano cambressiano mi spieg quindi che Reglath Eshar era il fratello di sangue dell'attuale
Re dei Re degli Halettiti. Nessuno sapeva con esattezza da dove venisse, e non si era mai sentito parlare
di lui fino a sei anni prima, ma si era rivelato un soldato eccellente e aveva vinto numerose battaglie per
conto del Re dei Re dell'epoca, tanto che quando infine aveva conquistato l'ultimo rifugio dei Galdeani,
la sua fama aveva minacciato di eclissare quella dell'erede al trono Alchrib, suo fratello di sangue.
L'anno precedente, Alchrib aveva assassinato suo padre ed era asceso al trono, e il suo primo atto era
stato quello di inviare degli assassini a caccia della testa di Reglath, all'epoca impegnato in un'altra
campagna; a quanto pareva, per, Reglath era riuscito a evitare i sicari ed era scomparso senza pi dare
notizia di s, e Alchrib ne aveva proclamato la condanna all'esilio, senza tuttavia ordinare la sua morte.
Ma allora, per quale motivo Alchrib ha accolto con piacere il suo ritorno? chiesi alla fine.
Senza dubbio, Reglath costituisce una minaccia per il suo potere.
Forse Alchrib pensa di poter tenere sotto controllo Reglath, o magari quei due hanno stipulato
un accordo di qualche tipo. Il vero pericolo, per il resto di noi, risiede nel fatto che Reglath  il miglior
comandante di cui dispongano gli Halettiti, cosa che rende ancor pi rischiosa la posizione di Taneth e
dei suoi satelliti.
Spero che ti stia riferendo ai clan pi piccoli, non ai clan Malith o Ukhaa.
Se gli Halettiti dovessero muovere contro di loro,  possibile che anche Malith e Ukhaa
cadano, sia pure dopo un lungo assedio, e se Malith dovesse cadere, gli Halettiti avrebbero la via aperta
per poter minacciare direttamente Taneth. Naturalmente, Taneth  inespugnabile, perch si trova su
un'isola, e gli Halettiti non hanno una flotta, ma il suo territorio potrebbe uscirne considerevolmente
ridotto, e i commerci su per il fiume ne risentirebbero.
 ovvio che tutti questi ragionamenti partono dal presupposto che gli Halettiti siano convinti di
poter minacciare o attaccare Taneth interloqu Miserak. Peraltro, il Re dei Re  abbastanza astuto da
essere consapevole dell'importanza che il commercio con Taneth riveste per il suo popolo, e lo stesso
vale per il suo alleato, il Dominio. Molto pi probabilmente, si limiter a esigere un elevato tributo
annuo, i mercanti di Taneth lo pagheranno, e la vita continuer a scorrere come prima.
L'imposizione di un tributo costituiva un sostituto alla guerra e al controllo, comunemente
accettato e utilizzato in tutto il mondo. Si trattava di uno strumento costoso, come dimostrava il fatto
che alcuni anni prima le imposizioni di Pharassa avevano quasi ridotto Lepidor sul lastrico, ma a mio
parere era comunque migliore della guerra, perch sapevo che i soli mercanti che prosperassero in
tempo di guerra erano quelli che vendevano armi. Dal momento che il controllo della maggior parte dei
clan di Aquasilva era nelle mani dei mercanti, in genere i clan preferivano pagare un tributo
all'oppressore di turno... di solito gli Halettiti o l'Impero Thetiano...
e portare avanti i loro affari. In questo modo, entrambe le parti traevano beneficio dalla
situazione: i mercanti perch continuavano in pace i loro commerci, e chi riceveva il tributo perch si
arricchiva.
Spesso, peraltro, piccoli stati di Equatoria ritenevano un insulto alla loro dignit pagare un
tributo, rifiutavano di farlo e di conseguenza venivano distrutti, e di fronte a questi eventi io mi
chiedevo sempre come potessero quelle persone essere tanto cieche da non rendersi conto della loro
inferiorit numerica.
Dopo tutto, qualsiasi Aquasilvano razionale era sempre pronto ad anteporre il profitto
all'orgoglio, forse con la sola eccezione degli Halettiti e degli Arcipelaghiani.
Questa sarebbe la prima volta che gli Halettiti dimostrano di avere del buon senso comment
Xasan. Di solito, non riescono a vedere oltre la punta della loro spada.
Le citt dell'interno sono una cosa del tutto diversa da Taneth, che dispone inoltre di alcuni
piccoli vantaggi, come i reparti montati su elefanti, a cui gli Halettiti non possono pensare di tenere
testa, e il sostegno del resto del mondo.
Ma il resto del mondo ha abbastanza buon senso? intervenne Sarhaddon, bevendo un lungo
sorso di vino. Fino a quel momento, io non avevo ancora toccato il mio, e mi decisi ora a sorseggiarlo
per non mostrarmi scortese, scoprendo cos che si trattava di "vino per gli ospiti", il migliore presente
in casa e riservato alle occasioni in cui si avevano visitatori di riguardo. Il fatto stesso che l'esconte
avesse tirato fuori quel vino per un semplice capitano di manta indicava con chiarezza quanto si fosse
estesa l'ombra di Cambress.
Dovrebbe averlo rispose Xasan, poi aggiunse: Se solo la smettessimo di litigare fra noi.
Miserak reag a quelle parole scoccandogli un'occhiata rovente, che per serviva soltanto a
sottolineare le sue parole e non esprimeva rancore.
Ti riferisci forse alle liti per il controllo di Mons Ferranis, che si vanno ad aggiungere a tutte le
vostre dispute interne? domand l'esconte.
In questo periodo quella  per noi una nota piuttosto dolente, ed  probabile che continui a
esserlo per qualche tempo ammise Ganno. D'altro canto, sono certo che se Taneth dovesse essere
minacciata davvero, gli Ammiragli smetterebbero di litigare fra loro e cercherebbero di essere d'aiuto in
qualche modo.
A mio parere, ci stiamo preoccupando troppo interloqu Xasan. Anche se gli Halettiti
dovessero attaccare Malith, e quel clan dovesse rifiutare di sottomettersi al tributo, ci vorrebbero
comunque almeno dieci anni, se non di pi, prima che Taneth venisse a trovarsi sotto una minaccia
diretta, e in dieci anni possono succedere molte cose.
Questo cosa dovrebbe significare? domand Miserak.
Nulla di particolare replic Xasan, in tono peraltro astuto e pieno di sottintesi.
Propongo un brindisi intervenne Hilaire, in tono un po' troppo stentoreo. Alla pace e alla
prosperit, e che gli Halettiti restino confusi per sempre!
Questo  un brindisi che mi va a genio! approv Miserak, svuotante il proprio boccale in un
solo, lungo sorso.
La conversazione si spost quindi su argomenti assai meno importanti, che riguardavano in
prevalenza le complessit del commercio; nel frattempo, i servitori vennero ad accendere le lampade a
olio montate su colonne di marmo, disperdendo cos le ombre sempre pi fitte della sera avanzata, e
fuori delle finestre i rumori provenienti dal porto cedettero a poco a poco il posto al silenzio.
Pi tardi, cenammo nella sala da pranzo personale del conte, una camera pi ampia di quella in
cui ci eravamo soffermati a conversare, con il pavimento rivestito di piastrelle a disegni geometrici che
io ricordavo fin troppo bene, in quanto anni prima avevo avuto modo di contemplarlo a lungo nel corso
di un'interminabile convegno diplomatico. Anche la cena risult essere composta di quei cibi che si
riservavano di solito agli ospiti di riguardo, e costitu un gradito cambiamento rispetto al pesce che
mangiavamo a bordo. Era infatti tradizione non servire pesce ai marinai che scendevano a terra, proprio
perch sulle navi esso costituiva l'unico alimento disponibile e finiva quindi per venire a noia.
A che ora partir la vostra nave, domattina? domand l'esconte a Sarhaddon, mentre
prendevamo posto a tavola.
Sul tardi, dopo che Bomar avr sbrigato i suoi affari qui.
Ah, vi siete imbarcati con Bomar, dunque? sorrise Hilaire. Lungo il viaggio di andata mi ha
chiesto udienza, lamentandosi di essere stato truffato nel resto da uno dei mercanti, anche se in effetti si
trattava soltanto di uno zero messo al posto sbagliato nel suo libro mastro. Questa notte sarete miei
ospiti, naturalmente, e domattina mander un servo a svegliarvi con un'ora di anticipo, se non vi sarete
ancora alzati.
Lord Hilaire, se non ti dispiace, adesso noi gradiremmo ritirarci per la notte lo interruppe
Xasan, sbadigliando.  stata una lunga giornata, e domani dovremo affrontare il problema delle
riparazioni. Vi offrirei di proseguire fino a Pharassa a bordo della Lion prosegu, rivolto a me e a
Sahraddon, ma purtroppo ci vorranno altri quattro o cinque giorni prima che le riparazioni siano
ultimate... ah, e gi che ci sono,  meglio che ti prepari quella lista.
Porta il necessario per scrivere ordin l'esconte a un servo, che si affrett ad allontanarsi per
tornare di l a poco con un pezzo di pergamena e una penna d'oca, che porse a Xasan. Appoggiatosi la
tavoletta sulle ginocchia, questi cominci a scrivere.
Cercher di metterli in ordine di grandezza, perch in genere un grosso Casato dispone di
maggior denaro per mantenere le sue navi in condizioni perfette. Il Casato Hiram  il pi grande,  per
dimensioni il secondo di Taneth, e commercia in tutto il mondo; il secondo  il Casato Banitas, che gli
 di poco inferiore. Poi abbiamo il Casato Jilreith, che commercia soltanto con l'est e con il nord, e non
ha interessi a Huasa, Thetia o nell'interno di Equatoria. Al quarto posto c' il Casato Dasharban: 
nuovo, e a giudicare da come sta crescendo, dovrebbe arrivare lontano. Il quinto  il Casato Barca, un
casato antico e ridotto quasi in rovina da anni di errata amministrazione; adesso per alla sua testa c'
un nuovo Capo Casato, che ha la reputazione di essere un uomo onesto. A Taneth vi baster chiedere in
giro, e chiunque vi sapr indicare i palazzi di questi casati, anche se Jilreith e Barca possono essere
difficili da contattare, in quanto hanno entrambi una roccaforte lungo il Delta.
Grazie ancora per la tua disponibilit dissi.
Ti auguro di stringere un contratto favorevole, e che la prosperit splenda su Lepidor replic
Xasan, alzandosi in piedi, imitato dai compagni.
Possa la vostra nave vincere tutte le sue battaglie, e che la prosperit risplenda su Cambress
replicai.
E su Mons Ferranis! aggiunse Miserak, scoccando un'occhiata rovente in direzione della
schiena di Xasan, poi entrambi scoppiarono a ridere, senza dubbio grazie agli effetti del molto vino che
avevano bevuto.
Di l a poco i servi accompagnarono me e Sarhaddon in un paio di ampie camere ben arredate
che si affacciavano sul mare: la mia risult essere quella che mi era gi stata assegnata altre volte nel
corso delle mie permanenze a Kula: troppo stanco per fare altro, mi buttai sul letto e mi addormentai
all'istante.
Il mattino successivo mi resi conto che i due bicchieri di vino bevuti la sera precedente mi
avevano portato pericolosamente vicino al mio limite di tolleranza, e che ero fortunato di essere in
grado di alzarmi. Anche se l'alba era ormai passata da parecchie ore, in giro non si vedeva traccia dei
Cambressiani o dell'esconte, per trovai Miserak seduto su una panca, in un angolo della cucina,
quando io e Sarhaddon scendemmo a cercare qualcosa da mangiare; pur avendo bevuto
abbondantemente, la sera precedente, il mercante sembrava del tutto lucido e ben sveglio.
State in guardia da quella manta nera, ragazzi, dato che dovrete passare dall'estuario di quel
fiume ci disse in tono cordiale, quando accennammo ad andarcene. Ah, e c' un'altra cosa che la
scorsa notte Xasan ha omesso di dire, per orgoglio; personalmente, non facendo parte dell'equipaggio
non ritengo che il mio orgoglio sia stato in qualche modo leso, per evitate di riferire ad altri quello che
vi dir.
Di cosa si tratta? domand Sarhaddon, sussultando leggermente quando la luce che penetrava
da una delle finestre lo raggiunse in pieno volto, conseguenza del troppo vino bevuto a cena.
Quella nave era comandata da una donna: la voce che ci ha intimato di arrenderci era senza
dubbio femminile, per quanto leggermente camuffata, e in sottofondo abbiamo sentito parlare un'altra
donna.
Questa faccenda si fa sempre pi strana osserv Sarhaddon, dopo che ci fummo accomiatati
da Miserak e fummo usciti dal palazzo, diretti al molo attraverso la confusione mattutina del porto. Al
di fuori di Mons Ferranis, gli Arcipelaghiani sono i soli ad avere donne guerriere di qualche tipo, e
comunque si tratta di guardie cerimoniali addette ai templi, funzione del resto svolta da tutto il loro
esercito.
I Mons Ferratani hanno donne guerriere? domandai in tono sorpreso, cercando di immaginare
come potessero essere donne del genere.
I Mons Ferratani sono gente strana. Hanno dei corpi scelti, costituiti completamente da donne,
che custodiscono i loro beni pi preziosi. Se per da un lato loro avrebbero un motivo per assalire una
manta cambressiana, qualora ritenessero di poterlo fare impunemente, d'altro canto Mons Ferranis  a
tre mesi di viaggio da qui, i Mons Ferratani non hanno interessi di sorta in queste aree, e non sarebbero
mai riusciti a sfuggire a tutte le pattuglie di guardia alle diverse citt senza essere avvistati. Tutta questa
faccenda non ha senso.
Mentre parlavamo, oltrepassammo l'ingresso al porto, accompagnati dallo stridere dei gabbiani,
e scorgemmo la Parasur, che stava gi issando le vele.
A quanto pare, siamo un po' in ritardo per i gusti di Mastro Bomar osservai, notando il
padrone della nave che ci rivolgeva cenni urgenti, dall'alto del ponte. Meglio spicciarci.
Per poco non scivolai su una lisca di pesce, e Sarhaddon picchi un ginocchio contro un'ancora,
ma riuscimmo a raggiungere a tempo di record il molo a cui era ancorata la Parasur.
Perch vi siete attardati tanto? domand Bomar.
Abbiamo mezz'ora di anticipo rispetto all'orario che avevamo convenuto obiett Sarhaddon.
Al diavolo l'orario! Dobbiamo riuscire a oltrepassare l'imboccatura di quel dannato fiume
prima del tramonto, perch non ho nessuna intenzione di perdere la mia nave per colpa di una flotta di
creature generate dall'oscurit!
Davanti a noi, il rimorchiatore di Kula aveva gi agganciato la fune di traino, e a bordo il primo
nostromo stava dando ordine di sciogliere gli ormeggi; sul ponte, la mia massiccia guardia del corpo,
Suall, stava aiutando i marinai; quella notte lui era rimasto a bordo perch Kula era un territorio amico
e la sua scorta non era quindi necessaria, ma a Pharassa le cose sarebbero state molto diverse.
Ormeggi sciolti! avvert il primo nostromo.
Ai remi! grid Bomar, rivolto al comandante del rimorchiatore, che rispose con un allegro
sorriso e impart un ordine al suo equipaggio.
Bomar continu a dimenarsi per l'impazienza mentre la Parasur ruotava lentamente su se stessa
e veniva trainata fuori della laguna; quanto a me e a Sarhaddon, andammo a sistemarci come
d'abitudine sulle balle di stoffa, e da l indugiammo a osservare il panorama che ci scorreva davanti: a
poco a poco gli odori del porto... un sentore misto di corda, di pece e di pesce... svanirono in lontananza
con il recedere della costa, poi raggiungemmo l'imboccatura della laguna e, non appena in mare aperto,
Bomar indugi a stento il tempo necessario a gettare al pilota del rimorchiatore la somma che gli
doveva prima di dirigere la nave verso sudovest alla massima velocit possibile.
A quanto pareva, la notte precedente l'equipaggio della Parasur aveva parlato con quello della
manta cambressiana, ed era evidente che i marinai erano stati tutti ubriachi. C'era da aspettarsi che i
Cambressiani avessero esagerato la forza del nemico per attenuare la vergogna dell'essere stati sorpresi
in quel modo, ma sembrava che avessero ingigantito le cose in maniera tanto assurda da rasentare il
ridicolo; senza dubbio, quella storia si sarebbe diffusa in tutta Pharassa non appena avessimo attraccato,
con il risultato che nessun mercante avrebbe pi risalito la costa senza una scorta armata e che il
commercio in generale ne avrebbe risentito.
Secondo la versione fornita dai marinai, infatti, la Lion era stata attaccata da dieci mante nere,
tutte con grandi banchi di cannoni a impulso e sedici tubi lanciasiluri; a causa della scarsa profondit
dell'acqua, per, la maggior parte di quei proiettili era andata a vuoto; infatti, come qualsiasi marinaio
sano di mente ben sapeva, combattere in acque interne era molto difficile, anche per servitori del male
abituati a vedere nell'oscurit. Reagendo con coraggio, i Cambressiani avevano danneggiato tre navi
nemiche, e gli assalitori erano svaniti nella notte con agghiaccianti ululati, accompagnati da una musica
spettrale che si diffondeva nell'acqua.
 stupefacente come le cose possano essere esagerate, non trovi? comment Sarhaddon,
mentre la Parasur continuava la sua corsa sotto il sole di mezzogiorno, che ci aveva costretti a cercare
rifugio dalla calura sotto una delle tende che venivano sempre alzate sul ponte a quell'ora della
giornata. Se la scorsa notte non avessimo sentito la versione effettiva dei fatti da Xasan e da Miserak,
come faremmo ora a determinare la credibilit di questa storia? Per quanto ne sappiamo, la reputazione
di cui Reglath Eshar gode come comandante potrebbe essere nata da una singola carica in una singola
battaglia, poi ingigantita al di l di ogni proporzione nel corso dei successivi resoconti, al punto che
adesso i nemici fuggono al solo sentir menzionare il suo nome.
I marinai sono gente superstiziosa, e pi portata di chiunque altro alle esagerazioni obiettai,
dopo aver riflettuto sulle sue parole. Sono certo che qualsiasi mercante dotato di buon senso sarebbe
in grado di ridimensionare questa storia e di intuire l'effettivo svolgimento dei fatti, rendendosi conto
che la Lion non sarebbe potuta sopravvivere all'attacco congiunto di tre mante, e tanto meno di dieci.
Non saprei... forse hai ragione tu replic Sarhaddon, fissando con aria riflessiva un punto
imprecisato lungo l'orizzonte. Adesso per hai potuto constatare di persona come nascano le storie... e
i miti. Magari, fra una cinquantina d'anni, Xasan e il suo equipaggio figureranno come i fulgidi eroi di
un'era passata, che hanno combattuto con valore contro un'orda di demoni finch un fulmine scagliato
da Ranthas non  intervenuto a salvarli. Oppure, pu darsi che essi divengano profeti di Ranthas, e che
prima o poi qualcuno inventi una Profezia di Xasan. Questa  un'altra cosa sbagliata del Dominio, il
fatto che siamo praticamente noi a inventare le profezie. Il Magus che comincia a profetizzare viene
immediatamente rinchiuso, le sue affermazioni vengono trascritte e poi alterate in modo da adeguarle ai
piani del Dominio, il che spiega perch la maggior parte di esse affermi Distruggete tutti gli eretici.
Alcuni Magi arrivano addirittura a inventare le loro "profezie" con il massimo cinismo.
E gli zeloti non disapprovano tutto ci?
Loro non disapprovano nulla che fornisca una scusa per dare la caccia ad altri eretici. Certo,
sono anche interessati alla purezza della fede di Ranthas, ma sono intenzionati a concentrare la loro
attenzione sulla situazione interna del Dominio soltanto dopo aver spazzato via tutti gli eretici. L'unico
che la pensa diversamente  Lachazzar: secondo il suo modo di vedere, il Dominio dovrebbe procedere
prima a mettere ordine nella propria casa, ma del resto lui appartiene a una folle frangia estremistica.
Quello che mi dipingi  un quadro del Dominio dalle tinte molto fosche osservai, guardando
verso il mio compagno, che mi offriva il profilo ed era ancora intento a contemplare l'orizzonte.
Sarhaddon era propenso a scivolare in questi momenti di riflessione e di astrazione, e quando
era in quello stato d'animo mi era possibile vederlo per ci che lui effettivamente era: un sognatore, ma
con i piedi ben piantati nel mondo reale.
Questo sembra essere il quadro effettivo mi rispose, infine, e io spero soltanto di poter
creare una differenza, di poter fare qualcosa per generare un cambiamento e ricreare almeno in parte il
misticismo che  andato perduto... il tutto senza uccidere centinaia e migliaia di persone, come
preferirebbe fare invece Lachazzar.
Mentre parlava, la sua voce assunse un tono quasi soporifico, cullando i miei sensi al punto che
dovetti fare uno sforzo cosciente per tenere a bada la sonnolenza da essa indotta e per riscuotermi
quanto bastava per tornare ad avvertire il moto rollante della nave e lo scorrere dell'acqua sotto la
carena.
Credi di potercela fare? chiesi, in tono altrettanto pacato per non alterare la calma di
Sarhaddon.
Se riuscir a salire abbastanza in alto, forse potr riformare almeno una citt. Come Primate,
potrei fare del Dominio ci che dovrebbe essere davvero, un'organizzazione per l'adorazione di Ranthas
e l'educazione degli uomini. Segu una lunga pausa di silenzio, poi Sarhaddon scosse il capo e si
costrinse a distogliere lo sguardo dall'orizzonte. Intorno a noi, i marinai sedevano in piccoli gruppi,
intenti a giocare a carte, usando come posta pezzetti di legno perch avevano gi speso la paga oppure
dovevano ancora incassarla da Bomar; quanto al capitano, stava russando su un mucchio di teli, al
riparo di una tenda innalzata sul cassero, e il controllo della nave era affidato al primo nostromo e a un
marinaio di guardia sul ponte, affiancati da altri tre che occupavano le postazioni di vedetta e che
s'intercambiavano con loro a intervalli regolari.
Qual  la tua opinione su quella manta nera, Cathan? domand d'un tratto Sarhaddon. Erano
creature della notte, rinnegati pharassiani, agenti thetiani, sicari mons ferratani o fanatici del Dominio?
Finora non hai espresso un tuo parere al riguardo e ti sei limitato solo a fare domande.
Solo perch hai provveduto tu a risolvere il problema al mio posto replicai, bevendo un sorso
di acqua e limone per cercare sollievo dalla calura, opprimente anche se avevo indosso soltanto una
tunica leggera.
Ho solo avanzato supposizioni.
Tu sai molto meglio di me come funzioni il mondo gli ricordai. Per esempio, a Lepidor non
abbiamo praticamente mai sentito parlare di questa misteriosa faida fra i Mons Ferratani e Cambress.
E perch avreste dovuto interessarvene, dato che si tratta di questioni politiche di alto livello
che riguardano la parte opposta del mondo? Ti spiegher in seguito cosa sta succedendo fra quei
potentati, perch si tratta di concetti che richiedono una mente limpida e sveglia, mentre questa calura
impedisce di pensare con chiarezza.
Tu continua pure a elaborare supposizioni; quanto a me, ti ascolter finch non riuscir a
trovare un motivo per cui chiunque dovrebbe attaccare una manta cambressiana nel cuore della notte
per poi darsi alla fuga.
Sei senza speranza! esclam Sarhaddon, levando le mani al cielo in un gesto di resa
disperata. Trascorrere la vita in un palazzo porta dunque la mente a vegetare?
Per tutto il giorno e la notte che seguirono, Bomar spinse i suoi uomini al limite della resistenza,
gettando l'ancora tre o quattro ore dopo il tramonto nel porticciolo del piccolo insediamento di Korhas,
un villaggio di pescatori abitato da una trib pacifica. Il mattino successivo il capo del villaggio, che
era senza dubbio un barbaro purosangue, come del resto la maggior parte della popolazione locale,
scese a riva per salutarci. Bomar si scus per il nostro arrivo a tarda ora, adducendo come motivazione
la minaccia costituita dalla manta nera, ma stranamente le sue parole non causarono il minimo segno di
allarme nell'anziano capo del villaggio, che si limit ad annuire con l'aria di chi la sa lunga e ci augur
buon viaggio dopo aver barattato un po' di frutta e di viveri con una piccola porzione del carico di
Bomar.
La notte successiva non incontrammo problemi di sorta e al mattino del quarto giorno dalla
partenza da Kula, il settimo da quando avevamo lasciato Lepidor, aggirammo infine l'Isola Vextar e
avvistammo Pharassa.
CAPITOLO QUARTO
La citt nota come il Gioiello del Nord era costruita su una grande isola, a poche centinaia di
metri dalla terraferma. Le sue case bianche, in molti casi decorate da colonne e da porticati, si
affacciavano sul limitare dell'acqua e si addossavano le une alle altre sui fianchi della collina centrale,
facendosi sempre pi sfarzose e opulente a mano a mano che ci si avvicinava alla cima. Ognuna era
sovrastata da un giardino pensile cos lussureggiante da far sfigurare al confronto Lepidor e Kula, e su
molti di quei giardini sventolava una bandiera recante lo stemma della famiglia a cui appartenevano.
Sul tratto di terreno pianeggiante che si allargava all'estremit orientale dell'isola, l'enorme forma
monumentale di uno ziggurat rivaleggiava con la mole della collina e incombeva su qualsiasi altro
edificio circostante, ergendosi di oltre sessanta metri sul livello della strada e culminando con due
sacrari identici, dai quali sottili colonne di fumo si levavano nel cielo limpido e azzurro.
Al di l dell'isola, era possibile vedere un vasto complesso di moli e di ancoraggi, compreso un
cantiere navale tanto grande che vi si sarebbe potuta costruire un'arca, e che conteneva centinaia di
navi; nelle acque del porto, in entrata o in uscita da esso, erano presenti pi navi di quante se ne
vedessero a Lepidor in sei mesi, tutte sottoposte all'attenta sorveglianza di due squadroni di sei galee su
cui sventolava lo stemma imperiale del delfino.
Quella vasta metropoli, che si allargava scintillante davanti a noi sotto la luce del sole, era
grande la met di Taneth del Delta, se si doveva credere alle voci che si sentivano al riguardo.
Quando ci avvicinammo all'imboccatura del porto di superficie di Pharassa, fummo subito
intercettati da un rimorchiatore manovrato da marinai che indossavano tuniche di rozza stoffa verde;
quanto alla barca in se stessa, era identica a quelle utilizzate a Lepidor e a Kula, cosa peraltro per nulla
sorprendente se si considerava che i rimorchiatori venivano tutti costruiti nello stesso cantiere in base
alle stesse specifiche.
L'ufficiale al comando dell'equipaggio del rimorchiatore rivolse a Bomar un cenno di saluto e
gli grid di lanciargli la fune di traino, e non appena il nostro capitano ebbe provveduto, il piccolo
rimorchiatore procedette a trainare la Parasur all'interno del porto. Durante quell'ultima fase della
navigazione, io rimasi colpito dalla somiglianza esistente fra Pharassa e Kula, in quanto anche quel
porto era costituito da una laguna formata dall'isola e dalla costa; l'unica differenza risiedeva nelle
dimensioni, dato che il porto di Pharassa si stendeva per decine di metri lungo la costa cittadina e
occupava anche una vasta porzione del tratto costiero della terraferma, con moli abbastanza lunghi da
ospitare ciascuno cinque o sei navi contemporaneamente e con file su file di magazzini al di l di essi.
Eravamo circa a met del tragitto, quando la mia attenzione fu attirata da un grande edificio
piramidale che si levava di sei o sette piani al di sopra del livello dell'acqua, con balconate che si
allargavano tutt'intorno a esso: quello era il Quartier Generale Navale Imperiale di Oceanus, nonch il
centro di comando per il clan della marina di Pharassa, ed era circondato da una quantit di navi
all'ancora, sia velieri di linea sia fregate della flotta di superficie. L'ultima volta che mi ero recato l ero
stato accompagnato a visitare quell'edificio, e rammentavo ancora la meraviglia quasi reverenziale che
avevo provato di fronte alle semplici dimensioni di alcune di quelle navi, come pure alla vista delle
enormi gallerie e caverne che si aprivano sotto l'isola per fornire spazio per le merci, e che collegavano
il quartier generale militare al porto sottomarino che si allargava sulla riva opposta. I porti di Pharassa
erano stati costruiti secoli prima della caduta dell'Impero Thetiano, addirittura prima dei Tuonetar, e
adesso erano la sede del pi grande squadrone imperiale che si potesse trovare fuori dai confini di
Thetia... uno squadrone che, all'epoca della mia ultima visita, era stato formato da ventotto navi di
linea, diciannove fregate, numerose navi pi piccole e ventuno mante.
Quando il rimorchiatore ci trascin in mezzo alla massa di navi che ingombravano il porto, e
che andavano per dimensioni da barconi appena pi grandi dei rimorchiatori alle arcinavi dei Casati
Mercantili, titani a sei alberi dalle murate bianche che torreggiavano perfino sulla piramide, io mi
decisi infine a distogliere lo sguardo da quest'ultima.
Quella proviene da Taneth comment Bomar, quando passammo vicino a una delle arcinavi,
che sfoggiava sull'albero di prua una bandiera verde, nera e rossa. Due rimorchiatori alimentati a legno
marino la stavano trainando tranquillamente sul mare, fra le altre imbarcazioni che si spostavano per
farle largo, mentre il suo proprietario, un uomo dalla ricca veste azzurra, osservava con fare altezzoso
le operazioni restandosene fermo a poppa. Quel pavone sul ponte deve essere il capitano, che non sar
neppure un membro del Casato continu Bomar. Questo dimostra quanto siano ricchi da queste
parti.
Adesso il sentore di porto si era fatto di nuovo pi intenso perfino di quanto lo fosse stato a
Kula, e al di sopra del chiasso che accompagnava lo scarico delle merci, si poteva sentire il rumore di
martelli proveniente dai cantieri navali del porto militare, misto a un clangore di metallo contro
metallo. Due mercantili di medie dimensioni stavano venendo trainati verso il mare aperto sul nostro
lato di babordo, distanti appena poche decine di centimetri uno dall'altro, e i loro capitani parevano
impegnati a litigare vigorosamente attraverso lo stretto braccio di mare che li separava, mentre gli
uomini dei due equipaggi seguivano con interesse la scena, comodamente seduti sulle balle di tessuto
ammucchiate sui ponti.
Un altro vascello, questo un galeone oceanico a cinque alberi che sfoggiava la bandiera
arancione e gialla di un Casato Mercantile, ci tagli poi la strada a prua, generando un flusso di
invettive da parte del comandante del rimorchiatore, che si protrasse per oltre mezzo minuto prima che
il capitano del galeone si degnasse di guardare oltre la murata e di scusarsi senza troppa convinzione
per il disturbo causato; Bomar, dal canto suo, identific quel galeone come un'altra nave thetiana,
quest'ultima appartenente al Casato Foryth.
Finalmente, la Parasur si accost a un molo, insinuandosi fra altri due velieri costieri. Uno di
essi era quasi deserto, segno evidente che il suo equipaggio era in giro a godere delle delizie offerte da
Pharassa; l'equipaggio dell'altra nave era invece impegnato a caricare merci, fra un susseguirsi di
imprecazioni, e dal modo cordiale con cui il suo capitano rivolse a Bomar un cenno di saluto dedussi
che i due si conoscessero.
Una volta ancorata la nave, Bomar si avvicin a me e a Sarhaddon, che eravamo fermi a met
del ponte insieme a Suall e all'altra guardia, che trasportavano il nostro bagaglio.
Siete stati dei buoni passeggeri si accomiat Bomar. Ti auguro ogni fortuna a Taneth,
Cathan, e che Ranthas ti sorrida. Buona fortuna anche a te nella Citt Santa, Sarhaddon. Inoltre,
Cathan, sono impaziente di vedere il conte tuo padre rientrare a casa portando la notizia che Lepidor
torner presto a prosperare.
Bomar attese quindi che scendessimo la passerella e si allontan per occuparsi dei suoi affari,
mentre io mi giravo a guardare verso la Parasur, riflettendo che il viaggio era stato tutt'altro che
sgradevole e che si era anzi rivelato interessante, soprattutto in virt della fermata a Kula e dell'incontro
con i Cambressiani.
Poi Sarhaddon mi tir per un braccio per indurmi a riscuotermi, e insieme ci avviammo lungo i
moli.
Dove siamo diretti? volli sapere.
Per prima cosa, al porto militare, perch la flotta mantiene il servizio regolare pi veloce fra
qui e Taneth, per il trasporto di dispacci governativi ufficiali e di ambasciatori. Il passaggio non costa
nulla, per persone di rango come te, e io posso fingere di essere un membro del tuo seguito. Dopo, se
dovessimo scoprire che per oggi non  prevista la partenza di nessuna manta, dovremo pensare a
trovare un posto dove passare la notte. Cosa mi dici del console di Lepidor, qui a Pharassa?
Potremmo provare ad andare da lui risposi, per non lo sopporto, perch mi fa pensare a un
coccodrillo in agguato in un canneto. Mio padre riesce ad andarci d'accordo, ma io preferisco dormire
nella capanna di un pescatore, piuttosto che a casa sua.
Posso capirlo. In tal caso, ci rimangono tre alternative. Le mante partono ogni sei giorni,
quindi spero che non saremo costretti ad aspettare troppo, anche perch se dovessimo tardare di una
settimana il Consiglio Aquasilvano potrebbe intanto concludersi e correremmo il rischio di scoprire che
tuo padre  gi partito per tornare a casa. Al di l di questo, se non saremo tanto fortunati da trovare un
imbarco per questo pomeriggio, potremo pernottare al Palazzo, nel Tempio oppure in una locanda.
Escluderei a priori la terza ipotesi, dato che i nostri fondi non sono tali da permetterci di scegliere una
locanda ragionevolmente sicura. Per quanto tu possa essere stato addestrato nelle arti del
combattimento, qui ci sono bravacci di strada che hanno accumulato una trentina d'anni di esperienza.
Quali sono i punti a favore del Tempio? domandai.
 decisamente lussuoso, gratuito, e frequentarlo ti permetter di apprendere qualcosa di pi sul
Dominio. Ah, ecco il porto militare.
Stavamo camminando fra la citt vera e propria e le mura che circondavano la base della flotta,
dai cui parapetti facevano capolino le teste delle sentinelle e la canna di un paio di cannoni a impulsi;
poche decine di metri pi avanti, una lunga fila di carretti carichi di legname che provenivano dalla
direzione opposta stava oltrepassando le porte del cantiere navale militare, sotto la supervisione di un
gruppo di uomini dalla corazza argentea e dall'elmo piumato, tutti muniti di spada al fianco.
Lascia fare a me mi sugger Sarhaddon, quando arrivammo alle porte, poi si rivolse
all'ufficiale che aveva il comando di quel piccolo distaccamento e domand: Dove possiamo trovare
informazioni in merito alla prossima nave in partenza per Taneth?
L'ufficiale si gir e lo sguadr da testa a piedi, prendendo nota della sua veste da accolita... la
migliore fra quelle che lui possedeva... e della mia elegante tunica rosso scuro fermata in vita da una
fusciacca decorata.
Chi siete? chiese infine.
L'Esconte Cathan del Clan Lepidor e la sua scorta.
Documenti?
Riflettendo che senza dubbio l la sorveglianza era quanto mai rigida, infilai la mano nella sacca
da cintura, fermata da un laccio di cuoio decorato con filo d'argento, ed esibii una pergamena che
recava il sigillo del Clan Lepidor e che costituiva la prova della mia identit, documento indispensabile
per ottenere un passaggio su una manta e per essere poi ammesso presso il consiglio, una volta a
Taneth.
L'ufficiale prese la pergamena, la lesse, mostr di trovarla soddisfacente e infine me la restitu,
indicando verso le porte.
Dovete andare all'ufficio del Mastro Portuale Goral, il primo sulla sinistra, non appena entrati
disse.
Ti ringrazio replic Sarhaddon, mentre io mi limitai a un cenno di ringraziamento.
Insieme, oltrepassammo le due guardie in armatura e passammo sotto la fresca ombra
dell'arcata delle porte, addentrandoci in un cortile che era un formicaio di attivit.
Il porto militare di Pharassa non era minimamente cambiato dall'ultima volta che lo avevo visto,
tre anni prima: magazzini e baracche erano costruiti a ridosso del muro esterno, simili a cupe grotte
buie piene di cordami, tela per vele e legname.
Davanti a noi si stendeva un ampio viale, largo una dozzina di metri circa e pieno di attivit e di
gente che andava e veniva... carretti che trasportavano legno, distaccamenti di marine, marinai che
spostavano pesanti balle di tela catramata... e al di l di esso i moli offrivano doppi ancoraggi per le
navi, che variavano di dimensioni. Una o due erano appena arrivate o stavano per salpare, con gli
uomini che andavano e venivano sul ponte, ma le altre erano per lo pi sorvegliate soltanto da un paio
di assonnate guardie; lontano, all'estremit dell'ultimo molo, era possibile vedere la nuda struttura di un
veliero ancora in fase di costruzione.
Alcuni metri pi oltre, un ampio ponte di pietra permetteva di accedere alla piramide, che
sfoggiava ora vicino alla porta principale una fontana decorata da getti di limpida acqua cristallina; al
tempo della mia visita precedente quella fontana non c'era stata, e nell'ammirarla mi chiesi come
riuscissero ad avere un'acqua cos pulita, l nel porto. Poco lontano, un gruppo di uomini stava
trascinando verso la piramide un carretto che trasportava una statua... magari una decorazione per lo
studio di qualche ammiraglio.
L'ufficio del mastro portuale era simile alla bancarella di un mercante, con il davanti tagliato in
modo da sembrare un bancone, ombreggiato da una tenda marrone che in passato era stata senza
dubbio utilizzata come vela; dietro di esso sedeva il mastro portuale in persona, mentre nella stanza alle
sue spalle tre o quattro scribi erano impegnati a lavorare alle console aetheriche.
Davanti al bancone c'erano gi tre o quattro persone in attesa, che a giudicare dal vestiario
sembravano essere tutte marinai o ufficiali, quindi Sarhaddon e io ci mettemmo in coda dietro di esse,
sotto lo sguardo attento di due guardie che attendevano a loro volta, ferme da un lato. La prima persona
parve impiegare un tempo spaventosamente lungo ad arrivare a un accordo su una questione di poco
conto relativa a un rimorchiatore, ma alla fine accett ci che le veniva proposto e se ne and, con quel
particolare passo dondolante proprio di chi viaggia a lungo per mare e trascorre poco tempo sulla
terraferma. Coloro che erano in fila dopo quel marinaio sbrigarono in fretta i loro affari e finalmente io
e Sarhaddon riuscimmo ad arrivare sotto l'ombra della tenda, provando un gradito senso di sollievo:
dopo tutto, la mia veste era un po' troppo pesante per tenerla indosso rimanendo fermo sotto il sole
cocente.
Il mastro portuale, un uomo massiccio abbigliato con un'elegante veste verde cupo, sfoggiava
una barba bionda troppo lunga per essere alla moda.
L'Esconte Cathan di Lepidor vorrebbe trovare un passaggio su una manta corriere diretta a
Taneth gli disse Sarhaddon.
Era normale, e addirittura previsto, che una persona del mio rango avesse qualcuno che fungeva
da portavoce, e a quanto pareva Sarhaddon aveva occupato quel posto di sua iniziativa. Del resto,
chiunque sarebbe stato preferibile a Suall, per quel ruolo.
Sei il figlio del Conte Elnibal? domand il mastro portuale, rivolgendosi direttamente a me.
S.
 passato di qui qualche settimana fa, diretto al Consiglio. Questo  tutto il tuo seguito?
continu lui, guardandosi intorno con aria accigliata, alla ricerca di qualcun altro, oltre a noi due.
 tutto il mio seguito, a parte due guardie, e il bagaglio confermai.
Vedo che ti piace viaggiare leggero. Sei fortunato, considerato che devi aver fretta di
raggiungere il Consiglio prima che si concluda. La Pakl parte domattina dall'attracco dodici; vedi di
trovarti al porto sottomarino tre ore dopo l'alba. Posso supporre che tu non abbia bisogno di essere
alloggiato qui, vero?
Siamo appena arrivati, e non abbiamo ancora deciso dove alloggiare interloqu Sarhaddon.
Senza dubbio vi trovereste meglio al Palazzo, ma se volete vi possiamo sistemare negli
appartamenti degli ufficiali anziani, dato che in effetti nessuno di loro vive qui perch hanno tutti un
palazzo sulla collina. Se decidete di approfittare della nostra ospitalit, tornate entro il tramonto,
altrimenti domattina il tuo sigillo ti permetter di oltrepassare le porte.
Sarhaddon lo ringrazi, poi lasciammo insieme il porto militare.
Dunque dobbiamo trovare alloggio per una notte riflett, quando ci venimmo a trovare in
fondo alla strada che portava in citt... la via principale, e non quella che attraversava il distretto del
porto.
Hai qualche suggerimento?
Il Palazzo sarebbe la sistemazione pi confortevole, mentre il Tempio... ecco,  difficile fare
previsioni, anche se di solito l preferiscono fare in modo di conquistarsi il favore dell'aristocrazia.
Inoltre l'Esarca non  un cattivo soggetto, per essere stato nominato sulla base di valutazioni politiche;
 quello che ritiene gli eretici figure prive d'importanza.
Mentre parlavamo, abbandonammo l'ampia strada affollata per imboccare un viale altrettanto
largo e ancor pi intasato di gente, nel cui centro un folto gruppo di uomini dalle vesti sfarzose si stava
dirigendo a cavallo verso il Palazzo, seguito da un carretto che procedeva a fatica, carico
all'inverosimile di barilotti di vino.
Credo che dovremmo seguirli osservai. Se sono diretti al Palazzo, potremo sempre tornare
indietro e andare al Tempio, dato che con ogni probabilit il re e il suo erede sono a Taneth, con la
conseguenza che alcuni dei figli pi giovani e i membri del Consiglio ne staranno approfittando per
ubriacarsi a loro piacimento.
Possibile che qui tutta la nobilt non sappia fare altro? replic Sarhaddon, in tono scherzoso.
Senza dubbio in molti campi lui aveva pi esperienza di me, ma se non altro io conoscevo
molto bene l'aristocrazia isolana di Pharassa... cosa che costituiva peraltro una ben misera
consolazione, dato che non si trattava di soggetti molti interessanti.
Il terzo figlio  un inveterato donnaiolo spiegai. Di solito, c' qualcuno che provvede a
tenerlo sotto controllo, ma quest'anno l'erede  andato a Taneth con suo padre, e suppongo che le
misure precauzionali da loro adottate non abbiano funzionato. Quanto al secondo figlio, anche lui  un
tipo poco raccomandabile, dato che si tratta di un maniaco religioso che ama circolare vestito con una
tunica di crini di cavallo e che indulge in altre piacevolezze del genere.
Le strade erano affollate da persone di tutte le nazionalit, sia ricche che povere, ed erano
affiancate da bancarelle dall'aspetto opulento. Lungo il tragitto, ci lasciammo alle spalle la parte bassa
della citt e c'incamminammo su per il fianco della collina, entrando in quartieri pi rispettabili che
ospitavano mercanti di sete e orafi, gioiellieri e vinai; al tempo stesso, l'abbigliamento dei passanti si
and facendo pi elegante e di qualit migliore, bordato da ricami invece che da semplici bande di
colori diversi.
L'architettura di Pharassa differiva in maniera sottile da quella di Lepidor e di Kula, con una
quantit di eleganti colonne a decorare edifici tendenzialmente squadrati e privi di cupole. A quanto
pareva, il mercato principale era stato un tempo un luogo adibito a riunioni politiche, e io ricordavo
ancora quando mi era stata mostrata un'iscrizione che spiccava sulla porta di un'antica camera blindata:
Republica Pharassae, Repubblica di Pharassa. Secondo il Dominio, essa era stata distrutta da Aetius,
duecento anni prima, ma dopo ci che mia madre mi aveva mostrato, non ne ero pi tanto sicuro.
Quando i cavalieri oltrepassarono le porte principali del torreggiante Palazzo che sorgeva sulla
sommit della collina, dominando la citt con le sue torri a cinque piani, io infine mi arrestai.
Non intendo pernottare al Palazzo ed essere coinvolto in una di quelle loro feste sfrenate
dichiarai. Per quanto possa essere confortevole e lussuoso, un buon alloggio non vale l'irritazione di
essere definito un nobilotto di campagna da quei buoni a nulla nel corso delle loro orge a base di vino.
Ne parli con notevole amarezza osserv Sarhaddon, girandosi a guardarmi.
Devo avere in me una vena puritana, perch non mi sono mai sentito propenso a bere fino a
intontirmi ribattei, anche se non era quello il vero motivo del mio sfogo.
Senza dubbio una grazia notevole, se penso ad alcuni preti che conosco a Taneth. Vieni,
meglio tornare di nuovo verso valle; il Tempio non si trova certo in questa parte della citt.
Naturalmente, era impossibile non vedere il Tempio praticamente da qualsiasi punto della citt,
come riflettei mentre ci avvicinavamo a esso, nel contemplare la sua mole gigantesca che incombeva su
di noi. L'Avarca di Lepidor mi aveva detto che tutti i templi del Dominio erano costruiti in base allo
stesso schema: un grande ziggurat che, con le sue dimensioni e la sua altezza, rifletteva la ricchezza e la
prosperit della citt in cui sorgeva, circondato da un ampio insieme di edifici minori sparsi tutt'intorno
alla sua base. Lo ziggurat di Pharassa era costruito su tre livelli: un massiccio primo piano, che saliva
fino a venticinque metri di altezza, sovrastato da un'ampia piattaforma e poi da altri due piani,
rispettivamente di quindici e di sei metri. In cima al terzo livello si levavano i due sacrari gemelli, le
cui pareti esterne scintillavano al sole in virt delle decorazioni in oro; tutti e tre i livelli erano
raggiungibili mediante una massiccia scalinata che partiva dal cortile alla base della struttura e si
snodava sulla sua parte anteriore, nonch da due rampe secondarie di gradini che risalivano il fianco
dello ziggurat e si congiungevano al primo livello, all'interno di una struttura simile a un portale. Nel
complesso, si trattava di una mostruosit capace di mozzare il fiato, e io non potei fare a meno di
sentirmi quanto mai umile di fronte a essa.
Mentre osservavamo l'edificio, una processione di preti dalla veste rossa emerse dai due sacrari
gemelli, in cima allo ziggurat, e cominci a scendere lungo la scalinata centrale con passi lenti e
misurati.
La benedizione di mezzogiorno afferm Sarhaddon, dopo aver guardato in direzione del sole,
che si trovava direttamente al di sopra dei preti.
 una cosa tradizionale, negli ziggurat.
Lentamente, ci avvicinammo agli edifici circostanti il tempio, che con la loro parete esterna
formavano un massiccio muro di cinta in cui si apriva una sola porta di accesso al cortile centrale;
attraverso quel passaggio, due flussi di persone si muovevano in entrata e in uscita, per lo pi individui
appartenenti alle classi lavorative pi povere, come operai e piccoli artigiani. Essi stavano andando a
porgere il loro omaggio quotidiano al dio nel cortile del tempio, oppure lo avevano gi fatto, mentre gli
abitanti pi ricchi di Pharassa... cio la maggior parte dei mercanti e degli artigiani di livello pi
elevato... sarebbe venuta a fare altrettanto pi tardi, quando la temperatura fosse stata pi tollerabile e
non ci fosse stata cos tanta gente in giro.
Religione per rango, pensai, cinicamente.
Oltrepassate le massicce porte del tempio, con i loro immensi stipiti di mattoni dipinti, ci
addentrammo nel cortile affollato, e subito Sarhaddon indic una porta pi piccola, posta sulla sinistra
rispetto alle scale dello ziggurat.
Quello  l'ingresso dell'area riservata ai preti spieg. Per arrivarci, per, dobbiamo farci
largo fra questa calca.
Intorno a noi, la folla era in costante movimento, una massa di persone che si spostavano e si
spintonavano a vicenda nel tentativo di arrivare all'altare centrale.
Forse sarebbe meglio procedere lungo il perimetro, dove c' meno ressa suggerii.
Di conseguenza, ci dirigemmo in fondo al cortile e ci spostammo lungo il suo lato sinistro, sotto
un sole spietato che batteva su di noi a perpendicolo, privandoci anche del poco sollievo derivante
dall'ombra dei muri. Nel frattempo, la processione che avevamo visto uscire dai sacrari scomparve non
appena giunta in fondo ai gradini addossati al fianco dell'edificio che, come adesso potevo vedere,
conducevano al di l del muro che separava il complesso del tempio vero e proprio dal resto del cortile.
Guarda, guarda. Mi chiedo cosa ci facciano qui quelli comment Sarhaddon, quando ci
avvicinammo alla porta.
Non capendo a cosa avesse inteso riferirsi, mi guardai intorno e compresi subito cosa lui avesse
voluto dire: di guardia davanti alla porta di accesso al complesso del tempio c'erano i primi
preti-guerrieri Sacri che io avessi mai visto.
Le due guardie indossavano entrambe una tuta bianca e una camicia dello stesso colore, a cui
era sovrapposta un'armatura laccata di carminio; ciascuna stringeva una lancia nella destra e teneva la
sinistra posata su uno scudo appoggiato al suolo; l'elmo, anch'esso laccato di carminio, era sormontato
da un pennacchio di piume, e al di sotto degli occhi il volto dei due guerrieri era coperto da un panno
della stessa tonalit rossa, in modo da lasciare nascosti tutti i lineamenti tranne gli occhi. Nel percepire
l'aura minacciosa che emanava da quelle due figure, mi sentii lieto che a Lepidor non avessimo mai
avuto dei guerrieri Sacri.
Cosa volete qui? domand uno di essi, con voce all'apparenza priva di qualsiasi inflessione...
una voce che a me parve fredda e inumana.
Sono l'Accolita Sarhaddon di Lepidor, scorta dell'Esconte Cathan, originario di quella citt,
che vorrebbe essere alloggiato nel Tempio.
Non siamo stati informati del vostro arrivo. Avete una prova della vostra identit? domand
la guardia, senza modificare il tono neppure nel formulare le domande.
Io rabbrividii mio malgrado, ma in reazione a un'occhiata di Sarhaddon tornai a esibire la
pergamena, porgendola al Sacro.
Che Ranthas sia con te, Esconte Cathan, e che la Sua luce risplenda sulla tua visita qui
afferm la guardia, dopo un momento, restituendomi il documento, e ci segnal di passare; subito
dopo, si gir a impartire un secco ordine a qualcuno che si trovava all'interno delle porte e che si
allontan di corsa, mentre la guardia aggiungeva: Qualcuno degno di ricevervi vi raggiunger fra
breve.
Una volta sotto la piccola arcata d'ombra offerta dalla porta, io inarcai un sopracciglio con fare
interrogativo, guardando verso Sarhaddon, che per mi segnal di tacere in maniera tale da indurmi a
chiedermi se fosse nervoso. Oltre le porte trovammo un cortile pi piccolo cinto da un colonnato, sulla
cui destra era visibile la scalinata che risaliva la superficie dello ziggurat; nel frattempo, il novizio
scomparve nell'oscurit in cui era ammantato il colonnato, di fronte a noi, e dopo un momento in
quell'area ci fu un'attivit improvvisa, quando due preti emersero all'esterno seguiti da quattro o cinque
accoliti.
Salute a te, Esconte Cathan salut il prete di rango pi elevato, un uomo di costituzione
massiccia e con un pronunciato naso aquilino. Le sue vesti, del consueto colore rosso tipico dei preti,
erano di qualit eccellente, la sua cintura era intarsiata di filo dorato. Io sono Dashaar, il Maestro del
Tempio, e il mio compagno  Boreth, il Maestro degli Ospiti. A quanto ho sentito, cerchi alloggio per
la notte.
Quale luogo migliore dove pernottare? replicai, sentendomi un po' insicuro.
Naturalmente.  evidente che sei gi una persona che cammina nella luce di Ranthas ribatt il
prete, in tono tale da dare per l'impressione che quella fosse una frase di circostanza, ripetuta per
abitudine. L'Accolita Sarhaddon  la tua scorta?
S.
Allora gli sar concesso il pieno rispetto dovuto a un membro del tuo seguito dichiar
Dashaar, poi si accigli e aggiunse: Non hai altri compagni?
Viaggio leggero risposi, constatando che, a quanto pareva, quel prete riteneva Suall e Karak
indegni anche solo di essere notati.
Venite, non dobbiamo certo farvi rimanere qui fermi sotto il sole continu Dashaar. Entrate,
cos troveremo un alloggio adeguato al tuo rango e faremo in modo che Etlae ti possa ricevere.
Attualmente, l'Esarca  purtroppo assente, in quanto si trova nella Citt Santa.
Nell'avviarmi accanto a Dashaar e ai suoi compagni, che avevano tolto il bagaglio dalle mani di
Suall e di Karak, non potei evitare di chiedermi chi fosse quella Etlae e quanto fosse sincero quel
cordiale benvenuto da parte di Dashaar, in quanto ero consapevole che lui era soltanto un viscido e
abile portavoce. Era per abitudine adulare in quel modo tutti i nobili, per quanto basso fosse il loro
rango? Senza dubbio quest'accoglienza era nettamente migliore rispetto a quella che avrei ricevuto al
Palazzo... ma perch riservarla all'erede di un clan di una terra che perfino Pharassa considerava remota
e retrograda? Inquietato da quegli interrogativi, decisi che avrei fatto meglio a restare sul chi vive.
Una volta oltrepassati il colonnato ombroso e un'ampia porta, rimasi poi stupefatto
dall'opulenza del Tempio, che senza dubbio era pari a quella del Palazzo di Pharassa e oscurava
qualsiasi concetto di eleganza e di lussuosit potesse esistere a Kula o a Lepidor. I pavimenti erano di
mosaico o di lucido marmo bianco, le pareti erano decorate con costosi ed eleganti affreschi, le colonne
erano di legno di cedro coperto di lamina d'oro; perfino la volta del tetto, in alto sopra la nostra testa,
era dipinta di colori scintillanti, e ovunque le lampade a incenso ardevano disposte a intervalli regolari,
pervadendo tutto l'edificio del loro fumo odoroso. Continuando a guardarmi intorno, riflettei che una
persona avrebbe anche potuto restare smarrita, di fronte a tanta opulenza.
Poi Dashaar ci guid al piano superiore, in una grande anticamera, e ci preg di prendere posto
su sedie coperte di cuscini; subito sopraggiunsero alcuni servi che ci versarono del vino in boccali d'oro
tempestati di pietre semipreziose.
Vedo che stai ammirando le nostre decorazioni osserv d'un tratto Boreth, un individuo pi
minuto ma non meno untuoso di Dashaar. Questo Tempio  stato eretto per glorificare Ranthas, e
quale modo migliore per onorarlo del rivolgere la massima attenzione ai posti a Lui associati?
Dashaar, chi sono costoro? chiese d'un tratto una voce perentoria, che colse tutti di sorpresa e
indusse Sarhaddon ad alzarsi dalla sedia per piegare a terra un ginocchio; quanto a me, rimasi non
meno stupefatto quando infine intravidi la persona che aveva parlato, e che era appena sbucata da una
porta che dava accesso all'esterno, almeno a giudicare dalla lieve brezza che soffiava attraverso
l'apertura.
Chi aveva parlato era una donna alta e angolosa, abbigliata nei colori bianco e oro propri degli
Esarchi. Il suo volto era in parte coperto da un velo, che per non era sufficiente a nascondere i capelli
grigio ferro raccolti in una crocchia sulla testa, n i lineamenti affilati e indecifrabili.
Puoi alzarti, accolita. Salute a te, onorato ospite continu la donna.
Io sono Etlae, Terzo Primate dell'Elemento, Somma Sacerdotessa del Nord.
Mio malgrado sgranai gli occhi per la sorpresa, mentre mi affrettavo a eseguire l'inchino
richiesto a un uomo del mio rango nei confronti di un Primate. Ero davanti a un Primate, anche se
donna, e per di pi un Primate dell'elemento del Fuoco piuttosto che del dio stesso. Ma cosa ci faceva l
a Pharassa?
Io... sono Cathan, Esconte di Lepidor mi presentai.
Cosa ti conduce al Tempio, piuttosto che al Palazzo?
Il desiderio di evitare i bravacci che imperversano a Palazzo in assenza del re.
Non preferiresti essere l con loro? insistette Etlae, e mi parve di individuare nella sua voce
una sfumatura di umorismo.
No. Essendo un provinciale, non sono abituato a simili feste sfrenate.
Capisco comment lei, senza cessare di studiarmi. E per quanto tempo avremo il piacere
della tua compagnia?
I suoi modi, simili a quelli di un insegnante che stesse interrogando un bambino resosi
colpevole di qualche mancanza, avevano l'effetto di irritarmi, tanto che mi chiesi se non avessimo preso
la decisione sbagliata, venendo al Tempio.
Fino a domani risposi, laconico.
Bene annu lei, accennando a volgermi le spalle per andarsene. Spero di rivederti stasera a
cena.
E senza aggiungere altro usc da una porta sul lato opposto della stanza successiva,
accompagnata dal frusciare delle sue vesti.
Lei vive qui? chiesi, infrangendo il silenzio pieno di disagio che la donna si era lasciata alle
spalle.
Di solito risiede a Taneth rispose Dashaar, e ci onora di rado della sua presenza.
Una Somma Sacerdotessa del Nord che visitava di rado l'area sotto la sua responsabilit...
possibile che quello fosse uno schema che si ripeteva anche altrove, nel Dominio? Che l'assenteismo
fosse la norma? Per qualche tempo, Dashaar e Boreth ci tennero impegnati in una conversazione di
circostanza e priva d'importanza, finch un novizio in veste marrone non apparve sulla soglia,
annunciando in tono esitante che era stato approntato un appartamento per gli ospiti. Un secco ordine di
Boreth fu sufficiente a congedare il giovane, poi il Maestro degli Ospiti torn a farsi tutto sorrisi e ci
chiese di seguirlo; scortati da lui, percorremmo altri lussuosi corridoi e salimmo un'altra rampa di scale,
in cima alla quale Boreth spalanc una porta e ci fece segno di precederlo in un breve passaggio che
dava accesso alle mie camere.
L'appartamento che mi era stato assegnato faceva decisamente sfigurare quello che occupavo a
Lepidor... anzi, il nostro stesso Palazzo nel suo complesso. Eleganti stuoie intrecciate coprivano il
lucido pavimento di piastrelle, le pareti erano decorate da bassorilievi e arazzi, eseguiti senza dubbio da
maestri artigiani, e agli angoli erano disposti altri bruciatori d'incenso, anche se l l'aria era meno intrisa
di sentori aromatici a causa del fatto che le stanze si affacciavano su un ampio porticato che offriva una
bella vista sull'intero complesso. Questo particolare mi fece piacere, perch dopo appena pochi minuti
trascorsi nel Tempio, cominciavo a trovare opprimente quell'onnipervasivo sentore d'incenso, al punto
da chiedermi come facessero i preti a tollerarlo, giorno dopo giorno. Le due guardie e Sarhaddon
avrebbero dormito nelle stanze che si affacciavano sul corridoio, e condiviso un bagno, mentre io ne
avrei avuto a disposizione uno tutto per me.
Questi sono alloggi per gli ospiti? domandai a Boreth; quanto a Dashaar, si era congedato da
noi prima che lasciassimo l'anticamera.
S, sono riservati a dignitari laici in visita, quale sei tu. Avrai bisogno di assentarti dal
Tempio?
L'esconte deve concludere alcuni affari in citt fu pronto a replicare Sarhaddon,
prevenendomi. Torneremo qui pi tardi, nel pomeriggio.
Far in modo che le guardie ne siano informate. Qualora desideraste prendervi parte, la cena
per il Capitolo del Tempio si tiene dopo il tramonto, nel refettorio dell'Esarca, anche se  improbabile
che lui sia presente. Sei invitato anche a partecipare alla cerimonia del tramonto, nei Sommi Sacrari.
C' qualcosa di cui hai bisogno?
No, grazie.
Con un ultimo inchino di commiato, Boreth si chiuse la porta alle spalle, e dopo che le mie
guardie si furono ritirate nelle loro stanze, Sahraddon chiuse la porta della camera principale e si
appoggi contro di essa, scuotendo il capo per lo stupore.
Cosa c'? domandai.
Ricordavo che questo Tempio era piuttosto sfarzoso rispose lui, abbassando la voce e
segnalandomi di fare altrettanto.
Soltanto piuttosto? pensai fra me, chiedendomi il perch di tanta segretezza.
Quanto al resto, nulla  rimasto uguale. Dashaar e Boreth sono nuovi, nessuno dei due era qui
al Tempio quando c'ero io, e a giudicare dal suo accento, Boreth deve essere originario di Taneth.
Inoltre il complesso brulica di Sacri, che si tengono tutti nascosti nell'ombra.
Io non ne ho visti, a parte i due alle porte.
Tu non tieni gli occhi aperti, ed eri troppo impegnato a contemplare le decorazioni, come un
bue stordito da una martellata. Quanto al Primate, mi fa paura.
Pensi che qualcuno ci stia ascoltando? domandai, lasciando vagare lo sguardo per la stanza,
poi aggiunsi: Quella donna mi fa venire i brividi.
Etlae era stata cos scortese nei miei confronti che non m'importava se fosse venuta a
conoscenza della scarsa opinione che avevo di lei.
Hai ragione, quasi certamente qualcuno ci sta ascoltando. Questi sono gli alloggi per gli ospiti
di riguardo, il che significa che da qualche parte ci sar un accolita intento a sentire tutto quello che
diciamo, in modo da permettere ai preti di scoprire comodi segreti. In ogni caso, sei stato tu a dire che
dovevi vedere il console di tuo padre concluse imprevedibilmente Sarhaddon, dando a quelle ultime
parole un'enfasi che io colsi soltanto dopo un iniziale momento di confusione.
Certamente. Deve essere informato direttamente da me, prima di apprendere la notizia dai
pettegolezzi.
Ci avviammo quindi lungo i corridoi per tornare alle porte, e due volte perdemmo la strada in
quel dedalo di passaggi tortuosi; la seconda volta, scendemmo una rampa di gradini che Sarhaddon
ricordava portare direttamente al cortile principale, ma alla fine del passaggio ci trovammo la via
sbarrata da una robusta porta; con una sommessa imprecazione, Sahraddon si gir per tornare indietro,
seguito da me, ma mentre passavamo davanti a una camera chiusa da tende, sulla sinistra, un suono di
voci m'indusse a immobilizzarmi.
L'Esarca di Cambress non avr da obiettare? stava chiedendo una voce maschile.
L'Esarca di Cambress non costituir un problema replic Etlae. Si  improvvisamente
ammalato e non potr partecipare al conclave per l'elezione del nuovo Sommo Primate. Se non
insistessero tanto per scegliere i loro candidati, i Cambressiani sarebbero una seccatura minore: adesso
lui  il solo che possa fermare Lachazzar, ma puoi essere certo che non sar presente.
Bene.
Sarhaddon prese a tirarmi freneticamente per un braccio ed entrambi ci allontanammo di corsa,
rallentando il passo soltanto quando arrivammo nel cortile; una volta superate le porte esterne del
Tempio, riprendemmo poi a correre fino a raggiungere la protezione dell'anonimato offerta dalla citt.
CAPITOLO QUINTO
C'incamminammo di nuovo lungo la strada centrale ed entrammo nella principale piazza del
mercato, grande sette o otto volte quella di Lepidor e piena di bancarelle, alcune trasformate in negozi
permanenti, con il tetto di seta che si agitava sotto il soffio della brezza e la pavimentazione coperta da
tappeti; perfino i banchi pi piccoli davano un'impressione di benessere che sulla costa non esisteva da
nessuna parte.
Anche se i banchi di vendita erano sparsi su un'area tanto vasta, i viali che si formavano fra di
loro erano intasati di folla, al punto che pi di una volta ci trovammo a essere schiacciati contro la
parete di questa o di quella bancarella a causa del passaggio di qualche mercante abbastanza ricco da
potersi permettere una scorta.
Perch siamo venuti qui? domandai a Sarhaddon, quando una situazione del genere si
ripresent per la terza volta e noi evitammo a stento di spargere per terra tutte le merci di un venditore
di tessuti. Questi agit il pugno prima contro di noi e poi contro il dignitario di passaggio, riversando
imparzialmente su tutti e tre le sue imprecazioni.
Siamo qui nel caso che qualcuno si sia chiesto perch ce ne siamo andati cos in fretta o abbia
cercato di seguirci rispose Sarhaddon. Questo  il posto ideale per far perdere le proprie tracce.
E dove siamo diretti?
Non ne ho idea, per questo mercato  un luogo un po' troppo pubblico per affrontare qualsiasi
tipo di discussione importante afferm lui, poi si concesse un momento di riflessione e aggiunse:
Potremmo dirigerci verso uno dei giardini che ci sono nel quartiere dei mercanti pi ricchi; l non
daremo nell'occhio e nessuno penser a mettere in discussione il diritto del figlio di un conte di godersi
un po' di pace e di tranquillit.
Ultimamente, non mi pare che ne abbiamo avuta molta osservai.
Hai proprio ragione convenne Sarhaddon in tono distratto, dandomi l'impressione di essere
assorto in qualche pensiero, cosa peraltro tutt'altro che sorprendente.
Alla fine riuscimmo a sottrarci alla calca che intasava la piazza del mercato e imboccammo una
versione pi piccola e meno affollata della strada centrale, arrivando infine a una distesa di verde, cinta
da mura, che si allargava sul lato sinistro della via e generava un piacevole sentore di fiori e di
vegetazione, tanto intenso da dominare gli odori pungenti presenti nel resto della citt.
Questo  l'ingresso che si affaccia sulla strada spieg Sarhaddon.
Senza dubbio ci sar una guardia, quindi assumi il tuo atteggiamento pi nobiliare e qualificati
con fare imperioso.
La strategia proposta da Sahraddon si rivel perfetta per fronteggiare la singola guardia che
oziava vicino ai cancelli del parco. Probabilmente, gli abitanti del quartiere avevano una loro entrata
privata sulla parte posteriore del parco, in modo da potervi accedere senza essere controllati, ma al
tempo stesso mantenevano quella guardia perch non potevano permettere che qualche vagabondo
entrasse in quel loro piccolo paradiso, magari con l'intento di fare del male ai membri dell'elite che
abitava il quartiere.
All'interno, la vegetazione abbondava, intercalata da fontane e da polle dotate di zampilli
decorativi, alternate a piccole torri che contenevano una camera privata, e in quell'ambiente io mi sentii
d'un tratto pi a mio agio di quanto lo fossi stato da quando avevamo lasciato Lepidor, dove gli edifici
erano pi distanziati fra loro e gli spazi verdi abbondavano.
A Pharassa, i giardini che esistevano un tempo nella parte bassa della citt erano stati sostituiti
da edifici ormai da secoli, e quei quartieri mi davano un senso di disagio e di sterilit.
Pare che queste torri possano essere utilizzate in molti modi comment Sarhaddon,
guardando dentro una di esse e scorgendo una sciarpa da donna abbandonata su una piccola scala che
scendeva verso il basso; da altre torri proveniva invece un suono soffocato di voci, abbastanza alto da
poter essere notato, una volta all'interno dell'edificio, ma non tanto da poter essere colto da chi
ascoltasse dall'esterno. Nel riflettere che, probabilmente, i Pharassani vedevano quei giardini come un
luogo dove concludere affari che era meglio non venissero sottoposti a un'indagine ufficiale, mi venne
spontaneo chiedermi se potessero esserci delle spie in ascolto, ma poi decisi che i mercanti non
avrebbero mai permesso una cosa del genere. Finalmente, trovammo una torre vuota, la cui camera
sotterranea risult piccola ma gradevolmente fresca, arredata soltanto con una panca di pietra
che correva lungo tutti i lati.
Allora, si pu sapere cosa significa tutto questo? domandai, una volta dentro.
Per usare termini semplici replic Sarhaddon, cupo, significa che alcuni traditori stanno
complottando per far s che Lachazzar diventi il nuovo Primate.
Lachazzar? esclamai. Cio quel fanatico di cui mi hai parlato, quello che brucia e sgozza gli
eretici?
Sarhaddon era stato infatti molto esplicito quando aveva esposto la posizione di Lachazzar
come membro di una frangia estremistica e isolata di esaltati, quindi com'era possibile che ci fosse chi
lo stava prendendo in considerazione per la carica di nuovo Primate?
Proprio lui. Pare che abbia sostenitori di rango elevato.
E cosa significava tutto quel discorso relativo alla rimozione dell'Esarca di Nuova Hyperia?
I Cambressiani... il che significa in effetti tutta Nuova Hyperia... nominano i loro Esarchi mi
spieg Sarhaddon, camminando avanti e indietro per la stanza circolare con il nervosismo di una tigre
in gabbia.
Quella era una cosa che sapevo, anche se non riuscivo a rammentare quale dei miei tutori me
l'avesse detta. I Cambressiani si erano conquistati il potere di eleggere i loro Esarchi vent'anni prima,
quando il Dominio si era fatto troppo pressante e aveva esagerato con le interferenze. Gli Ammiragli
cambressiani... che erano i capi effettivi di quel popolo... avevano imprigionato tutti i preti e i maghi
presenti nel loro territorio e minacciato di inviare una spedizione militare contro la Citt Santa stessa;
ripensandoci, riflettei che questo doveva essere successo quando gli Halettiti erano pi deboli, perch
adesso la Citt Santa era considerata inaccessibile da parte di qualsiasi esercito ostile.
A quel tempo, il Dominio non aveva avuto la forza necessaria per imporre le sue decisioni,
quindi alla fine aveva ceduto e aveva concesso al governo cambressiano una notevole quantit di
controllo sui templi presenti nel suo territorio, incluso il diritto di nominare Avarchi ed Esarchi; in virt
di questo, l'Esarca di Nuova Hyperia, che era anche uno fra i pi anziani in assoluto, secondo per potere
e importanza soltanto a quello di Taneth e a quello della Citt Santa, costituiva di solito una figura
indipendente, e dal momento che poteva contare sull'appoggio della flotta di Cambress, il suo potere
doveva essere considerevole.
L'Esarca attuale non costituisce un'eccezione alla regola concluse Sarhaddon.  un uomo
moderato e razionale, e il suo supporto potrebbe modificare l'esito dell'elezione. Se per  stato
avvelenato, come la conversazione da noi udita parrebbe indicare, allora i Sacri di Nuova Hyperia non
saranno presenti per far pesare la loro influenza sulla scelta del nuovo Primate, e senza il loro supporto
e quello dell'Esarca, i moderati perderanno una notevole quantit di potere. Puoi capire da te cosa
succeder, in quel caso.
Nonostante tutti gli sforzi compiuti da mio padre per istruirmi in quel campo, io non conoscevo
n comprendevo molto la politica esterna a Oceanus, ma nonostante questo non mi fu difficile capire
cosa Sarhaddon avesse voluto sottintendere.
Migliaia di persone sarebbero morte, e il pugno del Dominio si sarebbe fatto pi pesante, gli
Avarchi moderati sarebbero stati sostituiti da zeloti decisi a sradicare la minima traccia di pensiero
indipendente e originale, e perfino Nuova Hyperia avrebbe potuto risentirne, anche se mi riusciva
difficile immaginare che un'organizzazione sparpagliata, come quella del Dominio, potesse avere molta
influenza su Cambress. D'altro canto, il predominio navale di Cambress... superiore perfino a quello di
Taneth... era tale da secoli, e tuttavia i Cambressiani avevano ottenuto solo pochi decenni prima un
minimo di controllo sul Dominio.
Nuova Hyperia... la manta! La manta nera che aveva attaccato quella di Xasan! Le questioni
militari erano invece una cosa che capivo, e molto bene.
In tal caso,  possibile che dietro l'attacco contro Xasan e la Lion ci fosse il Dominio
osservai.
Sarhaddon si arrest di colpo e si gir di scatto verso di me, con un bagliore nello sguardo.
Per il fuoco di Ranthas, Cathan! esclam.  possibilissimo! Forse Xasan si  imbattuto in
qualcosa che aveva a che fare con il complotto, e anche se magari ha cercato di non darlo a vedere, loro
hanno scoperto che sapeva qualcosa.
O forse si  trattato di una manovra diversiva, intesa a focalizzare in quest'area l'attenzione di
Cambress suggerii.
E da cosa potrebbero voler distogliere l'attenzione di Cambress? ribatt Sarhaddon,
assumendo un'espressione perplessa.
Da qualcosa di poco chiaro che sta succedendo in Equatoria? Magari dallo spostamento di
grandi contingenti di Sacri? Naturalmente, le mie sono solo supposizioni.
 pi probabile che temano che qualcuno possa notare un collegamento fra strani eventi
verificatisi in momenti e luoghi diversi, per cui stanno inventando alcune tracce fasulle per coprire
quelle vere. Quale che sia la sua natura, comunque, questo complotto si estende su tutto Aquasilva.
Nel sentire quelle parole, avvertii la morsa gelida del terrore che mi serrava lo stomaco. Quelle
persone avevano avvelenato, oppure avevano intenzione di avvelenare, l'Esarca di Nuova Hyperia,
quindi mi sembrava improbabile che potessero avere la minima remora a eliminare un fastidioso
nobilotto e un accolita che avevano scoperto le loro intenzioni.
Dal momento che non possiamo ottenere nulla, tranne che di farci ammazzare, perch lasciarci
coinvolgere? obiettai.
Al nostro arrivo a Taneth possiamo informare tuo padre, in modo che trasmetta il nostro
avvertimento al resto del Consiglio, che forse sar in grado di fare qualcosa in merito.
Ma pensi davvero che ci crederanno?
Forse non  che un tiro alla cieca, ma  il solo modo per cercare di far s che qualcuno scopra
quello che sta succedendo, anche se  possibile che sia gi troppo tardi. Secondo le ultime notizie, il
Primate Halezziah si sta spegnendo in fretta, tanto che gli restano solo poche settimane di vita, quindi
potrebbe anche morire prima del nostro arrivo a Taneth... anzi, per quel che ne sappiamo, potrebbe
essere gi morto. Il tragitto via fiume da Taneth alla Citt Santa richiede una settimana, e ce ne vuole
un'altra per arrivare fin qui.
Hai la minima idea di come venga effettivamente scelto il Primate? domandai.
Si tratta di un'elezione di qualche tipo, in cui votano tutti gli Esarchi e i tre Sotto-Primati.
Quanti sono gli Esarchi?
Di nuovo, Sarhaddon si arrest, assumendo un'espressione pensosa.
Ci sono i dieci esarchi di Oceanus, di Thetia, di Nuova Hyperia, di Equatoria, di Huasa,
dell'Arcipelago, di Silvernia e delle Isole, pi gli Esarchi dei Sacri, degli Inquisitori e degli Ordini
Monastici.
Dal momento che i votanti erano soltanto tredici, l'assenza di un singolo Esarca, e soprattutto di
uno che godeva di grande rispetto, avrebbe avuto un notevole impatto.
Quanti sono coloro che  probabile supportino Lachazzar? chiesi ancora.
Questo  ci di cui non sono sicuro. Le mie sono soltanto supposizioni, naturalmente, perch
non so con esattezza come funzionino le cose o quanto siano forti le diverse alleanze, ma  quasi certo
che i capi dei tre Ordini voteranno per qualcuno che sostenga la linea dura, meglio se si tratter di uno
zelota, e lo stesso vale per l'Arcipelaghiano. Gli Esarchi di Nuova Hyperia e di Oceanus sono entrambi
di mentalit liberale, e lo stesso vale probabilmente per quello di Silvernia. Infine,  inevitabile che il
Secondo Primate voti per se stesso.
Sembrava dunque che i due piatti fossero abbastanza in parit... a patto che l'Esarca di Nuova
Hyperia fosse presente, ma se il complotto di Etlae avesse avuto successo, quel prelato sarebbe stato
assente. E comunque, c'era davvero qualcosa che noi potessimo fare, considerato che si trattava di una
questione interna al Dominio, su cui neppure il Consiglio di Aquasilva aveva giurisdizione?
Sarhaddon riprese a camminare avanti e indietro, e io indugiai per un momento a riflettere,
osservandolo.
Non sarebbe meglio dimenticare tutto quello che abbiamo sentito? gli chiesi, d'un tratto.
Lui si arrest di colpo e si gir a guardarmi con espressione confusa, che esprimeva al tempo
stesso perplessit e sorpresa.
Perch? ribatt.
Tutto quello che otterremmo sarebbe di attirare l'attenzione su noi stessi o su mio padre,
inutilmente, in quanto il Consiglio non pu fare nulla e perfino i Cambressiani non sono pi in
condizione di minacciare il Dominio con l'efficacia di un tempo.
Stai dicendo che dovremmo lasciar perdere?
Preferisci forse perdere invece la testa?
Hai paura, Cathan? Cosa mi dici delle migliaia di persone che bruceranno sul rogo, se
Lachazzar dovesse essere eletto?
Come possiamo impedire a Lachazzar di essere eletto al posto del vecchio Primate?
Avvertendo i Cambressiani? Se la malattia di Halezziah  grave come tu affermi, quasi certamente
arriveremo troppo tardi, e comunque Cambress vorr sapere come siamo venuti in possesso
dell'informazione. Inoltre, una volta che Lachazzar sar diventato Primate, non ci sar pi nulla che noi
si possa fare.
Suppongo che tu abbia ragione assent infine Sarhaddon.
Questo non mi fece stare meglio n mi mise in pace con me stesso, anzi, continuai a sentirmi
sordido e infame, per aver considerato la sopravvivenza della mia famiglia pi importante di quella di
migliaia di altre persone... ma, in ogni caso, che cosa avremmo mai potuto fare, noi due?
Essendo un semplice accolita, quella sera Sarhaddon non venne invitato a cenare con il Capitolo
dello ziggurat, e fu invece prelevato da un altro accolita, di qualche anno pi giovane di lui, per andare
a mangiare nel refettorio comune; questo mi lasci a cercare da solo la sala del Capitolo, impresa
tutt'altro che facile, considerato che in giro c'era stranamente ben poca gente a cui chiedere indicazioni.
Quando uscii dalla mia stanza, privo di qualsiasi accompagnatore perch Dashaar e Boreth
avevano altri impegni, avevo una vaga idea di dove mi trovavo, ma nell'arco di pochi minuti mi resi
conto di essermi perduto completamente: a quanto pareva, cosa che fino a quel momento non avrei mai
ritenuto possibile, il mio senso dell'orientamento era ancora peggiore del mio talento aritmetico.
Finalmente, incontrai qualcuno in uno stretto corridoio pavimentato a piastrelle, su quello che
speravo essere il primo livello. Anche se era ormai sceso il buio, ovunque c'erano centinaia di luci
fornite, a quanto mi avevano detto, da un sistema di condutture che correvano all'interno dei muri,
alimentate da una riserva sotterranea di petrolio; le pareti coperte di pannelli di legno o rivestite di
arazzi riflettevano quel chiarore e creavano un'atmosfera calda e accogliente, molto diversa
dall'incombente grandiosit generata dalla luce diurna. Indipendentemente da quegli apprezzamenti,
rimaneva il dato di fatto che mi ero perso, e stavo cominciando a chiedermi che ne fosse stato del paio
di centinaia di persone che risiedevano nello ziggurat, quando vidi qualcuno sbucare da una porta
laterale, pochi metri pi avanti: una ragazza che si stringeva al petto qualcosa... all'apparenza del pane e
un po' di pesce salato... e che nel vedermi sopraggiungere si lasci sfuggire un gemito.
Dannazione! Quando si parla di sfortuna... cominci, poi mi scrut in volto con maggiore
attenzione, e vidi una cauta speranza affiorarle nello sguardo, mentre mi chiedeva: Tu chi sei?
Uno che si  perduto ammisi.
La ragazza sollev una mano ad allontanarsi dagli occhi una ciocca di arruffati capelli fra il
rosso e il castano, e si concesse un sospiro di sollievo.
Sei soltanto un visitatore afferm. Dove sei diretto?
Alle Stanze del Capitolo.
Compagnia altolocata, vedo. Un gruppo di ipocriti, altezzosi perbenisti a cui non dovrebbe
essere affidata la conduzione di un canile, e tanto meno di uno ziggurat dichiar la ragazza, in tono
sprezzante. E non m'importa se ti senti offeso dalle mie parole... dopo tutto, che cosa ho da perdere?
Io non appartengo al Dominio replicai, chiedendomi chi fosse la mia interlocutrice.
Quella ragazza aveva all'incirca la mia stessa et, forse uno o due anni di pi, e indossava
l'informe veste marrone dei novizi, che per non bastava a nascondere il fatto che era piuttosto alta, e
pi larga di spalle di quanto lo fossi io... cosa che peraltro non doveva stupire, dato che sono molto
esile e piuttosto basso di statura.
Naturalmente, non lo avevo capito, visto che a guardarti non si direbbe che tu sia padrone del
mondo ironizz lei. Dal momento che non sei uno di loro, posso essere cortese con te, quindi se
soltanto mi dai il tempo di sistemare questa roba da qualche parte prosegu, esibendo il pane e il
pesce, sar lieta di mostrarti dov' la mangiatoia dei maiali.
La mangiatoia dei maiali? ripetei, interdetto.
Ti spiegher tutto fra un momento ribatt lei, poi mi oltrepass e scomparve lungo il
corridoio; girandomi, la vidi sbirciare con aria cauta nel passaggio successivo, poi svan oltre l'angolo
per ritornare di l a qualche istante.
E che i demoni si portino il digiuno. Il Capitolo cena a base di carne di daino conservata nel
ghiaccio e portata fin qui da Silvernia, mentre i novizi devono purificare il loro corpo digiunando. Oh,
s, questa  la volont di Ranthas. Scusami disse d'un tratto, interrompendo la sua diatriba, mi sono
dimenticata di presentarmi. Io sono Elassel Sandriem.
Io sono Cathan Tauro risposi.
Qual  il tuo titolo? domand lei, avviandosi nella stessa direzione in cui io stavo andando
poco prima.
Esconte. Come hai fatto a capirlo?
Soltanto persone titolate o immensamente ricche possono cenare con il Capitolo, quindi
dovevi per forza essere un aristocratico oppure l'erede di qualche Casato. Loro non si mescolano con
soggetti che non abbiano i forzieri pieni o che non possiedano influenza politica.
Perch sei una novizia, se odi tanto il Dominio?
Il mio patrigno, che  un prete, sta svolgendo sei mesi di lavoro missionario nell'interno,
quindi mi ha fatta accogliere qui come novizia per tenermi lontana dai guai fino a quando torner a
prendermi con la mia matrigna. Credo sperasse che avrei scoperto di possedere la vocazione, ma non
sar tanto fortunato spieg, in tono tale da farmi capire che il suo patrigno avrebbe amaramente
rimpianto l'idea di farla entrare allo ziggurat come novizia.
E tu cosa ci fai qui? mi chiese poi, precedendomi su per una rampa di gradini; lungo il
tragitto, notai una statua che avevo gi visto in precedenza e mi resi conto che mi ero trovato al livello
sbagliato.
Sto andando a Taneth, perch a casa abbiamo scoperto una vena di ferro e devo portare la
notizia e alcuni campioni di minerale a mio padre, che  andato a partecipare al Consiglio.
A che clan appartieni?
Lepidor risposi, mentre attraversavamo il corridoio principale dello ziggurat, largo circa
quattro metri, per poi imboccare un altro passaggio dalle decorazioni ancor pi sontuose. Da un altro
corridoio giunse poi fino a noi il suono di qualcuno che stava suonando un liuto, ed Elessel si ferm
cos bruscamente che io non riuscii a imitarla in tempo e le andai a sbattere contro.
Mi dispiace si scus lei, girandosi, mentre io mi affrettavo a indietreggiare.  solo che
finora non avevo mai sentito questo suonatore... e pensare che ero certa di conoscere tutti i liutisti del
Tempio!
Io tardai un momento a ribattere, perch mi ci volle un istante per afferrare il senso delle sue
parole.
Vuoi dire che, ascoltando la musica, sei in grado di capire chi sia a suonarla? domandai
infine.
Certamente conferm Elassel, come se quella fosse stata la cosa pi naturale del mondo,
anche se mi aiuta il fatto che prima o poi li ho gi sentiti suonare tutti. I pi non sono molto bravi, ma
questo ha del talento, chiunque sia. E cosa mi dici di te?
Io sono la migliore fra i novizi, e suono meglio di molti preti. Quella  la sola cosa che riesco a
fare senza combinare qualche disastro.
Prima di allora, non mi era mai capitato d'incontrare una persona della mia stessa et che mi
parlasse con tanta franchezza, tranne il terzo figlio di Courtiers, che mi trattava da suo pari, e trovai la
cosa piacevole e rinfrancante.
A proposito, siamo arrivati, le stanze del Capitolo sono dietro il prossimo angolo. Io non
intendo accompagnarti oltre perch ci saranno di certo dei Sacri a guardia della porta, e mi vengono i
brividi solo a guardarli.  un peccato che tu debba partire, perch un po' di compagnia mi avrebbe fatto
piacere. Addio si conged Elassel, con un sorriso, poi si allontan in fretta nella direzione da cui
eravamo venuti, mentre io rimasi per un momento fermo dove mi trovavo, chiedendomi con perplessit
perch quella ragazza mi fosse sembrata familiare e rimproverandomi per non aver pensato a
domandarle di dove fosse originaria.
D'altro canto ero gi in ritardo per la cena, e poich non volevo offendere il Capitolo, mi
riscossi dalle mie meditazioni e mi avviai, seguendo le indicazioni di Elassel. Sbucai cos in un
corridoio ancora pi ampio, in fondo al quale c'era una porta di bronzo a due battenti, davanti a cui
sostavano impassibili due Sacri, abbigliati con la stessa uniforme e armatura di quelli che avevo visto
in precedenza.
Sei l'Esconte Cathan? mi chiese la guardia di sinistra, con lo stesso tono gelido e atono di
quella che mi aveva interpellato quella mattina, tanto da indurmi a chiedermi se i Sacri si
sottoponessero a un addestramento per imparare a esprimersi in quel modo.
S risposi, improvvisamente consapevole di avere la cintura fuori posto, a causa dell'attento
esame a cui ero sottoposto.
Per un momento, la guardia rimase in silenzio, poi apr la porta.
Seguimi disse soltanto.
Il prete-guerriero in armatura carminia mi scort lungo un passaggio a volta decorato da oggetti
antichi e oltre un'altra porta di una sfarzosit impressionante, che dava accesso a una stanza dall'alta
volta, dotata di grandi finestre coperte da tendaggi scarlatti.
Sette o otto preti e una sacerdotessa... Etlae... sedevano intorno a un grande tavolo di lucido
legno scuro. Alzatosi in piedi, Dashaar mi chiese dove fosse la mia scorta, spiegando che Boreth era
stato mandato a cercarmi ma che era stato trattenuto lungo il tragitto, poi conged il Sacro e mi
accompagn all'unico posto ancora libero, a due commensali di distanza da Etlae, lungo il tavolo ovale,
apparecchiato per la cena in maniera davvero artistica, con porcellane e cristalli di qualit tale da
surclassare qualsiasi cosa noi avessimo a Lepidor.
A mano a mano che arrivavano le cinque portate di cui era costituita la cena, ciascuna pi
elaborata e stravagante della precedente, mi sorpresi a ripensare al commento fatto da Elassel in merito
alla mangiatoia dei maiali, e compresi cosa lei avesse voluto dire nel notare che tutti i membri del
Capitolo stavano mangiando di gusto, e dal loro aspetto davano l'impressione di consumare
regolarmente pasti di quel genere. Naturalmente c'era qualche eccezione, come Etlae, che si limit a
piccoli assaggi dei piatti meno esotici, e un altro prete alto e scarno, che non tocc quasi cibo.
Dopo che i miei commensali mi ebbero chiesto della miniera d'argento e delle mie intenzioni al
riguardo, domande a cui io risposi fingendo di non conoscere le dimensioni esatte del giacimento, la
conversazione si orient prevalentemente sulla politica e mi riusc in buona misura incomprensibile,
anche se cercai di memorizzare quanto pi potevo di quello che stavo sentendo. L'atteggiamento
condiscendente di alcuni di quei preti aveva l'effetto di irritarmi, e mi imped di concentrarmi
effettivamente su ci che stavo ascoltando, fin verso la conclusione del pasto, quando la conversazione
si spost su qualcosa che attir tutta la mia attenzione.
Da qualche tempo, il Tesoriere stava dissertando sulle ramificazioni di un certo accordo
commerciale che il Dominio aveva stretto con un'alleanza di Grandi Casati di Taneth, secondo lui al
fine di meglio regolamentare il commercio all'interno della Citt Santa, sebbene a me sembrasse pi un
tentativo di creare un monopolio.
Naturalmente, il prossimo passo sar quello di prendere misure atte a garantire la sicurezza
della nostra gente nei viaggi da e per il continente concluse infine il Tesoriere.
E perch mai dovremmo averne bisogno? ribatt un vecchio dai baffi bianchi e dalla mascella
pesante, che sembrava mezzo addormentato e che rivestiva la carica di Cancelliere, una qualifica
elargita a titolo onorario agli Avarchi che si erano ritirati per et avanzata.
A causa degli attacchi ribatt l'uomo scarno, e anche se non aggiunse "razza di idiota", il suo
tono lo lasci sottintendere ampiamente. Molti dei nostri confratelli sono stati rapiti o uccisi nel corso
di attacchi sul mare.
Si  gi scoperto qualche indizio al riguardo? chiese a Etlae uno degli altri commensali.
No rispose la sacerdotessa. Forse si tratta di un gruppo di terroristi rinnegati, ma gli sforzi
da parte dell'Inquisizione di far luce sulla cosa sono ostacolati dal fatto che sono proprio i loro uomini
quelli che continuano a scomparire. In ogni caso, sono certa che presto avremo delle risposte
concluse, facendo ben capire che non intendeva portare avanti la discussione su quell'argomento.
Dentro di me, io non potei per evitare di pormi alcuni pressanti interrogativi, chiedendomi se
non potesse esistere qualche relazione fra quegli attacchi e la manta nera, e se anche in questo caso non
si potesse ascrivere a essa la responsabilit di quelle aggressioni.
In seguito, appena prima che tornassi nei miei alloggi, Etlae mi sugger di fermarmi a Pharassa
per un altro giorno, in modo da poter essere ospite d'onore alla Festa della Fiamma d'Estate dello
ziggurat, imbarcandomi poi il giorno successivo su una manta-fregata del Dominio, un mezzo pi
veloce che mi avrebbe permesso di ridurre di un solo giorno la mia permanenza a Taneth. Sia pure con
la dovuta cortesia, io per declinai l'offerta, ricordando alla sacerdotessa che avevo poco tempo a
disposizione, e che erano proprio i preti del Dominio a essere oggetto di attacchi marittimi, per cui
viaggiare su una manta del Dominio non mi pareva la cosa migliore; evitai peraltro di aggiungere che
mi sentivo pi al sicuro nelle mani della marina militare imperiale che non in quelle dei preti. Quando
tornai nel mio alloggio, mi dimenticai di parlare a Sarhaddon di quell'offerta.
Il mattino successivo facemmo colazione nel nostro alloggio e lasciammo il Tempio dalla porta
posteriore, perch a detta di Sarhaddon quel percorso era pi breve e meno intasato di folla di quello
che scendeva al porto passando dalle strade principali.
Seguiti dalle due guardie del corpo, ci mescolammo alla confusione che di primo mattino
imperava nel quartiere degli artigiani di Pharassa, peraltro meno sporco e affollato dei viali centrali;
quella era la zona in cui artigiani di ogni genere... orafi, mobilieri, intagliatori di pietre, liutai e
quant'altro si potesse immaginare... avevano la loro bottega, e se avessimo avuto pi tempo a
disposizione, mi sarei fermato a visitare uno o due negozi di fabbricanti di strumentazioni scientifiche
davanti a cui ci capit di passare, perch avevo bisogno di uno spettrometro aetherico per l'analisi
dell'acqua, uno strumento di cui non disponevano gli oceanografi di Lepidor e che non era reperibile
presso il negozio di strumentazioni scientifiche della mia citt. Mentre camminavo, mi dissi che
probabilmente avrei avuto il tempo di trovare uno spettrometro a Taneth, anche se la cosa non avrebbe
forse fatto piacere a mio padre; pur non disapprovando apertamente il mio apprendistato informale
presso gli oceanografi, infatti, lui era d'altro canto preoccupato che non mi stessi dedicando abbastanza
a imparare l'arte di governare; forse Sarhaddon aveva ragione, e io non ero la persona pi adatta a
succedere a mio padre.
Mentre attraversavamo una via che tornava verso il quartiere dei mercanti e passava davanti allo
zigurrat, congiungendosi alla strada che avremmo dovuto originariamente percorrere, vidi una massa
confusa di persone sfilare per le strade, e per la prima volta sentii voci irose gridare fino a sovrastare il
rumore prodotto dagli artigiani.
Accanto a me, Sarhaddon si arrest di colpo.
Un tumulto disse, dopo aver ascoltato con attenzione.  una cosa insolita, cos vicino allo
ziggurat. Sono contento di essermi ricordato di questa scorciatoia, altrimenti saremmo rimasti bloccati
nel mezzo di quella confusione.
Pochi minuti pi tardi entrammo nel quartiere della marina, che si allargava intorno al porto
sottomarino, e subito mi sentii di nuovo a mio agio, in mezzo a oceanografi e ingegneri aetherici, fra gli
uffici dei mietitori di legna marina. Quasi ogni edificio recava all'esterno l'insegna di qualche attivit
connessa al mare, e quelli privi di indicazioni del genere erano gli alloggi di quanti lavoravano
nell'area; anche gli scienziati tendevano ad abitare nel quartiere della marina, sotto il rigido controllo
del Dominio, perch erano troppo pochi per poter avere un loro quartiere e comunque l'oceanografia
era un mestiere affine al loro. La differenza, naturalmente, era che gli oceanografi erano pi importanti,
in quanto avere sempre un quadro aggiornato delle correnti mutevoli e delle tempeste sottomarine che
si scatenavano sui vasti oceani di Aquasilva era di vitale importanza per i commerci e per la
sopravvivenza. Per mia fortuna, io non avevo mai visto di persona una tempesta sottomarina, ma
sapevo quanto potessero essere distruttive.
Qualche altro minuto di cammino fu sufficiente a lasciarci alle spalle il fragore del tumulto e a
raggiungere il porto sottomarino, la cui parte visibile, al di sopra del livello del terreno, era costituita
soltanto da un edificio circolare di cinque piani, sormontato da un pinnacolo e cinto alla base da un
muro; alle porte erano di stanza alcune guardie, ma pareva che il loro compito fosse soltanto quello di
bloccare eventuali individui indesiderati, dal momento che non ci chiesero neppure perch fossimo l.
Mentre attraversavamo il cortile interno, diretti verso la porta principale, sollevai d'istinto lo
sguardo verso il cielo azzurro, punteggiato di batuffoli di nuvole candide, e pensai che per due
settimane non lo avrei pi rivisto; d'altro canto, mi sarei trovato sul mare, e navigare non era come
rinchiudersi per quindici giorni in una grotta, senz'acqua intorno.
Le due guardie ci seguirono oltre le porte e nell'edificio, il cui primo piano era la sommit della
struttura effettiva, in quanto conteneva gli accessi agli ascensori per i passeggeri e alla scala. Facendoci
largo a fatica fra la folla, ci dirigemmo alle scale e scendemmo di due livelli, fino all'ampia spianata del
ponte di comando, un vasto locale libero al centro e circondato da schermi aetherici, console e scrivanie
di ufficiali. Al di sopra della folla, riuscii a individuare i cartelli che indicavano le aree destinate a
ciascun continente, e infine trovai la marina imperiale, a cui era dedicata una grande sezione
indipendente.
Sei l'Esconte Cathan? mi chiese un giovane dal volto scarno, che indossava l'uniforme verde
scuro di un tenente e che era in piedi accanto alla scrivania; a causa del vociare della folla accalcata in
quello spazio chiuso, fu costretto a gridare perch potessi sentirlo.
S risposi, esibendo il lasciapassare ufficiale, che lui esamin e mi restitu un momento pi
tardi.
Sono il Tenente Ierius, ufficiale operativo della Pakl. Vuoi essere cos gentile da seguirmi,
per favore?
Il tenente ci precedette verso un ascensore a condotto doppio, intorno a cui non c'era nessuno;
un momento pi tardi, quando l'ascensore, una piattaforma circondata da una ringhiera, scese
fluttuando attraverso il soffitto, mi resi conto che era destinato soltanto al personale militare, dato che
su di esso non vi erano che un paio di ufficiali, a parte l'operatore fermo di lato, accanto al pannello dei
comandi.
Quale livello, signore? chiese quest'ultimo, rivolto a Ierius.
Quindici.
D'accordo.
Ci fu un lieve sussulto, e per un momento ebbi la sensazione che il mio stomaco venisse
trascinato verso il basso, poi l'ascensore si mosse, lasciandosi alle spalle le luci intense e il chiasso
dell'area di ricevimento, per scendere nel cuore del porto centrale di Pharassa, che sapevo essere uno
dei pi grandi, con ventuno livelli sotterranei e attracchi per sessantuno mante. L a Pharassa, la
piattaforma continentale digradava sotto la citt, quindi gran parte del porto sottomarino era
indipendente e non scavato nella roccia, come quello di Lepidor. Soltanto i porti di Cambress, di
Taneth e di Selerian Alastre erano pi grandi di quello di Pharassa. Quello di Taneth contava
novantasei attracchi e non era comunque paragonabile a quello della capitale thetiana, Selerian Alastre,
che a detta dello storico della marina di Lepidor, aveva oltre cento attracchi.
Mentre continuavamo la discesa, un livello dopo l'altro, alcune persone salirono e scesero
dall'ascensore, ma non molte, perch in quel momento la marina non aveva molto da fare, a parte
cercare di catturare quella dannata manta nera, e quindi non c'era molto personale in circolazione nel
porto sottomarino.
Perch la tua nave si chiama Pakl? domandai a Ierius, mentre oltrepassavamo senza
fermarci il livello undici.  un nome che non avevo mai sentito prima.
Porta il nome di una donna di una bellezza favolosa, che pare sia stata la consorte di qualche
antico imperatore.  stato l'ammiraglio a sceglierlo, e personalmente credo che sia il soprannome della
sua amante.
Nel pronunciare quelle parole, Ierius sfoggi quello che sarebbe dovuto essere un sorriso
ironico, ma che gli diede un'aria decisamente sinistra a causa di una cicatrice che gli attraversava un
labbro.
Finalmente l'ascensore si arrest, e dopo aver ringraziato l'operatore seguii Ierius attraverso un
altro atrio, quasi deserto e decisamente meno ampio di quello in superficie. Le sue pareti erano
trasparenti, cosa che permetteva di contemplare le profondit opache del mare, illuminate da riflettori
che di tanto in tanto rischiaravano la sagoma di una manta di passaggio; oltrepassata una porta,
entrammo nella torre di servizio, e attraverso il suo tetto trasparente vidi infine la Pakl.
Si trattava di una manta da guerra di classe Jewel, con lo scafo azzurro cupo punteggiato dalle
luci bianche degli obl, la cui fila si perdeva nell'oscurit; in basso, alla mia destra, potevo vedere l'ala
di babordo, con la punta ripiegata che lasciava esposto il lato inferiore, leggermente pi chiaro, e che si
and allargando a mano a mano che ci allontanavamo dal centro del porto.
Quella era un'imbarcazione che era considerata standard dai suoi progettisti, ma per la maggior
parte della gente... e senza dubbio per me... le mante erano le navi pi belle che fossero mai state
costruite; simili alle loro omonime nonch lontane progenitrici, le mante a raggi, si muovevano
nell'acqua con lenti colpi aggraziati delle loro ali, attraversando le vaste distese oceaniche a una
velocit che poteva far percorrere loro fino a millecinquecento miglia marine in un giorno. A mio
parere, era un vero peccato che quelle splendide imbarcazioni non potessero scendere molto in
profondit... non pi di dieci o undici metri, una distanza minima se si considerava che l'oceano che
avvolgeva il mondo di Aquasilva era profondo pi di diciassettemila chilometri, mentre perfino la
profondit record mai raggiunta da una manta in immersione, registrata cinquant'anni prima da una
nave di ricerca oceanografica, era stata di appena quindici chilometri.
Arrivati in fondo alla torre di servizio, trovammo ad attenderci un altro ufficiale, dall'aria
piuttosto ansiosa.
Finalmente sei qui, Ierius afferm questi, in tono secco. Il Capitano Helsarn  frenetico,
perch vuole partire immediatamente.
Abbiamo ancora circa mezz'ora di margine obiett Ierius, perplesso, accompagnandoci oltre
la porta.
Ebbene, qualcuno gli ha messo in corpo il timore di Ranthas... alla lettera, visto che abbiamo a
bordo un prete-mago.
Adesso ci siamo tutti?
Tutti quelli che erano previsti replic l'altro ufficiale.
Arrivati in fondo a un breve passaggio, sbucammo nel pozzo centrale della manta, una camera a
galleria che collegava tutti i livelli dell'imbarcazione, dalla stiva, situata un ponte pi in basso rispetto a
noi, alla sala d'osservazione, due ponti pi in alto.
Vuoi salire nella sala d'osservazione, per assistere alla partenza? mi chiese Ierius.
S annuii, in quanto non volevo perdere l'occasione di vedere il porto sottomarino nella sua
interezza.
Ierius ordin a un sottufficiale di mostrare a Suall e al suo compagno le nostre cabine, in modo
che vi potessero depositare il bagaglio, poi ci accompagn di persona sul ponte superiore, prima di
congedarsi da noi e di far ritorno sul ponte di comando.
La sala di osservazione era l'unico ambiente della nave che offrisse una visuale effettiva, e non
aetherizzata, in tutte le direzioni, e pareva che vi si fossero raccolti gran parte dei passeggeri; a
giudicare dal loro abbigliamento, i pi erano ufficiali militari oppure burocrati pharassani di alto
livello, ma un paio mi parvero mercanti di rango e Sarhaddon mi fece notare come uno di essi portasse
i colori di un Grande Casato.
Entrambi prendemmo poi posto vicino a una finestra sul lato di babordo, rivolta verso il porto
sottomarino, con le luci intense del cuore del porto e le sagome delle manta illuminate dai riflettori che
si stagliavano sopra e sotto di noi.
Qualche momento pi tardi, il ponte della manta fu scosso da un lieve tremito, da cui compresi
che due ponti pi in basso il reattore a legna marina era stato collegato alle ali e ai sistemi di
propulsione. Ci furono poi due tonfi soffocati e un'altra scossa quando le porte della torre di servizio
vennero chiuse e la Pakl si stacc dalle morse di attracco. Con estrema lentezza, la manta cominci ad
andare alla deriva, lontano dal porto sottomarino, girandosi a poco a poco fino a quando non riuscimmo
pi a vedere il porto dalla finestra di babordo e fummo costretti a spostarci a poppa; di l a poco le ali
presero a battere, dapprima lentamente, poi un po' pi in fretta, e io potei ammirare il porto sottomarino
nella sua interezza, sospeso nelle acque limpide, con lo sfondo della piattaforma di roccia dell'isola.
Affascinato, continuai a contemplarlo mentre si allontanava, fino a quando anche le sagome pi
vaghe e indistinte scomparvero alle nostre spalle nella penombra sottomarina, e noi ci venimmo a
trovare al largo, nel Mare della Vita.
Dopo la partenza, tornai sul ponte di osservazione soltanto per guardare quando la Pakl aggir
il Capo Lusatius, lasciando il Mare della Vita per addentrarsi nelle distese infinite dell'Oceano di
Thetis.
E fu proprio l, al confine estremo delle terre di Oceanus, che la manta nera ci attacc.
CAPITOLO SESTO
Mi stavo accingendo a lasciare la sala di osservazione quando la manta sub un violento
scossone e il ponte parve venirmi a mancare sotto i piedi; colto alla sprovvista, persi l'equilibrio e
scivolai in avanti verso le finestre d'osservazione, distanti circa tre metri.
Per un momento guardai verso il basso, paralizzato dal terrore nello scivolare verso la finestra,
chiedendomi se avrebbe resistito all'impatto, poi per la mia paura fu sostituita dal sollievo, e da
un'ondata di dolore, quando andai a sbattere contro la parete e non contro la finestra sovrastante; un
secondo pi tardi, anche il resto delle persone presenti nella stanza si venne a trovare disteso sul ponte,
stordito dall'impatto, mentre fuori delle finestre gli scudi aetherici si attivavano con un bagliore di un
azzurro intenso per poi tornare a essere invisibili.
Allarme generale! tuon una voce, attraverso il sistema di comunicazione interno. Tutti ai
posti di combattimento!
Lentamente, la manta si raddrizz e il pavimento torn a essere orizzontale; chiedendomi cosa
potesse aver causato quel violento scossone, che aveva quasi fatto rovesciare la manta su un fianco, mi
sollevai dal ponte e cercai di spazzolarmi alla meglio i vestiti, notando che la stanza continuava a essere
illuminata da bagliori azzurri generati da altri colpi incassati dagli scudi aetherici. Chi ci stava
attaccando? Chi poteva essere tanto pazzo da tendere un agguato a una manta di Pharassa all'interno
dell'area di pattugliamento della marina?
Dove andiamo? chiesi a Sarhaddon, che era crollato su una delle poltrone imbottite sparse per
la stanza; potevo sentire il cuore che continuava a martellarmi nel petto, ma adesso ero pi confuso che
spaventato.
Restiamo qui replic Sarhaddon, quindi siediti. Non ho intenzione di rinchiudermi nella mia
cabina a chiedermi che cosa sta succedendo. Se non altro, qui possiamo vederlo.
Intanto la Pakl ruot su se stessa, abbandonando la sua rotta verso l'oceano per descrivere un
arco che la riportasse verso il Capo Lusatius, e nel vedere le rocce sottomarine che ci venivano
incontro, e che si facevano sempre pi incombenti nell'immagine potenziata aethericamente che
avevamo davanti, io rabbrividii. A quella profondit, la roccia era nuda e nera, del tutto priva di vita, un
muro di minacciosa oscurit che si stendeva in entrambe le direzioni e che somigliava alla desolazione
delle profondit oceaniche... un'altura su cui non splendeva mai il sole, su cui nessun animale aveva
mai camminato o nuotato.
Poi vidi il nostro assalitore e sussultai, all'unisono con Sarhaddon; intorno a noi, sentii le grida
sconvolte dei mercanti che si mescolavano alle imprecazioni dei passeggeri militari, che si
precipitarono verso la porta per salire sul ponte di comando a offrire i loro servigi.
Chi ci stava attaccando era una manta nera, grande quasi il doppio della Pakl, e senza ombra di
dubbio... almeno per quanto mi riguardava... si trattava della stessa che aveva assalito Xasan. Sulla sua
liscia superficie nera non c'erano luci di sorta e guardarla era come contemplare un'oscurit
infinitamente pi nera della notte; accanto a me, Sarhaddon prese a recitare, in tono frenetico e quasi
farfugliante, le preghiere del Libro di Ranthas, e altri fra i presenti si unirono a lui, anche se
personalmente esitai un secondo prima di fare altrettanto.
Poi la nave trem ancora, e nel vedere quelle che potevano essere descritte soltanto come
scariche di oscurit saettare verso di noi attraverso l'acqua, provenienti dalla manta nera, anch'io mi
rivolsi a Ranthas in cerca di conforto. Forse c'erano altri di, ma Ranthas era il solo che conoscessi, e se
aveva dato il potere al Dominio, senza dubbio adesso poteva intervenire per aiutarci.
Attraverso la finestra laterale di tribordo vidi poi la Pakl rispondere al fuoco con luminosi
globuli aetherici e impulsi di fiamma arancione, che per si limitarono a svanire nel nulla quando
entrarono in contatto con l'assoluta oscurit dello scafo della nave avversaria.
Adesso la Pakl era ad appena poche centinaia di metri dalle fondamenta rocciose del
continente, la cui minacciosa superficie si estese a occupare l'intero schermo visore quando saettammo
oltre l'altra manta; subito dopo, la nostra nave cambi direzione e punt verso la nera estremit
irregolare del capo, forse nel tentativo di interporre la roccia fra noi e il nostro assalitore.
Quali che fossero state le intenzioni del capitano, la sua manovra non ebbe successo; nell'arco
di un minuto, una violenta scossa mi scagli di nuovo al suolo e la nostra manta cominci a rallentare.
Dal momento che ci trovavamo sul ponte pi alto, non potevamo vedere i movimenti della
manta nera quando si trovava sotto il livello dell'ala, ma dopo comprendemmo fin troppo bene cosa
essa stesse facendo.
Prepararsi all'abbordaggio! Forze ostili in rotta d'intercettazione! grid qualcuno, dal
comunicatore.
Sapevo che l'abbordaggio era la consueta conclusione delle battaglie fra mante: una volta
abbattuti gli scudi della nave avversaria e messe fuori uso le sue armi, si uccideva o si prendeva
prigioniero il suo equipaggio e si trainava la manta sconfitta presso la base dei vincitori per ripararla e
poterla riutilizzare in futuro.
Le preghiere dei passeggeri salirono di tono quando sentimmo il tonfo soffocato che segnal
l'avvenuto contatto fra le due navi, poi un membro dell'equipaggio irruppe gridando nella sala
d'osservazione e gett al suolo alcune spade.
Combattete per la vostra vita! esclam, facendo scendere il silenzio nella sala. Siamo stati
attaccati da una nave fantasma! Le preghiere non vi aiuteranno, ma queste potrebbero esservi utili.
Sei in errore, figlio mio, ma ti perdoner per questo.
Io e tutti gli altri presenti nella sala ci girammo verso chi aveva parlato, un uomo che era
apparso alle spalle del marinaio e che indossava le vesti carminie di un guerriero-mago dei Sacri.
All'improvviso, ricordai allora ci che aveva detto l'ufficiale che ci aveva accolti a bordo, e mi
resi conto che quello doveva essere il prete-mago dei Sacri. Se quegli uomini erano davvero potenti
quanto avevo sentito dire, forse avevamo ancora qualche speranza: indipendentemente dal fatto che
bruciasse o meno gli eretici sul rogo, adesso quel Sacro avrebbe potuto salvarci la vita.
Eccelso, io... io non mi ero reso conto... balbett il marinaio.
Vi aiuter nella lotta. Accompagnami l dove quei demoni stanno cercando di salire a bordo.
Questo peraltro risult non essere necessario, perch pochi istanti pi tardi sentii i rumori di un
combattimento in corso giungere nitidi da un punto sotto di noi.
Anche se preferivo trascorrere la maggior parte del mio tempo sul mare o in compagnia degli
oceanografi, mio padre aveva fatto del suo meglio per addestrarmi a combattere. Essendo di
corporatura tanto esile, non avevo la forza necessaria per rispondere a un avversario colpo su colpo,
secondo la tecnica consueta, ma ero abile nello stile veloce, che richiedeva soprattutto rapidit e agilit.
Chinandomi in avanti, afferrai una delle spade che il marinaio aveva gettato a terra... sciabole a
due mani standard della marina, affilate da un lato solo e leggermente ricurve. Il mio gesto dovette far
riscuotere gli altri passeggeri, inducendoli all'azione, perch di l a poco tutti si erano armati a loro
volta, e alcuni erano intenti a valutare l'arma prescelta con l'occhio critico di un guerriero, segno che
pur essendo dei mercanti, in passato dovevano aver ricevuto un'infarinatura di addestramento militare.
Dal canto mio, fui lieto che gli altri non potessero vedere ci che stavo provando
effettivamente, nel sentire il rumore del combattimento in corso che si spostava lungo il corridoio
sottostante, facendo echeggiare la manta delle grida degli uomini che uccidevano e venivano uccisi,
perch avevo l'impressione che lo stomaco mi si fosse annodato e sentivo il torace contratto e pulsante.
Una cortina di fiamme fu la prima cosa che vidi nel seguire il marinaio gi per l'ampia scala che
dalla sala di osservazione conduceva al sottostante corridoio principale.
L, un gruppo di uomini nell'uniforme della marina stava combattendo, perdendo terreno,
contro un gruppo pi numeroso di individui avvolti da capo a piedi in un'armatura nera che copriva loro
anche il volto. Sotto i miei occhi, un marinaio venne sollevato di peso da quella che sembrava una nube
nera e scagliato, urlante, a qualche metro di distanza lungo il corridoio, nella direzione opposta.
Io mi immobilizzai dove mi trovavo, incapace anche solo di seguire il consiglio della mia
mente, che mi ingiungeva di fuggire, radicato sul posto dalla mia stessa paura, in quanto quello era per
me il primo, vero combattimento in cui mi fossi mai trovato coinvolto.
Una scarica di fuoco invest una delle figure in armatura nera, scatenando lungo la sua corazza e
sopratunica una rete di tremolanti linee di fuoco e scagliandola all'indietro, ma altri due assalitori si
diressero verso il pretemago, con la spada che scintillava di un bagliore freddo alla luce dei pannelli
aetherici del soffitto, mentre un'altra scarica di fuoco solcava l'aria senza effetto, colpendo e strinando
la parete del corridoio.
Intanto, due fra i passeggeri pi audaci attaccarono le figure in nero, tempestando di colpi la
loro armatura, che peraltro pareva in grado di resistere virtualmente a qualsiasi tipo di attacco; dopo un
momento, una delle due figure gir la spada e la cal con forza di piatto sulla testa di uno degli
assalitori, gettandolo al suolo. Io cercai di indurre le mie gambe a muoversi quando le due figure
presero ad avanzare, una di esse allontanando dal proprio cammino tre persone con un singolo colpo
del pugno corazzato; l'istante successivo un bagliore incandescente esplose quasi davanti alla faccia di
quel pirata, quando il prete-guerriero l'attacc con la spada presa a prestito, ora rivestita di danzanti
lingue di fiamma arancione. Questa volta, la spada riusc ad attraversare l'armatura e a raggiungere il
braccio sottostante, facendo scaturire un grugnito di dolore da dietro l'elmo nero, ma questo non imped
al pirata di continuare ad avanzare verso di me.
In preda al panico, mi costrinsi ad attaccare, mirando alla fessura nell'armatura. La mia spada
intercett prima qualcosa di duro, poi affond nella carne, ma proprio mentre la prima figura
indietreggiava barcollando vidi l'altra scattare in un affondo e d'istinto abbandonai la presa sulla spada
per ritrarmi.
Un altro passeggero si scagli di peso contro la seconda figura, i cui compagni stavano ancora
tenendo impegnato l'equipaggio della Pakl; sia pure con il volto contratto per il dolore, l'uomo riusc a
far perdere l'equilibrio al pirata e i due caddero insieme al suolo.
Ben fatto! approv il prete-mago in tono affannoso, con il volto madido di sudore. Questo
vale per tutti voi.
Intanto, altre sfere di fuoco continuarono a scaturirgli dalle dita, dirette verso i pirati in armatura
nera, e alcune di esse raggiunsero il bersaglio.
Sentendomi afferrare per un braccio, mi girai di scatto e vidi Sarhaddon che impugnava una
balestra e mi stava porgendo un'altra spada.
Non usate ancora le balestre! grid il prete-mago, mentre l'equipaggio guadagnava terreno,
costringendo gli assalitori a indietreggiare. Questo potrebbe farli infuriare, mentre per ora non stanno
cercando di uccidere. Vi protegger io, se terrete a bada quelli che si avvicinano troppo.
Dentro di me, mi chiesi se i Sacri erano davvero cos malvagi, almeno a giudicare dal
comportamento di quel particolare prete-mago che, pur non avendo nessun obbligo ad aiutarci, si stava
esponendo in prima linea, lavorando instancabilmente per difendere gli altri passeggeri e facendo
ricorso alla sua preziosa magia per proteggerci.
Il contrattacco dell'equipaggio risult per essere di breve durata, e ben presto tutti i marinai si
accasciarono, storditi, sotto i colpi di piatto vibrati dalle lame nere, poi sei o sette figure in nero
vennero avanti per aiutare i loro compagni.
Ricordatevi gli ordini! grid dalle retrovie una voce femminile.
Niente morti, tranne il prete.
Etlae? esclam Sarhaddon, in tono incredulo. Traditrice!
Io non notai una delle figure in nero fermarsi per puntare una balestra aetherica contro il prete,
tutto ci che vidi fu il prete-mago che improvvisamente barcollava nell'approntare un altro
incantesimo, per poi accasciarsi in avanti con il sangue che gli zampillava dal petto. Con occhi vacui,
rimasi a contemplare la maschera di odio che gli si dipinse sul volto mentre moriva, con il sangue che
gli colava dagli angoli della bocca e gli inzuppava le vesti carminie. Poi la presenza imperiosa di
appena pochi secondi prima scomparve, sostituita da un patetico, insanguinato mucchio di vesti
arruffate, la cui vista mi fece sentire male.
Arrendetevi! ingiunse allora una delle figure nere. Vi risparmieremo la vita e vi lasceremo
andare. Questo include anche te, Accolita. Noi non siamo pirati e non intendiamo far del male a
nessuno di voi: il nostro bersaglio era solo il prete.
Sarhaddon e io ci guardammo intorno, per verificare la reazione degli altri passeggeri; dopo un
lieve momento di esitazione, un mercante-guerriero dalla corporatura massiccia gett a terra la spada.
Non vale pi la pena di rischiare la morte o la schiavit, amici disse.
Le sue parole provocarono un tintinnio metallico, quando i sette o otto passeggeri ancora
presenti nel corridoio si liberarono delle armi prese a prestito. Io impiegai un secondo a rendermi conto
di cosa stesse succedendo, poi imitai gli altri perch il mercante aveva ragione: era inutile continuare a
combattere contro forze cos schiaccianti.
Due figure in nero procedettero allora a raccogliere le armi, mentre una terza ci indic di
tornare tutti nella sala di osservazione. Sarhaddon e io obbedimmo insieme agli altri, e nel passargli
accanto, l'accolita lanci una fugace occhiata al corpo senza vita del prete.
Una volta nella sala d'osservazione, una delle figure in armatura nera ci segnal di addossarci
tutti alla finestra. Con lo stomaco ancora contratto per la paura, io mi chiesi se gli assalitori avrebbero
mantenuto la parola data, considerato che i pirati erano famosi per la loro tendenza a massacrare gli
equipaggi di intere navi in modo da non lasciarsi testimoni alle spalle. Accorgendomi di un senso di
leggerezza alla testa, mi resi poi conto che avevo il respiro affannoso e poco profondo, e che pur non
avvertendo pi un senso di nausea stavo continuando ad avere paura. Era una sensazione normale, in
una situazione del genere, oppure ero il solo a essere spaventato?
Di l a poco altre tre figure entrarono nella sala, e sebbene fossero tutte e tre avvolte in
un'armatura completa, con il volto nascosto dall'elmo, due di esse erano senza dubbio donne, a
giudicare dalla loro forma e dalla maggiore snellezza rispetto agli altri.
Il vostro viaggio non subir ulteriori inconvenienti afferm l'uomo del gruppo, con un
accento colto e raffinato che lo faceva sembrare pi un aristocratico che un pirata. I nostri guaritori si
occuperanno delle vostre ferite e di quelle riportate dai membri dell'equipaggio, e tra breve potrete
riprendere la navigazione.
Chi sei? domand uno dei passeggeri.
Non avete bisogno di saperlo. Per favore, tutti quelli fra voi che sono feriti, anche non
gravemente, si facciano visitare dal guaritore che arriver fra breve. I miei uomini rimarranno qui fino a
quando ce ne andremo, per garantire che non si verifichino spiacevoli incidenti.
Una delle donne si protese a sussurrargli qualcosa, e quando lei ebbe finito di parlare, l'uomo
indic verso me e Sarhaddon.
Voi due, venite con noi, subito disse soltanto, in tono secco.
Io guardai verso Sarhaddon, che per si limit a scrollare le spalle. A vederlo, non sembrava per
nulla preoccupato, e questo m'indusse a chiedermi cosa stesse provando in realt e se avesse paura
quanto me.
Insieme, seguimmo le tre figure gi per le scale della sala d'osservazione, per un breve tratto di
corridoio e infine in una sala da pranzo deserta, e lungo il tragitto mi parve che la compressione
esercitata sul mio torace dalla paura fosse, se possibile, ancora aumentata. Una volta nella sala da
pranzo, entrambe le donne si liberarono dell'elmo, e io riconobbi immediatamente il Terzo Primate
Etlae, che aveva raccolto i capelli grigi in modo che non le fossero d'impiccio nel calzarsi in testa
l'elmo; anche con indosso l'armatura, Etlae continuava a irradiare un'aura di comando, ma ad attirare
maggiormente la mia attenzione fu piuttosto l'altra donna... che forse sarebbe stato meglio definire una
ragazza, considerato che doveva avere al massimo la mia et, se non qualche anno di meno. Il suo
volto, lasciato del tutto libero dai capelli lisci e nerissimi raccolti sulla nuca, era caratterizzato da
zigomi alti e dal mento affilato, fattezze che la identificavano come una Thetiana puro sangue, come
me, e nonostante l'espressione fredda e distaccata del suo volto, io la trovai bellissima. Gli occhi grigi
che stavano sostenendo il mio sguardo non esprimevano per la minima traccia di calore, e io ebbi anzi
l'impressione che lei mi stesse valutando, quasi fossi stato un oggetto messo in vendita a un'asta,
sensazione tutt'altro che piacevole.
Voi due costituite un problema esord Etlae, in tono irritato. Non so proprio perch non hai
saputo cogliere al volo il mio suggerimento, evitando di imbarcarti su questa nave, ma adesso sei qui,
mi hai riconosciuta e questo crea una seccatura non indifferente. Tuttavia prosegu, sollevando una
mano per prevenire Sarhaddon, che aveva cercato di interloquire, non abbiamo l'abitudine di uccidere
testimoni innocenti.
Possibile che il tumulto fosse stato organizzato apposta per fermarci? E quanto a ci che lei mi
aveva detto la sera precedente... come avevo potuto essere tanto cieco da non capire il sottinteso delle
sue parole?
Soprattutto quelli cos coraggiosi da combattere come avete fatto voi aggiunse l'uomo. Pu
darsi che foste in errore, nel cercare di difendere un macellaio dei Sacri, ma almeno ci avete provato.
Macellaio? ripet Sarhaddon.
Si trattava di un esemplare particolarmente sgradevole, che ha condannato al rogo duecento
persone, quando serviva come Giudice, a Huasa. In ogni caso, questo adesso non  importante replic
l'uomo.
Ci che  importante riprese Etlae,  cosa fare di voi due. Sarhaddon, adesso tu potresti
causarci notevoli problemi: sei abbastanza ragionevole da renderti conto che questa  una lotta di
potere da cui farai meglio a restare fuori?
Evidentemente, Etlae non sapeva che noi avevamo involontariamente sentito la sua
conversazione con quell'uomo ignoto, nello ziggurat di Pharassa, altrimenti avevo il sospetto che non
sarebbe mai stata cos clemente. Dentro di me, levai una silenziosa preghiera a Ranthas, ringraziandolo
per quel piccolo favore.
Non ho nessun desiderio di lasciarmi coinvolgere nella politica del Dominio, Santa Madre
replic Sarhaddon.
Bene. Poche persone sono propense a perdonare quanto lo sono io. Pronuncerai un giuramento
su Ranthas e sui tuoi voti come suo servitore, impegnandoti a non rivelare nulla del mio
coinvolgimento in questa faccenda. In ogni caso, entro sei mesi circa ci che sai non interesser pi
nessuno. Acconsenti?
Dopo una breve pausa di riflessione, Sarhaddon annu.
S, acconsento rispose.
Etlae estrasse da una tasca un talismano, che aveva la forma di alcune lingue di fiamma e che io
riconobbi come un ornamento che tutti i preti erano soliti portare, il simbolo di Ranthas, oggetto su cui
pronunciavano i loro voti. I giuramenti sul talismano della fiamma erano considerati i pi vincolanti fra
tutti, superiori perfino alle promesse fatte a un morente, al proprio clan o al proprio Casato.
Sarhaddon pronunci un giuramento simile a quello che io avevo fatto a mia madre, a Lepidor,
il giorno prima di partire, poi Etlae apr la porta e ordin a un soldato in armatura nera di accompagnare
l'accolita dal mago della mente.
L'idea che quella gente avesse a disposizione un mago della mente non mi piacque per nulla e
fu sufficiente a farmi rabbrividire, perch la magia della mente era una disciplina riservata
all'Inquisizione. D'un tratto mi chiesi se a bordo ci fosse un Inquisitore e come mai, se c'era, non fosse
l con Etlae.
Non appena la porta si fu richiusa, Etlae si gir verso di me.
Il mago della mente far anche in modo che tutti si addormentino per mezz'ora non appena ce
ne saremo andati, nell'eventualit che qualcuno voglia cercare di seguirci spieg. Tu costituisci un
problema diverso da quello posto da Sarhaddon.
Nel sentire quelle parole, io mi sentii di colpo molto solo, fermo l in piedi di fronte a quelle tre
persone in armatura nera, una imperiosa, una mascherata dall'elmo e l'altra imperscrutabile: mi
spaventava pensare che quei tre individui... o anche soltanto Etlae... tenessero il mio futuro nelle loro
mani, e cercai invano di fornirmi delle rassicurazioni.
Potrei ordinarti di pronunciare un giuramento e di dimenticare, ma conserverai sempre il
ricordo delle lotte interne che stanno causando tutto questo, ed  possibile che tu abbia gi intuito cosa
sta succedendo continu Etlae.
A dire il vero, non avevo intuito proprio nulla finch lei non aveva parlato di lotte intestine, ma
adesso mi era ben chiaro cosa stesse accadendo; naturalmente, Etlae non immaginava che io sapessi
che quello non era un comune contrasto ma una vera e propria lotta per il potere condotta ai pi alti
livelli, e questa era un'altra cosa di cui ero molto grato.
La Cittadella disse la ragazza, parlando per la prima volta.
La sua voce era limpida e cadenzata, ma quasi priva di emozioni quanto quella dei Sacri, come
la voce del re quando leggeva un proclama. Etlae si gir a guardarla, e io mi chiesi di cosa la ragazza
avesse inteso parlare, e cosa fosse quella Cittadella, dato che la sola a me nota era Selerian Alastre, la
capitale thetiana, il cui nome significava appunto Cittadella delle Stelle.
Non puoi dire sul serio, ragazza! Da che parte stai?
Dalla nostra, naturalmente, Santa Madre. Tuttavia, non hai detto tu stessa, in precedenza, che
lui  il figlio di Elnibal di Lepidor?
Quel titolo, rivolto a Etlae, mi suon un po' fuori luogo, dato che lei era cos magra e ossuta da
non dare l'impressione di poter essere la madre di nessuno.
S, ma questo cosa c'entra con il nostro problema?
Da che parte sta Elnibal, Etlae? intervenne l'uomo. Ravenna ha ragione: questo giovane
sarebbe una recluta preziosa, e in questo modo potremmo risparmiare un po' di tempo.
Dal momento che ero totalmente escluso dalla discussione in corso, cercai di distogliere la mia
attenzione da essa e mi chiesi dove quei tre volessero andare a parare. Ravenna doveva essere il nome
della ragazza, e mi sembrava davvero appropriato, considerato che i suoi capelli erano neri come le
penne di un corvo e che i suoi occhi erano imperscrutabili e minacciosi come quelli di un rapace.
Ormai mi appariva evidente che all'interno del Dominio era in corso una lotta fra fazioni, e che
la fazione di Etlae stava non solo avvelenando Esarchi ma anche assassinando i membri
dell'opposizione per poter porre il proprio candidato sul trono del Primate Assoluto, in quanto quello
poteva essere il solo motivo dietro a quel misterioso attacco e a tutte le misure che quei tre stavano
prendendo per nascondere la loro identit. Quanto al commento che Etlae aveva fatto in merito ai sei
mesi, presumibilmente dipendeva dal fatto che entro quel tempo lei sarebbe diventata troppo potente
perch qualsiasi informazione relativa agli eventi attuali potesse in qualche modo danneggiarla.
Ma se Etlae stava davvero lavorando per Lachazzar, perch stava uccidendo gli Inquisitori e i
Sacri, che erano suoi alleati?
D'un tratto Ravenna mi si avvicin, con il volto contratto in un'espressione leggermente
accigliata.
Non ti muovere ingiunse.
Per un momento, mi tocc una guancia con dita fredde quanto la sua espressione, poi si ritrasse
e torn nel punto in cui era prima, sotto lo sguardo incuriosito degli altri due.
Ha del potenziale afferm. Potrebbe essere un potente strumento.
La tua convinzione mi sembra un po' troppo improvvisa, Ravenna osserv l'uomo. Ti
interessa?
Hai troppa immaginazione, zio ribatt lei, incenerendolo con un'occhiata. Quello che
intendo,  che potrebbe diventare potente quanto me.
Io mi sentii raggelare di nuovo. Quella ragazza era forse un altro mago? E al servizio di chi? Il
Dominio non accettava donne-mago, perch era di mentalit troppo maschilista... e poi, cosa aveva
inteso dire, con quel commento sul mio conto?
Dici sul serio? domand Etlae, in tono quasi tagliente.
S. Guarda il colore dei suoi occhi... nessuno ha per sua natura occhi di un simile turchese. Se
potessimo addestrarlo, ci darebbe risultati stupefacenti, anche se naturalmente dovrei eseguire un test
vero e proprio per confermare la mia valutazione.
Non sono certo di volervi avere tutti e due in giro per la Cittadella, Ravenna comment
l'uomo che la ragazza aveva chiamato "zio". Tu, da sola, basti e avanzi. Comunque, mi fido del tuo
parere.
Allora dovrai venire via con noi dichiar Etlae. Questo significher trascorrere un anno
lontano da casa, ma l'alternativa  quella di essere rinchiuso in prigione o di diventare un accolita, e
non credo che tu o la tua famiglia apprezzereste una di queste altre soluzioni.
Non posso prima andare a Taneth? Il messaggio che porto  di vitale importanza per la
sopravvivenza di Lepidor, e io sono la sola persona che pu contattare mio padre.
Se andrai a Taneth, metterai a repentaglio tutto, e questo non possiamo permetterlo.
Non posso semplicemente svanire e lasciare che mio padre torni a Lepidor, soltanto per poi
dover viaggiare di nuovo fino a Taneth per stipulare un contratto con un mercante. Adesso lui  a
Taneth, e in questo periodo i pirati non sono molto attivi. Se non riusciremo a stipulare un contratto
adesso, perderemo dei mesi e forse finiremo addirittura in bancarotta insistetti; poi, spinto da quanto
avevo sentito poco prima, mi azzardai ad aggiungere: E a cosa pu servirvi mio padre, come alleato,
se sar in bancarotta?
Segu una lunga pausa di silenzio, nel corso della quale Etlae parve intenta a dibattere il
problema con se stessa.
Hai ragione ammise infine. Dovremo per prendere alcune precauzioni per accertarci che tu
non ci sgusci via. Ti posso promettere che troverai di tuo gradimento la permanenza nella Cittadella,
com' stato a suo tempo per tuo padre. Inoltre, ti affider un messaggio verbale che gli dovrai riferire.
Hai capito bene?
S.
Ravenna, potremmo ricorrere per un momento ai tuoi talenti? chiese l'uomo, infilando una
mano nella sacca piatta che gli pendeva dalla cintura; dopo aver frugato in essa per un momento, tir
infine fuori quello che sembrava un piatto bracciale di metallo, aggiungendo: Incanala il potere in
esso, dopo che lo avr indossato.
Certamente.
L'uomo porse quindi il bracciale a Ravenna, che mi si avvicin di nuovo.
Dammi la mano sinistra ordin, e io obbedii senza che dovesse aggiungere altro, perch la
presenza degli altri due era pi che sufficiente a intimidirmi.
Senza altre parole, Ravenna mi infil al polso il bracciale, che ader abbastanza da non sfilarsi,
ma non tanto da darmi fastidio, poi lo tocc con le dita e io avvertii un lieve formicolio, mentre il
metallo argenteo assumeva una pi cupa tonalit grigia.
Infine Ravenna torn a indietreggiare, lasciando nell'aria intorno a me un vago sentore di
profumo.
Riferisci questo a tuo padre: Gli Anziani lo salutano, e sono ansiosi di avere nuove reclute
disse Etlae.
"Gli Anziani lo salutano, e sono ansiosi di avere nuove reclute" ripetei, chiedendomi quale
fosse il significato di quel messaggio.
Non riferire queste parole a nessun altro, soprattutto non a Sarhaddon, che comunque non ti
causer problemi; se dovesse chiederti qualcosa, rispondi che hai pronunciato un giuramento sulla tua
eredit. Una volta a Taneth, verremo noi a cercarti, perch il bracciale ci dir dove trovarti, oltre a
ricordarti del messaggio e a renderti molto difficile parlare di quanto  successo con chiunque, tranne
che con tuo padre. Ora torniamo a raggiungere gli altri.
Le due donne si infilarono di nuovo l'elmo e uscirono dalla sala da pranzo, accompagnandomi
lungo il corridoio e nella sala di osservazione, dove i guaritori avevano finito il loro lavoro, lasciando
di guardia solo due soldati in armatura nera.
Non appena mi fui riunito agli altri, mi sentii assalire da una terribile sonnolenza e
dall'incontrollabile bisogno di sdraiarmi e di dormire.
La Pakl non aveva riportato gravi danni, quindi al risveglio dei passeggeri e dell'equipaggio
non ci volle molto perch riuscissimo a riprendere il viaggio. Naturalmente, i passeggeri erano rimasti
sconvolti dall'attacco e l'equipaggio si mostr avvilito per giorni, cosa che io attribuii alla facilit con
cui la manta nera aveva abbattuto le nostre difese e catturato la nave.
Quanto ai passeggeri militari, essi dichiararono pi volte in tono deciso che al loro ritorno
avrebbero fatto pressione sull'Ammiragliato perch intensificasse le pattuglie e cercasse di scoprire le
basi dei pirati, ma nell'ascoltarli io dubitai che si sarebbe mai presa qualche misura effettiva.
Ci che colp maggiormente la mia attenzione fu per il modo in cui gli altri passeggeri presero
a trattare Sarhaddon, dopo l'attacco. Molti vennero a esprimergli il loro rincrescimento per quel
terribile incidente, e per il resto del viaggio sia lui che io, probabilmente per associazione, visto che
viaggiavamo insieme, venimmo trattati come le persone pi importanti presenti a bordo. Quello stato di
cose mi sgoment alquanto, perch mostrava in certa misura il potere del Dominio, in quanto credo che
quelle persone avessero paura di poter essere interrogate, o addirittura accusate di complicit
nell'attacco. Lo stesso trattamento venne riservato anche al cappellano della nave, perch lui e
Sarhaddon, essendo i soli rappresentanti del Dominio presenti a bordo, sarebbero state le uniche
persone a cui il Dominio stesso avrebbe creduto, nell'eventualit di un'inchiesta.
Il resto del viaggio si svolse senza altri incidenti, anche se l'atmosfera nel corso dei pasti risult
piuttosto sotto tono, forse per lo shock generale o pi probabilmente perch tutti fingevano di essere in
lutto per la morte del prete-mago; lungo la rotta non incontrammo altre navi, ma del resto era
prevedibile, dato che stavamo attraversando quarantamila chilometri di oceano su una rotta navale larga
circa millecinquecento chilometri.
La navigazione risult quindi cos noiosa, che io trascorsi parecchio tempo leggendo, giocando
a carte e parlando con Sarhaddon, anche perch non c'erano molte altre cose da fare; quando ero solo,
dedicai inoltre molte ore a riflettere su alcune delle persone che avevo incontrato: Elassel e i membri
del Capitolo, Xasan e Miserak, ma soprattutto Etlae, Ravenna e il loro enigmatico compagno,
chiedendomi quali fossero le loro intenzioni, chi fossero veramente e cosa fosse quella misteriosa
Cittadella.
Soltanto in seguito arrivai a comprendere cosa mi avesse colpito maggiormente, e cio il fatto
che la magia utilizzata da Ravenna e dai suoi compagni non era stata la magia del Fuoco. Le uniche
fiamme presenti nel corridoio erano state quelle create dal prete-mago, mentre la magia dei nostri
assalitori era stata costituita da nubi nere che scagliavano lontano le persone o deviavano le sfere di
fuoco lungo il loro tragitto.
Possibile che si trattasse di magia dell'Ombra?
A bordo della manta, il livello delle luci veniva alzato e abbassato a intervalli in modo da
mantenere un apparente alternarsi di giorno e notte per tutta la durata del viaggio; la mattina in cui era
previsto l'arrivo a Taneth, mi svegliai quando era ancora buio, e controllai che i preziosi campioni di
minerale di ferro fossero ancora nella sacca affidata a Suall, e la lettera di mia madre al sicuro nella
mia. Quello era il giorno in cui mi sarei congedato da Sarhaddon, dopo che lui mi avesse accompagnato
da mio padre, al Palazzo Reale di Taneth; Sarhaddon avrebbe poi proseguito il suo viaggio lungo il
fiume, fino alla Citt Santa, dove era probabile che finisse per trascorrere il resto della sua vita.
Personalmente, io mi augurai che riuscisse a fare strada all'interno della gerarchia del Dominio e a
ottenere un incarico fuori della Citt Santa, perch al di l dell'amicizia che nutrivo nei suoi confronti,
un prete del Dominio costituiva pur sempre un potente alleato.
Arriveremo a Taneth entro un'ora annunci il capitano, attraverso il sistema di
comunicazione. Dovrete tenere pronti i documenti per l'ispezione da parte delle Guardie Marittime, ed
 possibile che ci sia anche un comitato di benvenuto del Dominio: in ottemperanza al regolamento,
infatti, sto per inviare un messaggio relativo all'accaduto, ed  quindi possibile che veniate condotti allo
ziggurat. L'immagine di Taneth verr visualizzata sul tavolo aetherico della sala di osservazione, a
beneficio di quanti fra voi non hanno mai visto quella citt. Spero che abbiate fatto un viaggio
piacevole, a parte l'attacco. Fine del comunicato.
A quanto pareva, le difese di Taneth erano di una rigidit assoluta. Durante la notte eravamo gi
stati intercettati da due pattuglie che ci avevano chiesto di identificarci, e adesso, mentre gi stavamo
rallentando la navigazione in mezzo ad altre mante dirette a Taneth, c'era un'altra imbarcazione che
procedeva parallela a noi, a babordo, tenendo d'occhio tutte le navi in avvicinamento. Quelle misure
m'indussero a chiedermi di cosa potessero aver paura a Taneth, dato che la citt non era mai stata
attaccata, n dalla terraferma n dal mare.
Lasciato il mio bagaglio affidato a Suall, vicino al pozzo centrale, andai a raggiungere
Sarhaddon nella sala di osservazione, dove una splendida immagine della nostra destinazione era stata
visualizzata sul pannello aetherico inserito nel pavimento. Quella era per me la prima volta che avevo
modo di vedere bene la capitale commerciale di Aquasilva: Taneth, la Citt d'Oro.
CAPITOLO SETTIMO
Naturalmente, prima di allora avevo gi visto altre immagini di Taneth, ma mai tridimensionali,
mentre quella fornita dal grande pannello eterico inserito nel pavimento era una copia perfetta della
citt e delle isole circostanti. Nell'osservarla, rimasi stupito che a bordo avessero abbastanza energia di
riserva da poter generare una riproduzione tanto complessa, considerato che il generatore aetherico
dipendeva per l'alimentazione dal reattore principale a legna marina, e che gli di soli sapevano quanta
energia consumasse quell'immagine lunga quasi cinque metri e larga almeno tre.
Ci che pi attir la mia attenzione fu la citt in se stessa, piuttosto che le isole circostanti.
Costruita su uno stretto corridoio di acque calme, fra due fasce di tempeste, Taneth non aveva bisogno
delle mura incombenti che cingevano ogni altra citt di Aquasilva; le isole collinose che punteggiavano
lo stretto intorno a essa erano coperte di foreste lussureggianti, costellate qua e l, nelle radure, da
sfarzose dimore, che Sarhaddon mi spieg essere di propriet dei Grandi Casati.
Taneth era cos vasta, che mi ci vollero alcuni istanti anche soltanto per assimilarne le
dimensioni, in quanto essa copriva otto o nove isole che formavano un piccolo gruppo ravvicinato;
ciascuna di esse doveva essere lunga non pi di due o trecento metri, cosa che dedussi confrontando le
loro dimensioni con la scala dell'immagine, fornita da un lato, ed erano tutte coperte di edifici, con
quelle che sembravano lunghe file di alberi a costeggiare ogni strada. Grandi oasi di verde, che supposi
essere parchi o giardini, punteggiavano l'abitato. L'isola centrale, pi grande delle altre, era lunga oltre
un chilometro e mezzo, e alcuni degli edifici che sorgevano su di essa erano tanto immensi da far
sfigurare tutte tranne le strutture pi grandi di Pharassa; il solo ziggurat era alto circa novanta metri, e
tutte le costruzioni non erano bianche ma di una calda tinta dorata.
Dove si sono procurati la pietra necessaria per costruire tutto questo? domandai a Sarhaddon.
Suppongo l'abbiano importata lungo il fiume, o estratta da una cava su qualcuna delle altre
isole replic lui, scrollando le spalle.
Sempre pi affascinato, continuai a studiare il resto dell'immagine, i grandi ponti che
collegavano ciascuna delle isole esterne a quella principale, le centinaia di navi presenti nei porti di
superficie, cos numerose che al confronto Pharassa sembrava insignificante e piccola quanto Lepidor.
Del resto, Taneth era il centro del mondo.
Dov' il porto sottomarino? chiesi.
Sotto ciascuna delle isole rispose Sarhaddon. Il bisogno di spazio per le merci  tale che
hanno scavato tutta la piattaforma delle isole per creare magazzini e hanno costruito un piccolo porto in
ciascuna di esse. Noi attraccheremo all'Isola Ademar, o a Kandreth, perch se ricordo bene quelli sono i
due porti militari.
Il mio sguardo rimase fisso sul panorama di Taneth offerto dal pannello fino a quando non
arrivammo al limitare del porto. Adesso, potevo vedere fuori delle finestre le forme delle isole che
spiccavano nell'acqua sorprendentemente limpida, ciascuna con le braccia artificiali di un porto
sottomarino che sporgevano dal letto di roccia, che non conservava nulla della selvaggia natura
inviolata che avevo visto al Capo... qui la roccia era stata tagliata e modellata in modo da creare
magazzini, ancoraggi per navi sottomarine e altre strutture, e tutti i contorni erano lisci e arrotondati.
Poi, nel guardare verso il fondo di uno dei porti sottomarini che stavamo oltrepassando, mi
accorsi di un'altra cosa: Taneth era costruita su solida roccia.
Le isole, infatti, si levavano dalla base di una piattaforma oceanica posta alcune centinaia di
metri pi in basso: sotto quella citt non c'era l'aperto oceano in quanto anch'essa, come Lepidor,
sorgeva su una piattaforma continentale. L'acqua risult poi pi profonda verso l'estremit meridionale
dello stretto, ma anche l il fondale continu a essere visibile, e per la prima volta io mi resi conto che
la parte settentrionale e quella meridionale di Equatoria erano costituite essenzialmente dalla stessa
massa di roccia.
Con piccoli e lenti colpi d'ala, la Pakl fluttu verso una torre di servizio a media profondit,
sotto una delle isole; quando arrivammo a una distanza di una trentina di metri circa, il battito delle ali
cess del tutto e la spinta inerziale della manta la port verso l'attracco. Pochi minuti pi tardi
effettuammo il contatto e si avvert il tonfo soffocato degli agganci di ancoraggio che entravano in
funzione.
Le porte sono aperte annunci un membro dell'equipaggio, dal basso. Entro cinque minuti
dall'attracco, sopraggiunsero i funzionari della dogana e anche le Guardie Marittime di Taneth, che
passarono al vaglio i passeggeri per verificare che fra loro non ci fossero pirati o criminali ricercati, e
registrarono il nome di ognuno e il motivo del suo viaggio. A mio parere, quella era tutta una fatica
inutile, perch una volta in citt saremmo potuti andare dove volevamo, ma Sarhaddon mi fece notare
che quasi tutti raggiungevano o lasciavano il continente di Equatoria passando da Taneth, per cui
questo era un modo per sapere quanti stranieri ci fossero sul continente. A quanto pareva, il Dominio e
il Consiglio dei Casati erano concordi nell'insistere perch si effettuasse questo censimento, e su
Equatoria, al di fuori del territorio degli Halettiti, il Consiglio e il Dominio detenevano il potere
assoluto.
Sorprendentemente, per, non trovammo ad attenderci nessun prete del Dominio.
Questo m'indusse a chiedermi se Etlae ci avesse sgombrato la strada, facendo in modo che la
notizia dell'attacco venisse ignorata, o se l'efficienza del Dominio fosse stata ridotta dalla lotta intestina
che si era scatenata. Comunque fosse, pareva che a nessuno importasse del prete morto, come dimostr
il fatto che nel lasciare il porto sottomarino per raggiungere l'accesso di superficie, io e Sarhaddon non
incontrammo un numero di ufficiali superiore al consueto.
Dopo l'atmosfera fresca e umida della manta e del porto, nello scendere i gradini esterni il caldo
secco che regnava a Taneth mi colp come un martello. Fino a quel momento, quando cominciai ad
avere l'impressione che la calura mi prosciugasse le forze, non avevo pensato alla differenza di
temperatura, ma Taneth si trovava quasi sull'equatore, e senza le tempeste che tormentavano la maggior
parte delle altre citt, godeva anche di un clima molto pi secco. Nonostante il fumo e la polvere che la
pervadevano, anche l'aria aveva un sentore diverso, impregnata com'era del profumo di piante che non
esistevano in Oceanus, e mossa da calde brezze provenienti dalle fasce di tempeste e, prima ancora,
dalle giungle dell'Equatoria settentrionale.
Ti ci abituerai mi confort Sarhaddon. Io credo che ogni continente abbia un odore
leggermente diverso, tranne Silvernia, naturalmente, perch l il freddo  tale che il naso ghiaccia e si
stacca se solo si prova ad affacciarsi dalla finestra, almeno stando a quello che mi hanno detto.
Se non altro, qui fa caldo.
Pu darsi che ti troverai a doverti lavare pi spesso nel corso della permanenza a Taneth,
perch qui la pelle secca in fretta.
Io non faticai a credergli.
Grazie replicai, poi mi guardai intorno nella piccola piazza affollata in cui eravamo sbucati, e
aggiunsi: Ora dove andiamo?
La piazza era circondata da eleganti edifici di pietra color sabbia, con finestre ad arco e un
ampio colonnato che si estendeva al di l degli edifici, al livello del suolo; a quanto pareva, tutti coloro
che lasciavano il porto si stavano dirigendo verso quel colonnato, ed erano pochissimi quelli che si
fermavano invece nell'area centrale, tranne che sotto gli alberi.
Dobbiamo trovare il ponte per accedere alla prossima isola. Questa  Ademar, e non credo che
sia collegata direttamente all'isola principale. Naturalmente, dovremo andare a piedi, perch in citt
non sono ammessi mezzi di trasporto che non siano portantine e carretti trainati a mano.  un ordine
del Consiglio, e in questa citt la parola del Consiglio costituisce una legge inappellabile... a meno di
essere un prete, naturalmente.
A quale Consiglio ti riferisci? domandai.
Sapevo infatti che a Taneth c'erano due Consigli... il Senato, composto da tutti i nobili mercanti,
i mastri di corporazione e i capi dei tre clan di Taneth, e poi il Consiglio dei Dieci.
Ai Dieci,  ovvio. Il Senato  soltanto un organo ordinario, che approva cose come l'entrata in
guerra, mentre sono i Dieci che governano effettivamente la citt nel nome dei Grandi Casati. Qui i
nobili mercanti sono i soli che abbiano davvero importanza.
Mentre lo ascoltavo, rammentai come mio padre mi avesse detto che la "Repubblica Tanethana"
era in effetti una forma raffinata di oligarchia, cosa che adesso Sarhaddon mi stava confermando e di
cui io stesso non faticai a vedere le prove mentre procedevamo lungo le strade ombreggiate da
colonnati, a volte sotto di essi e a volte nella frescura offerta dagli alberi nel centro della via. Di l a
poco incrociammo il capo di un Grande Casato, diretto al porto sottomarino a bordo della sua
portantina e preceduto da quattro uomini massicci, muniti di fruste e di bastoni con cui allontanavano
chiunque intralciasse il passo al loro padrone, e vidi un ammiraglio e un oceanografo costretti ad
addossarsi alla parete per lasciar passare quella piccola processione. I Tanethani, peraltro, parevano
accettare questo stato di cose come una parte normale della loro vita, spostandosi di lato per poi
proseguire come se nulla fosse successo.
Dove stiamo andando? domandai.
Al Palazzo, a cercare tuo padre, poi io mi recher allo ziggurat per scoprire quando  prevista
la mia partenza. Il Dominio gestisce un servizio di trasporto via nave sul fiume, fino alla Citt Santa, e
il viaggio per i preti  gratuito, anche se tutti gli altri devono pagare una tariffa maggiorata.
Come faremo a trovare mio padre? In citt ci devono essere oltre duecento conti: chi pu
sapere in ogni momento dove si trovi ciascuno di essi?
Soltanto gli ufficiali anziani del Palazzo. Costituiscono la pi irritante forma di vita
immaginabile, perch si ritengono superiori a chiunque altro, ma anche se le misure di sicurezza
saranno pi strette dei lacci della borsa di un avaro, il tuo lasciapassare diplomatico dovrebbe
permetterci di entrare. Quanto al dopo... ecco, tu ne sai pi di me su cosa succede alla Conferenza.
Prima d'ora, non vi ho mai preso parte.
Ma sai cosa succede, vero? ribatt Sarhaddon, poi rivolse un cenno di richiamo a Suall e
all'altra guardia, e tutti e quattro ci avviammo sotto il colonnato del ponte. Guardandomi intorno, mi
resi conto che ciascuno dei ponti che si diramavano dall'isola centrale costituiva il confine di un porto,
perch le sole navi che potevano circolare fra i porti erano quelle abbastanza piccole da poter passare
sotto le arcate, come le barche a remi e le chiatte legate lungo i moli.
Mio padre mi ha spiegato cosa si suppone che succeda risposi infine,
ma ho la netta impressione che per la maggior parte del tempo i partecipanti non facciano altro
che bere e scambiarsi storie relative ai combattimenti che hanno sostenuto quando erano pi giovani.
E cosa fanno i partecipanti pi giovani? domand Sarhaddon, con un sorriso divertito.
Suppongo che vadano a cercare combattimenti da sostenere. La Conferenza  un'idea
splendida, antica quanto il tempo, ma i problemi connessi agli affari non sono tali da tenere occupati i
partecipanti neppure per una settimana, tanto meno per un mese.
Pensavo che gli Halettiti costituissero un motivo di preoccupazione obiett Sarhaddon,
accigliandosi.
Era insolito che, dei due, io fossi quello che ne sapeva di pi in merito a qualcosa, e il fatto che
fosse lui a chiedere e io a rispondere costituiva un piacevole cambiamento. Inoltre, ero impaziente di
sperimentare in prima persona i lavori della Conferenza, perch capitava di rado che i figli maggiori vi
prendessero parte finch il padre non era troppo vecchio per recarvisi, o non era troppo impegnato negli
affari per mettersi in viaggio. Questa sarebbe quindi stata un'esperienza utile per il futuro, anche se mio
padre aveva solo quarantasei anni e, Ranthas volendo, per parecchio tempo ancora era improbabile che
io venissi chiamato a farne le veci.
Gli Halettiti sono un motivo di preoccupazione soltanto per i conti equatoriani e per il re, ma
gli altri non sembrano dare molto peso alla cosa e sono interessati soltanto ai problemi che li toccano
direttamente.
Stolti comment Sarhaddon, in tono distratto. Rimpiangeranno questo atteggiamento,
quando l'armata degli Halettiti caler su di loro.
Ma succeder davvero? Gli Halettiti non sono mai stati in grado di gestire qualcosa di meglio
di una flotta di pescherecci.
Suppongo di no, perch il Dominio non lo vuole, e la flotta di Taneth li terr sempre lontani
dalla citt e dai suoi cantieri navali.
Quelli di Taneth, come ben sapevo, erano i soli cantieri navali esistenti nell'Equatoria
meridionale.
Ma non potrebbero costruirsi da soli alcune mante? obiettai.
Non hanno le conoscenze necessarie, n porti sottomarini a cui attraccarle, se pure le sapessero
costruire. Il solo modo in cui possono ottenere delle mante  conquistando Taneth, e nessuno ci  mai
riuscito.
C' sempre una prima volta gli ricordai.
Dubito che accada adesso, a meno che gli Halettiti abbiano comprato tutto il Senato, cosa
improbabile, perch per riuscirci avrebbero bisogno di pi denaro di quanto ce ne sia in tutto Haleth.
Dopo che Sarhaddon ebbe accantonato l'idea di un possibile tradimento, percorremmo il resto
del ponte in silenzio. Su di esso incontrai un assortimento di persone di tutti i generi: operai, artigiani,
soldati, massaie, molti abbigliati con gli abiti pi sfarzosi che si potevano permettere in base alla loro
borsa e alla loro posizione sociale, e gli artigiani con lo stemma della corporazione di appartenenza
bene in vista sulla tunica. L, l'accento locale suonava lento e marcato al mio orecchio di provinciale, in
quanto nell'Oceanus occidentale parlavamo il dialetto delle isole, pi vivace ed espressivo di quello di
Taneth.
All'estremit opposta del ponte emergemmo di nuovo sotto l'abbagliante luce solare, passando
accanto a un casotto di guardia i cui occupanti erano impegnati a osservare attentamente dall'ombra
tutti i passanti, un atteggiamento del tutto diverso da quello delle guardie di Lepidor o di Pharassa, che
passavano il tempo a giocare a dadi nella guardiola oppure a casa con le loro donne, pervase
dell'assoluta certezza che non potesse succedere nulla di tanto grave da richiedere l'intervento di pi di
due di loro per risolverlo. Taneth era senza dubbio una capitale scintillante, ma aveva anche altri
aspetti, non ultimo dei quali il fatto di essere una citt perennemente sull'orlo di una guerra.
Credo che questa sia l'Isola Isqdal osserv Sarhaddon, o forse  Laltain; in ogni caso, il
ponte per raggiungere l'Isola della Federazione  dall'altra parte.
Un'ampia strada correva parallela al contorno esterno dell'isola su cui ci trovavamo, quale che
fosse il suo nome, separando l'area riservata ad abitazione o botteghe da quella dei magazzini e dei
moli; il fondo stradale era pavimentato con grandi lastre rettangolari della stessa pietra color sabbia
usata nel resto della citt, e aveva larghi canali di scolo coperti su entrambi i lati.
Gli edifici che sorgevano verso l'interno dell'isola, lontano dai moli, erano tutti abbastanza
simili fra loro e ricordavano quelli di Oceanus: non troppo sfarzosi, alti al massimo tre piani, con i
tipici colonnati e arcate pi piccole ai piani superiori, una caratteristica che non era stata presente negli
edifici dell'isola su cui eravamo inizialmente sbarcati; anche qui, sul tetto di ogni casa c'era un giardino
pensile, cosa che aveva dato alla citt il suo aspetto boschivo quando l'avevo vista dall'alto, sul
pannello aetherico della nave; le piante che potevo vedere adesso, sia pendenti dai tetti che disposte
lungo la strada, erano di un verde diverso e pi chiaro, con larghe foglie pi adatte al clima secco di
Taneth.
Intorno a noi, le strade erano affollate e rumorose, perch pareva che tutti stessero parlando a
voce altissima; ovunque il sentore dei moli, un misto di cordami e di pece, copriva ogni altro odore
come un vasto miasma, rendendo a tratti sgradevole respirare, e anche la gente non sembrava
particolarmente pulita. Nel complesso, Taneth non mi stava piacendo quanto credevo, e stavo
scoprendo a mie spese che la sua realt era molto diversa dalla scintillante citt della leggenda.
Credo si debba andare da quella parte disse Sarhaddon, indicando verso il punto in cui la
strada descriveva una curva, intorno all'estremit dell'isola. Non prendertela per con me se dovessi
sbagliare, e non aver paura di spingere, perch qui nessuno si sposta per farti passare se non sei
preceduto da un paio di massicci lacch. Come pu chiunque sopportare di vivere sempre qui?
chiesi.
Non ne ho idea. Anch'io la penso come te, i Tanethani, invece, non riescono a capire come ci
possa essere qualcuno che non voglia vivere in una citt di queste dimensioni.
Mentre parlavamo, andai a sbattere contro qualcuno che sembrava essersi materializzato davanti
a me; l'uomo prosegu per la sua strada scagliandomi contro da sopra la spalla una sfilza di invettive
che mi lasci stupefatto.
Tua madre era una capra e tuo nonno se la faceva con i cammelli grid Sarhaddon,
all'indirizzo della schiena dell'uomo, continuando a camminare.
Quando quella situazione si ripet, provvidi a ribattere di persona, ma i miei insulti risultarono
troppo esitanti e troppo poco fantasiosi per essere notati. D'altro canto, dove vivevo io, la gente non era
abituata a insultarsi a vicenda in questo modo lungo la strada.
Devi mettere in discussione la loro ascendenza sugger Sarhaddon,
inserendo uno o due animali nel loro albero genealogico. Un altro modo per toccarli nel vivo 
insinuare che non siano abili mercanti, perch in genere ai Tanethani interessano soltanto la loro borsa
e la loro capacit di accumulare denaro. Ah, bada di non insultare mai un membro di un Grande Casato,
a meno che non sia lui a offenderti per primo, e anche in quel caso non ribattere se si tratta di un capo o
di un erede del Casato. Con gli altri, puoi rispondere come preferisci.
Imboccando la strada che Sarhaddon aveva scelto, trovammo il ponte che conduceva dall'Isola
Isqdal (o forse Laltain) all'isola centrale, che Sarhaddon aveva definito della Federazione, anche se non
sapeva spiegare l'origine di quel nome. Quel secondo ponte risult ancora pi affollato del primo, e
notai che i passanti parevano appartenere a classi pi elevate.
L'Isola della Federazione, la grande isola che costituiva il cuore di Taneth, era costruita su una
scala pi vasta e grandiosa. Qui le case erano pi alte, i loro colonnati pi decorati, le porte protette da
portici di legno di cedro, e la strada principale era in realt un ampio viale, fiancheggiato da quattro file
di alberi ricchi di fronde, che ne trasformavano la sezione centrale in una sorta di galleria verde. Alcuni
edifici sfoggiavano al primo piano caff e bar, anch'essi ombreggiati da alberi e gallerie, segno che qui
si godeva degli aspetti pi piacevoli della vita di Taneth.
Sull'Isola della Federazione, perfino i moli e i magazzini erano pi puliti e meglio tenuti rispetto
a quelli che avevamo oltrepassato in precedenza, molte delle navi l attraccate erano imbarcazioni da
diporto, navi di linea o trasporti di spezie, salvo qualche occasionale incrociatore a cinque alberi
ancorato e deserto. Nel notare quell'assortimento di imbarcazioni, mi resi conto che quella non era la
sezione principale del porto, bens quella riservata agli yatch di lusso. Non appena incrociammo la
prima strada che portava in quella direzione, svoltammo verso l'interno su un altro grande viale bordato
di alberi, questa volta su due livelli, in quanto una passerella dotata di parapetto correva al di sopra del
colonnato che si snodava al livello del suolo. Tende a strisce dai colori vivaci si estendevano da ogni
edificio, alcune a ombreggiare un caff, altre sfoggianti un'insegna che indicava l'attivit della
sottostante bottega. Mio malgrado, nel camminare mi ritrovai a contemplare ogni cosa a bocca aperta,
stordito dalle semplici dimensioni di quella citt, dalla quantit di gente che avevo intorno e dallo
splendore degli edifici.
La strada su cui eravamo risaliva il pendio della collina, e quando fummo pi vicini alla
sommit, dopo aver incrociato un altro ampio viale, l'aspetto delle costruzioni mut nuovamente. Non
avrei mai creduto che Taneth potesse diventare ancora pi splendida, ma adesso dovetti arrendermi
all'evidenza, di fronte alla vista dei Palazzi, isolati uno dall'altro, ciascuno pi elegante del precedente e
pi decorato, in quanto il suo proprietario era intenzionato a sfoggiare la propria ricchezza in ogni
modo possibile.
Quegli edifici erano leggermente rientrati rispetto alla strada e ombreggiati da alberi; una fila di
fontane era disposta lungo il centro della strada e altre due file erano sistemate all'esterno degli alberi, a
fornire un gradito sollievo dai sentori sgradevoli della citt bassa; l, inoltre, la calca era minore, e io
tornai a sentirmi pi a mio agio, forse grazie anche agli spruzzi delle fontane che fluttuavano nell'aria.
Siamo al di sopra del distretto del mercato. Qui ci sono le dimore dei Grandi Casati spieg
Sarhaddon, poi indic verso sinistra e aggiunse:
Laggi c' la piazza principale del mercato, da cui parte la strada che porta direttamente al
Palazzo. La maggior parte delle persone meno abbienti che deve venire quass utilizza la strada
principale, quindi quasi tutte le persone presenti su questa strada lavorano per uno dei Grandi Casati.
La bandiera antistante ciascuna dimora indica a quale Casato essa appartenga, se ne conosci i colori. Io
sono in grado di riconoscerne solo alcune... quella rossa e bianca  dei Canadrath, quella gialla e
arancione dei Foryth, porpora e giallo sono i colori del Casato Hiram... sbaglio, oppure figuravano
sull'elenco di Xasan? Mi pare di s risposi, guardandomi intorno come uno zotico di campagna alla
sua prima visita in citt, senza nessuna voglia di cercare proprio allora l'elenco, che era in fondo alla
mia sacca.
Blu notte e argento... mi chiedo a chi appartengano quei colori continu Sarhaddon, portando
avanti le sue spiegazioni mentre arrivavamo davanti alle mura incombenti del palazzo in questione.
L'edificio che lui stava indicando dava l'impressione di aver visto tempi migliori, con le decorazioni
sbiadite, le imposte sbrecciate e la bandiera che sembrava intaccata dalle tarme.
Chiunque siano, stanno attraversando tempi difficili osservai, chiedendomi se era possibile
per i Grandi Casati cadere in disgrazia e cessare di esistere, o se i Casati non erano mai cambiati da
quando la citt era stata fondata. La prima ipotesi mi sembrava la pi plausibile, perch senza dubbio i
Tanethani, pi di qualsiasi altro popolo, non dovevano avere tempo o pazienza per chi falliva. Da dove
mi trovavo, potevo vedere le torri del palazzo fare capolino da dietro l'alto muro di cinta, ovviamente
costruito a scopo di difesa, che sembrava del tutto fuori posto in un distretto elegante come quello,
lontano dai confini cittadini, e che in qualche punto cominciava a sgretolarsi; d'altro canto, proprio per
la natura del quartiere, il muro sembrava essere pi che altro un ornamento, anche perch se un
invasore fosse giunto fino a l, questo avrebbe significato che Taneth era perduta. Oppure, poteva darsi
che il muro fosse stato eretto per garantire protezione in caso di tumulti cittadini.
Le porte principali del Palazzo erano in fondo a una strada che correva dritta fino al limitare
estremo dell'isola; guardando in quella direzione, vidi una grande piazza cinta da edifici, dove non era
possibile trovare un solo centimetro di spazio libero, e supposi che si trattasse della piazza del mercato.
Alle porte, trovammo in attesa una piccola fila di persone, bloccate dalle guardie che
interrogavano chiunque desiderava entrare.
Meglio aspettare in coda sugger Sarhaddon. Quelle sono truppe del Consiglio dei Dieci, e
per loro nessuno  tanto importante da poter passare indisturbato.
Ci disponemmo quindi ad attendere, con Suall e il suo compagno fermi dietro di noi, e ben
presto io cominciai a sentirmi sgradevolmente accaldato, perch mentre le guardie e i primi postulanti
si trovavano all'ombra, il resto di noi era costretto a restare all'esterno, dove non c'era protezione dal
calore torrido della giornata; notando che gli altri apparivano meno a disagio di me, mi chiesi se i
Tanethani fossero pi abituati a quelle temperature.
Con mio profondo sollievo, giunse finalmente il nostro turno, e anche questa volta lasciai che
fosse Sarhaddon a parlare per entrambi.
Cosa volete? domand, laconico, l'ufficiale di guardia, un uomo alto dalla barba biforcuta.
Il figlio del Conte di Lepidor chiede di essere ammesso a Palazzo rispose Sarhaddon.
Lepidor? Non ne siamo stati informati. Potete provare la vostra identit?
Ancora una volta, esibii il lasciapassare diplomatico che i militari di Pharassa mi avevano dato
perch potessi ottenere il passaggio sulla manta, insieme alla lettera della Reggente, e consegnai il tutto
alla guardia, che lesse i documenti e si gir per chiamare un subordinato.
Abbiamo una riproduzione del sigillo di Lepidor? chiese.
Vado a prenderla? Su quale continente?
Oceanus, vero? mi domand l'ufficiale, e io annuii.
Il sottufficiale torn un momento pi tardi con una pergamena su cui erano rozzamente
riprodotti gli emblemi di ciascuna delle citt di Oceanus.
Corrisponde afferm l'ufficiale, dopo un rapido controllo. Attraversa il cortile fino
all'anticamera grande. L, uno degli ufficiali dovrebbe essere in grado di dirti dove sia tuo padre.
Manderei un uomo a cercarlo, ma non ne ho abbastanza a disposizione.
Poi ci fece cenno di passare oltre, e finalmente ci trovammo all'interno del Palazzo.
Attraversato il cortile, che era piantumato con alberi di arance e di limoni, ed era cinto da
colonnati addossati alle pareti, oltrepassammo una porta di cedro rivestita in bronzo e fummo assaliti
nuovamente dal familiare sentore di tutti i palazzi, l'intensa fragranza che parlava di lussi e di
comodit.
Un ufficiale dall'aria annoiata era seduto dietro una scrivania in fondo alla sala, intento a limarsi
le unghie.
Lui dovrebbe saperci indirizzare afferm Sarhaddon.
Ci avvicinammo quindi per chiedere dove fosse possibile trovare mio padre, ma avevamo fatto i
conti senza l'arroganza degli ufficiali tanethani, come dimostr il fatto che l'uomo ci prevenne prima
ancora di darci l'opportunit di aprire bocca.
Cosa ci fanno qui due vagabondi come voi? ci apostrof.
Io ero consapevole di non avere indosso i miei abiti migliori, ma di certo non avevo l'aspetto di
un vagabondo, anche se non potevo reggere il confronto con l'abbigliamento dell'ufficiale, degno di un
pavone.
Mio padre  il Conte di Lepidor ribattei, irritato dal modo in cui i Tanethani sembravano
guardare tutti dall'alto al basso.
S, e io sono il Re degli Halettiti. Chi vi ha lasciati entrare?
Le guardie, che sanno riconoscere un lasciapassare diplomatico, quando ne vedono uno
replicai; non avrei saputo spiegare perch avessi aggiunto quello che poteva essere quasi considerato un
diretto insulto, ma sapevo di non aver fatto tanta strada soltanto per essere buttato fuori da un
presuntuoso ufficiale di corte. Di fronte a quell'offesa, per, il mio interlocutore arross cos
violentemente da far temere che potesse avere un colpo apoplettico.
Come osi sottintendere che non so fare il mio lavoro? esclam.
Fammi vedere questo lasciapassare diplomatico.
Io accennai a porgerglielo, ma lui me lo strapp di mano prima che potessi consegnarglielo.
Questo  della Marina Imperiale osserv.
Stilato da un ufficiale aquasilvano, un tuo pari.
Ti stai addentrando su un terreno pericoloso mi sibil Sarhaddon.
Qui non  valido, perch adesso non siamo in Oceanus e Thetia non ha potere.
Possibile che quell'uomo fosse deciso a ostacolarci? E se lo era, per quale motivo stava agendo
cos? Quale possibile importanza potevo mai avere per quell'ufficiale? A meno che non fosse stato uno
dei complici di Etlae... ma quella era una lotta interna del Dominio, e comunque quale utilit avrebbe
potuto avere per Etlae, impedirci di entrare nel Palazzo?
Se vuoi essere tanto gentile da chiamare il conte,  possibile che lui chiarisca la situazione
suggerii, cercando di essere ragionevole, nonostante l'irritante scortesia del mio interlocutore.
Fuori discussione! Questo conte, chiunque sia, non vorr certo essere disturbato da un paio di
vagabondi mentre  impegnato nella Conferenza. Pare che gi lo sia, pensai irosamente, se questo
esemplare  un campione indicativo della fauna locale.
Guardie! grid intanto l'uomo.
Assalito da un improvviso senso di timore, guardai con ansia verso Sarhaddon, ma proprio in
quel momento nella camera entr un altro uomo.
Cos' tutta questa confusione? domand.
Il nuovo venuto, che doveva avere una quarantina d'anni, non sembrava un uomo che fosse
piacevole avere per nemico, impressione accentuata dal naso storto a causa di una vecchia frattura e
dagli occhi infossati. Il suo abbigliamento, una veste arancione abbinata a una catena d'oro che gli
pendeva dal collo, avrebbe potuto essere definito ridicolo su un'altra persona, ma in quell'uomo non
c'era nulla che si potesse ritenere ridicolo, neppure sforzando al massimo la propria immaginazione, e
lui dava invece l'impressione di essere una persona abituata ad avere sempre la meglio in tutto, una che
era meglio non offendere.
Due vagabondi stavano cercando di importunare un conte, Sommo Consigliere Foryth spieg
la guardia.
Allora che cosa aspetti a espellerli?
Purtroppo, non siamo vagabondi, Sommo Consigliere intervenni con freddezza, chiedendomi
se quel titolo significasse che il nuovo venuto era un membro del Consiglio dei Dieci; senza dubbio era
membro di un Grande Casato, dato che quello dei Foryth era stato uno dei palazzi pi sfarzosi che
avevamo incontrato lungo la strada, quello con la bandiera arancione e gialla... un particolare che
poteva spiegare il perch di quella veste arancione.
Tu chi saresti?
Il conte che stiamo cercando di "importunare"  mio padre.
Districheremo quanto prima questa faccenda, ma per il momento la Conferenza  in corso e io
ho fretta. Guardia, trattienili e appura poi la veridicit delle loro affermazioni.
Con quelle parole, Foryth accenn ad allontanarsi verso la porta opposta.
Non avere tanta fretta, Tanethano!
Il cuore quasi mi si ferm per l'ondata di puro e semplice sollievo che mi sopraffece: anche se
non si trattava di mio padre, infatti, quella era una delle uniche altre due persone presenti a quella
Conferenza che fossero in grado di riconoscermi e che non fossero nostri nemici.
Non contento di aver cercato di derubarmi, adesso stai tentando di gettare in prigione il figlio
del mio alleato. Lascia in pace questi due, Tanethano.
Resta fuori da questa faccenda, Oceaniano! ingiunse Foryth. Chi siano questi due non ha per
me la minima importanza. Guardie!
Le guardie, che erano rimaste ferme, in silenzio, in fondo alla stanza fin da quando l'ufficiale le
aveva convocate, esitarono ad avanzare, incerte sul da farsi.
Intanto, la persona che aveva interrotto Foryth oltrepass la soglia ed entr nel mio campo
visivo, venendo a fermarsi davanti al Sommo Consigliere. Alto e massiccio, Courtires, Conte di Kula,
torreggiava di almeno una dozzina di centimetri sul Tanethano, e stava sostenendo il suo sguardo con
assoluta tranquillit.
Tanethano, non m'importa chi sei, o quale sia la tua posizione. Hai cercato di truffarmi e
adesso stai escogitando altri trucchi altrettanto disonesti. Ti suggerisco di richiamare le guardie, e di
evitare per oggi di tentare di incriminare altri Oceaniani.
Non  piacevole avermi per nemico, Oceaniano.
A quanto pare, non vali molto neppure come amico. Io eviter di informare il re del fatto che i
Sommi Consiglieri truffano gli uomini di cui lui sta cercando di ottenere l'aiuto, e tu, da parte tua,
lascerai in pace questi due.
Il Sommo Consigliere fiss per un momento Courtires negli occhi con un'espressione di puro
odio, poi intim alle guardie di andarsene con un secco cenno del capo.
Oggi hai commesso un errore, Oceaniano. Spero che tu non finisca per rimpiangerlo.
Avrete bisogno del nostro aiuto, quando vi troverete con gli Halettiti alle porte, Tanethano. Il
fatto che siamo dei provinciali non ti concede il diritto di offenderci.
Avrei potuto farvi gettare comunque tutti in prigione, ma oggi voglio essere generoso. Solo per
questa volta, per ammon il Tanethano, poi gir sui tacchi e si allontan a grandi passi attraverso
un'altra porta, diversa da quella verso cui si era diretto inizialmente, cosa di cui non potei evitare di
chiedermi il perch.
Courtires appunt intanto lo sguardo sull'ufficiale, che balbett qualche parola di scusa e
sfoggi un sorriso caloroso quanto fasullo, invitando con un cenno Sarhaddon e me a seguirlo.
Non sarebbe ora che io andassi? mi sussurr Sarhaddon.
Aspetta prima che mio padre ti possa procurare un salvacondotto per raggiungere il Tempio
replicai.
Mi dispiace per quello che  successo ci disse Courtires, mentre percorrevamo i corridoi
relativamente vuoti del Palazzo; la sua voce, profonda e sicura, si abbinava perfettamente al suo fisico.
A proposito, cosa ci fate qui, voi due? Buon giorno a te, Accolita...
Sarhaddon.
Eri in servizio al Tempio di Lepidor, vero? S... s,  cos balbett Sarhaddon, stupito che il
conte di un'altra citt si ricordasse di lui dopo averlo appena intravisto nel corso di una breve visita; io,
peraltro, conoscevo bene la formidabile memoria di Courtires... che ricordava ancora come io avessi
rubato una mela nelle cucine nel corso di una visita a Kula, quando avevo solo quattro anni.
Allora, cosa vi conduce qui? chiese ancora il conte. Di certo, tuo padre non ti stava
aspettando.
Buone notizie replicai con un sorriso, lieto di essere su un terreno sicuro e, finalmente, fra
amici. Ti ricordi di quel prete minerario che abbiamo salvato da un naufragio, alcuni mesi fa?
Si chiamava Istiq, vero? Se non sbaglio, vi stava aiutando a trovare altri filoni di gemme.
Proprio cos. Ha cominciato le ricerche nell'estremit settentrionale della miniera, dove
avevamo raggiunto un letto di roccia, e ha trovato qualcosa di molto pi prezioso.
Ferro? intu Courtires. Ha trovato del ferro? Io annuii.
Il conte sgran gli occhi per la sorpresa, poi mi assest una pacca sulla spalla.
Queste sono davvero buone notizie, non solo per tuo padre, ma anche per me. Di certo, adesso
tu avrai un clan su cui governare... basta incertezze per il futuro.  stata una mossa intelligente da parte
tua venire a raggiungere tuo padre qui, prima che partisse. So che la decisione deve essere stata presa
da tua madre, ma sono certo che tu abbia avuto voce in capitolo al riguardo osserv Courtires, che
era di indole generosa, e molto pi portato ai complimenti di quanto lo fosse mio padre.
Durante il tragitto, mi raccont poi qualcosa di quello che stava succedendo alla Conferenza,
tutte cose relative per lo pi all'intensificarsi della minaccia costituita dagli Halettiti, come conseguenza
del ritorno di Reglath Eshar. Per me, era un conforto essere di nuovo in compagnia di persone familiari;
dopo tutto, Courtires era il pi vecchio amico di mio padre e suo alleato da sempre... insieme a
Moritan, l'enigmatico ex-assassino divenuto governante, essi costituivano una delle cinque principali
fazioni di Oceanus.
Non sapevo perch Courtires non si fosse trovato nella sala della Conferenza, comunque al
nostro arrivo trovammo i conti che stavano defluendo dalla sala dopo la fine della sessione. Courtires
chiam mio padre per nome a gran voce, e sul volto del Conte Elnibal l'incredulit cedette il posto alla
gioia mentre lui ci veniva incontro insieme a Moritan, ignorando il suo nemico Lexan che, in disparte,
lo stava fissando con occhi roventi.
CAPITOLO OTTAVO
Mio padre quasi mi stritol in uno dei suoi consueti abbracci, poi si ritrasse e mi squadr con
occhio critico.
Cosa ci fai qui? domand. Essendo stato un soldato, era per natura propenso ad andare subito
al nocciolo delle questioni, come Courtires, solo che al suo posto sarebbe stato ancor meno
diplomatico con il Sommo Consigliere.
Una volta che ci fummo tratti in disparte, l'impazienza di informarlo ebbe la meglio su di me, al
punto che dimenticai del tutto le parole che avevo preparato con cura durante le lunghe, noiose ore
trascorse a bordo della Pakl.
Ferro! Abbiamo trovato il ferro nelle miniere di gemme. Ce n' a tonnellate, tanto che il
Domine Istiq ha valutato che la vena possa durare per trecento anni dissi, tutto d'un fiato.
Sul volto di mio padre, l'incredulit lott per un momento con il giubilo, ma lui non mi chiese
se stavo dicendo sul serio, perch doveva essere consapevole che non avrei attraversato mezzo
Aquasilva soltanto per fargli uno scherzo.
Hai dei campioni? chiese invece, poi si guard intorno e aggiunse:
Cerchiamo un posto privato dove parlare, prima che Lexan e i suoi striscianti scagnozzi
cerchino di origliare.
Da questa parte sugger Moritan, indicando lungo un corridoio pavimentato a mosaico, che si
allontanava dall'area di ricevimento adorna di colonne dove ci eravamo soffermati.
Ma queste stanze non sono infestate di spie? obiett Courtires, in tono dubbioso.
Moritan si limit a sogghignare.
Sono certo che il re apprezza il fatto che noi si metta di continuo fuori servizio le sue spie
comment mio padre, in tono asciutto.
In tal caso, non dovrebbe farci spiare ribatt Moritan, un ometto dai corti capelli neri e con
occhi azzurri, il cui portamento ricordava quello di un lupo famelico. Non se vuole ottenere del denaro
da noi.
E non dovrebbe neppure proporre un tasso d'interesse cos basso aggiunse Courtires.
La terza porta lungo il corridoio era socchiusa, e nel parlare lui la spalanc ed entr in una
spoglia anticamera, le cui pareti imbiancate a calce erano decorate soltanto da una sottile bordura;
quanto all'illuminazione, era fornita da una singola finestra, che si affacciava su un cortile.
Una volta dentro, presentai Sarhaddon a mio padre, che lo esamin con attenzione e infine
annu in segno di approvazione.
Ti ringrazio per aver mantenuto mio figlio tutto intero, Accolita disse quindi.
Non  stato facile, quando stava combattendo contro i pirati replic Sarhaddon.
D'istinto, io abbassai lo sguardo sul bracciale grigio scuro che mi cingeva il polso, ricordando le
parole del messaggio e l'avvertimento di non far sapere nulla a Sarhaddon riguardo a esso.
Pirati? ripet Moritan, inarcando un sopracciglio. Sulla rotta da Oceanus?
Credo sia meglio rimandare a dopo una spiegazione completa tagli corto mio padre,
chiudendo la porta e segnalando al resto di noi di sedersi, poi scocc a Moritan un'occhiata
significativa, indicando verso la finestra, e il piccolo ex-assassino... che era meno alto di me, ed era
quindi decisamente basso rispetto quasi a chiunque altro... attravers in silenzio la stanza, balzando sul
davanzale con un singolo movimento fluido. Un momento pi tardi, salt di nuovo a terra, segnalando
che fuori era tutto tranquillo, e fece scorrere la mano lungo il bordo della finestra e la giuntura fra
pavimento e parete, soffermandosi due volte per chiudere con qualche pezzetto di stoffa un paio di
spioncini. Osservandolo, mi trovai a invidiare la sua economia di movimenti; per esempio, il balzo sul
davanzale era stato eseguito con tempismo perfetto, mentre se ci avessi provato io mi sarei sicuramente
rotto la testa.
Adesso non c' nessuna spia in ascolto, del re o del Consiglio annunci infine Moritan.
Questo posto  ridicolo, non si pu neppure ruttare senza che al riguardo venga inviato un rapporto al
Consiglio dei Dieci. Non  certo come a casa, dove possiamo riconoscere quei grassi rospi di Lexan a
un chilometro di distanza, e dove tutte le spie presenti a Palazzo lavorano per noi.
Quasi tutte gli ricord Courtires. Imperturbato, Moritan mim con la mano l'atto di tagliare
una gola e si mise a sedere sulla sola sedia ancora libera.
Ho portato alcuni campioni dissi, frugando nel mio bagaglio, che avevo recuperato da Suall
prima di lasciarlo fuori in attesa, insieme agli altri servi. La mamma  del parere che probabilmente
vorrai stipulare un contratto con un mercante di Taneth, per vendere il minerale qui, invece di
smerciarlo a Pharassa, a un prezzo inferiore.
Ha ragione, anche se detesto l'idea di avere qualcosa a che spartire con questi ladroni
tanethani.
Intanto, io riuscii finalmente a trovare la sacca che conteneva i campioni dopo essermi graffiato
le nocche contro qualcosa di affilato, e li lasciai cadere nella mano di mio padre, che ne pass qualcuno
agli altri e ne esamin uno con occhio critico.
Haaluk e Istiq mi hanno garantito che  di buona qualit aggiunsi, ansioso di rassicurarlo.
Sembra lo sia convenne Courtires, passando un dito massiccio sul pezzo di minerale che
aveva in mano.
Io per continuai a sentirmi in tensione, in attesa del verdetto di mio padre.
S, pare di buona qualit. Hai detto che ne abbiamo per trecento anni? afferm lui, infine.
Prese quindi a sottopormi a un vero e proprio interrogatorio relativo ai dettagli di ci che
avevano detto il prete e il sovrintendente della miniera, continuando anche dopo che gli ebbi
consegnato le loro lettere; in qualit di futuro governante, ci si aspettava che io ricordassi tutti i
dettagli, e in passato lui mi aveva spesso interrogato in quel modo per verificare se rammentassi o
meno le lezioni, ma mentre da un lato non avevo problemi a tenere a mente quello che le persone
avevano detto, d'altro canto non riuscivo a farlo con i numeri e gli elenchi; com'era prevedibile, quindi,
il mio ricordo dei margini di profitto ipotizzati da Istiq e da Haaluk risult penosamente inadeguato.
Quando ebbe finito con le domande, mio padre mi rivolse un cenno di approvazione, e soltanto
allora mi concessi di rilassarmi un poco.
Hai fatto bene a portare qui questi campioni, e credo anch'io che la soluzione migliore sia
quella di appoggiarsi a un mercante tanethano afferm poi, lasciando scorrere lo sguardo sul resto di
noi. Questo per ci presenta un altro problema, amici miei, dato che ci sono oltre centocinquanta
Grandi Casati fra cui scegliere.
I centocinquanta pi abili truffatori di Taneth borbott Moritan.
Forse potrei semplificarti la scelta affermai con un certo nervosismo, frugando di nuovo nella
sacca alla ricerca dell'elenco che il capitano cambressiano, Xasan, mi aveva frettolosamente stilato su
un pezzo di carta.
Lungo la strada ci siamo fermati a Kula, dove ho incontrato un capitano cambressiano, la cui
manta era stata attaccata dai pirati. Mi  parso affidabile, e mi ha fornito un elenco dei cinque Grandi
Casati pi onorevoli e degni di fiducia.
Ti sei proprio dato da fare, e sei stato davvero previdente comment mio padre. Eccellente.
Quali sono questi casati?
Dal momento che le sue lodi non erano mai sperticate n frequenti, fui contento di averne
ricevute due nell'arco di cinque minuti.
Hiram, Banitas, Jilreith, Dasharban e Barca lessi.
Questo restringe il campo a cinque soli ladroni in guanti gialli comment Moritan. Non
cercate di restringerlo ulteriormente, perch dareste la caccia ai fantasmi.
Hai qualche utile contributo da dare a questa discussione? ribatt mio padre, fissandolo con
un'espressione fra il divertito e il seccato.
I Jilreith sono clienti dei Foryth, che sono uno dei Casati pi potenti, e anche i peggiori
criminali.
Allora escludiamoli a priori interloqu Courtires. Oltre a essere un porco malvagio e
manipolatore, Lord Foryth ha una netta antipatia per Cathan, anche se ti garantisco che il ragazzo non
ne ha colpa. Questa mattina, Foryth ha cercato di truffarmi, il che spiega la mia assenza alla sessione,
dato che ero andato a cercarlo, trovandolo impegnato a seminare altri guai.
Notai che Courtires si astenne dal menzionare l'esatta natura di quei guai, probabilmente per
evitare che mio padre sfidasse Foryth a duello, considerato che lui perdeva sempre la calma nella
maniera pi totale e assoluta se qualcuno minacciava me, mia madre o mio fratello.
Al riguardo mi basta la tua parola dichiar mio padre, che si fidava sempre in maniera
assoluta di coloro che definiva amici. Questo comportamento non sarebbe stato consigliabile a Taneth,
ma in Oceanus i confini fra amici e nemici erano molto ben delineati. L c'erano infatti quindici conti,
tre per ciascuna fazione, e le alleanze erano stabili da decenni, mentre a quanto avevo sentito dire, a
Taneth i patti venivano stipulati soltanto per essere infranti.
Qualcuno pu darci indicazioni sugli altri Casati? chiese poi.
Credo che Dasharban sia sul libro nero del Dominio afferm Sarhaddon, dopo un momento
di riflessione. Pu darsi che si tratti di un altro Casato il cui nome comincia con la D, ma a me pare
che si tratti proprio di questo, e se  cos non ti conviene avviare rapporti troppo stretti con esso,
soprattutto se vuoi evitare di essere indagato dai Sacri.
Allora Dasharban  escluso dichiar Courtires, in tono piatto, e mio padre fu pronto ad
annuire.
A meno che qualcuno di voi sappia qualcosa in merito agli altri tre, dovremo provare a
contattarli. Possiamo cominciare anche subito, dato che per oggi non ci sono altre sessioni del
Consiglio e che abbiamo gi pranzato.
Se non  di troppo disturbo osserv Sarhaddon, mentre lasciavamo la stanza, io avrei
bisogno di raggiungere lo ziggurat.
Ma certo annu mio padre. Ti ringrazio per aver scortato fin qui Cathan e ti faccio i miei
auguri per la tua carriera. Se tornerai a Lepidor, sarai sempre il benvenuto. Noi Oceaniani non siamo
come i Tanethani prosegu, infilando una mano nella tasca della veste color verde cupo e
prelevandone una piccola sacca di denaro. Noi paghiamo sempre i servigi che ci vengono resi. La
cifra non  elevata, perch attualmente non siamo abbastanza ricchi, ma sar lieto se ti torner utile una
volta nella Citt Santa, magari aiutandoti a trovare un potente protettore.
G... grazie, Conte Elnibal balbett Sarhaddon.
Fuori del Palazzo ci congedammo infine con una stretta di mano, e io mi chiesi se lo avrei mai
rivisto.
Arroganti ciarlatani! borbott mio padre in tono rovente, mentre ci allontanavamo dalla
dimora dei Banitas. Se sono degni di fiducia, allora io sono l'Imperatore di Thetia!
Io non dissi nulla, perch quando era infuriato mio padre faceva veramente paura e non era
persona che convenisse provocare ulteriormente. Nelle ultime tre ore, avevamo cercato di arrivare a un
contratto sia con gli Hiram che con i Banitas, ma avevamo collezionato due fallimenti. Il capo del
Casato Hiram era stato abbastanza cortese e aveva avuto un motivo valido per respingere la nostra
proposta, in quanto una delle loro mante era stata presa dai pirati e adesso non avevano abbastanza navi
da poter effettuare una corsa periodica fino a Lepidor, area con cui attualmente non avevano gi altri
collegamenti. Sia pure con riluttanza, mio padre aveva dovuto ammettere che con ogni probabilit
Hiram era stato sincero e ci aveva fatto un favore, evitando di accettare un contratto che sapeva di non
poter poi mantenere.
Con i Banitas, invece, le cose erano andate in maniera del tutto diversa: anche se era stato
raccomandato da Xasan, quel Casato era parso tutt'altro che onorevole, e la malcelata ostilit dei suoi
membri mi era parsa non solo offensiva ma anche incomprensibile, un atteggiamento molto simile a
quello che avevo riscontrato in precedenza anche nell'ufficiale di Palazzo e in Foryth. Non capivo per
quale motivo un Casato avesse rifiutato un affare del genere: senza dubbio i Banitas dovevano essere
stati consapevoli che questo avrebbe creato loro una brutta reputazione presso i conti di provincia, dato
che la giustificazione che avevano addotto per il loro rifiuto era stata una palese menzogna e che
questo, pi di ogni altra cosa, aveva avuto l'effetto di far infuriare mio padre. Il disfattismo di Moritan
cominciava ad apparirci sempre pi fondato.
Bene, tanto vale tentare con l'ultimo Casato dell'elenco, Barca dichiar in tono stanco mio
padre, quando infine ci arrestammo, a una certa distanza dalla dimora dei Banitas. Provare non costa
nulla, e se dovessimo collezionare un altro buco nell'acqua potremmo sempre indire una nuova riunione
per decidere il da farsi.
Nel frattempo, il sole aveva passato lo zenit ormai da qualche tempo, e la calura opprimente del
mezzogiorno si era placata quanto bastava per indurre la gente a uscire di nuovo per le strade, sia pure
tenendosi all'ombra. Mio padre ordin a uno dei tre servi che ci accompagnavano di fermare un
passante e di chiedere dove fosse la dimora dei Barca e quali colori la contrassegnassero.
La dimora  quasi in cima alla prossima strada rifer il servo. I colori sono blu notte e
argento.
Blu notte e argento? Quelli non erano stati i colori di quella dimora in avanzato stato di
decadenza davanti a cui io e Sarhaddon eravamo passati nell'andare al Palazzo? Se si trattava davvero
di quella, non avevamo molte speranze di poter stipulare un contratto affidabile, ma se erano
abbastanza disperati, forse i Barca non si sarebbero dimostrati troppo arroganti. Cosa aveva detto
Xasan, al loro riguardo? Anni di cattiva gestione, ma adesso il Casato aveva un nuovo capo.
La dimora dei Barca risult essere proprio quella male in arnese che rammentavo, anche se il
suo aspetto appariva meno fatiscente adesso che non era illuminata in pieno dal sole. Come in tutte le
dimore, il piano terreno era rialzato di alcuni gradini rispetto alla strada, e le finestre erano poche ma
grandi e con il davanzale alto, in modo da rendere difficile ai passanti di sbirciare all'interno.
Al nostro avvicinarci, la porta si apr e sulla soglia apparve un vecchio che indossava una logora
livrea azzurro cupo; nonostante l'et avanzata, i capelli e la barba erano ben curati e gli occhi erano
ancora lucidi e acuti.
Siete qui per vedere il padrone? domand, mascherando bene la sua eventuale curiosit.
S, se  in casa rispose mio padre, che almeno esteriormente pareva aver ritrovato la calma.
Dentro di me, io ringraziai Ranthas del fatto che Courtires non fosse venuto con noi, dato che
lui non conosceva affatto il senso della parola "diplomazia", neppure quando aveva a che fare con
persone potenti, come dimostrava il fatto che aveva gi insultato pi volte in pubblico il nostro vecchio
nemico Lexan, cosa per cui il re lo aveva richiamato all'ordine di frequente.
S rispose il servitore. Entrate, prego. Chi devo annunciare?
Elnibal, Conte del Clan Lepidor di Oceanus, e il suo erede.
Il vecchio ci precedette in un'anticamera che, pur non essendo in condizioni ottimali, smentiva
completamente l'aspetto fatiscente dell'esterno della dimora, con le sottili tende di garza che coprivano
le entrate; invece di essere decorate con i consueti disegni tanethani, le pareti erano dipinte di un acceso
rosso ruggine, ravvivato da un motivo di onde a met altezza, e il pavimento era coperto da una stuoia
color sabbia. Entrare in quell'ambiente era quasi come entrare in un altro mondo... ma quale,
considerato che quello stile e quelle decorazioni non somigliavano a nulla che io conoscessi?
Le porte che si affacciavano sul cortile interno erano aperte, e mostravano quello che, con mia
sorpresa, constatai essere un giardino perfettamente tenuto, rigoglioso di palme e di altre piante
tropicali, con una gorgogliante fontana al centro.
Dopo averci fatti accomodare, insieme ai nostri servi, il vecchio usc da una porta laterale, e un
momento pi tardi udimmo in lontananza il suono della sua voce.
Di l a poco, la porta si apr nuovamente e il Signore del Casato Barca ci venne incontro con un
inchino che noi ci affrettammo a ricambiare.
Io approfittai dell'iniziale scambio di saluti per osservare meglio il nostro interlocutore, che non
doveva avere pi di una trentina d'anni, appena qualcuno pi di Sarhaddon. I suoi lineamenti erano
quelli caratteristici dei Tanethani: pelle olivastra, zigomi alti, un prominente naso aquilino e occhi
verdi, messi in risalto dai capelli castano scuro, arricciati ma non intrisi di olio profumato. Quanto al
suo abbigliamento, era costituito da una veste che doveva aver infilato in fretta e furia, almeno a
giudicare da quanto era spiegazzata, un indumento color rosso rame, fermato in vita da una cintura di
bronzo lavorato.
Benvenuto nella mia casa, Conte Elnibal. Io sono Hamilcar Barca si present, con una
piacevole voce da tenore; quanto al suo marcato accento tanethano, ormai ero cos abituato a sentirlo
che quasi non vi feci caso.
Che il tuo Casato prosperi a lungo, Lord Hamilcar. Io sono Elnibal di Lepidor, e questo  il
mio figlio maggiore, Cathan.
Quali affari vi conducono da me?
Ho bisogno di stipulare un contratto per trasportare del ferro. Quell'annuncio chiuse le
formalit iniziali, ma ancora prima che mio padre avesse finito di parlare Hamilcar s'illumin in volto;
osservandolo meglio, mi accorsi che aveva l'aspetto logoro e preoccupato di chi aveva rinunciato a
sperare, e che le parole di mio padre sembravano aver riportato nella sua casa un raggio di sole.
Proporrei di spostarci dove si possa parlare pi comodamente. Seguitemi, prego sugger,
precedendoci attraverso una porta sul lato opposto dell'anticamera, che dava accesso a quella che mi
sembr una camera di ricevimento, dall'aspetto ancor pi incredibile dell'altra.
Anche l il pavimento era coperto di stuoie, alcune piante decoravano la parete su cui si
aprivano le finestre, ma ci che pi dest il mio stupefatto interesse furono gli affreschi murali
raffiguranti scene marine, eseguiti interamente in tonalit di azzurro e di blu. In un angolo, su un
piedestallo, spiccava la scultura di un delfino, alta una trentina di centimetri e ricoperta di lapislazzuli
opacizzati dal tempo. Distinguere gli stili artistici gli uni dagli altri non era mai stato un mio talento, ma
senza dubbio non avevo mai visto nulla di simile a quella scultura.
 un' antica opera qalathari spieg Hamilcar, notando la direzione del mio sguardo, e risale
all'Ottava Dinastia. Proviene da un Tempio andato distrutto nel corso della Guerra.
Mio malgrado, sgranai gli occhi per lo stupore. Ottava Dinastia? Non sapevo molto sulla storia
dei Qalathari, a parte il fatto che l'Impero Thetiano era stato l'Ottava Dinastia e aveva perso il trono
duecento anni prima. Quel delfino doveva quindi essere un oggetto molto prezioso, ma come aveva
fatto Hamilcar ad acquistarlo, se era tanto povero? D'altro canto, forse si trattava di un bene di famiglia.
Mentre il vecchio servitore faceva accomodare i nostri servi nel cortile, Hamilcar ci invit a
sederci.
Porta dei rinfreschi per i nostri ospiti ordin, quando il vecchio fu di ritorno. Il vino
cambressiano andr bene... e chiedi a Palatine di venire subito qui.
Detto questo, torn a concentrare la sua attenzione su di noi. Adesso sul suo volto la speranza
era stata sostituita da un cauto ottimismo, e lui appariva il ritratto vivente di un mercante che si
accingesse a discutere un affare importante.
Hai parlato di un contratto per il trasporto del ferro, da Lepidor a... a dove?
Pensavo di trasportarlo qui.
Quantit e frequenza dei trasporti?
Il mio sovrintendente ha calcolato che entro un anno la produzione dovrebbe arrivare alle
ottocento tonnellate di ferro raffinato al mese, anche se dovremo prima erigere la necessaria
infrastruttura. Il primo carico sar pronto fra quattro mesi circa.
Ottocento tonnellate... questo significa che ci vorranno due mercantili impegnati a tempo
pieno. Attualmente il prezzo del ferro  in rialzo, e comunque si abbassa di rado, quindi stiamo
parlando di un profitto medio di nove o diecimila corone al mese. Una percentuale del venti per cento
per il Casato Barca andrebbe bene?
Mio padre annu, e Hamilcar continu a sommare mentalmente cifre con una rapidit e
precisione che destarono tutta la mia invidia.
Un margine fra le duemila e le duemila cinquecento corone per me, che lascia a te un
guadagno fra le settemila e le settemila cinquecento concluse.
Per lo pi, i mercanti tanethani erano soliti trattare sulla base di percentuali, vendendo i beni per
conto del produttore in cambio di una percentuale dei profitti invece di acquistarli direttamente e di
rivenderli a un prezzo maggiorato, prassi che riduceva per loro il rischio di andare in bancarotta nel
caso che avessero perso un intero carico per colpa dei pirati o degli elementi. A quanto mi era stato
detto, una volta che un contratto era stato firmato e le sue copie depositate presso le autorit
competenti, i Tanethani mantenevano sempre la parola data, perch i Casati sorpresi a truffare i loro
clienti venivano sciolti dal Consiglio dei Dieci, terrorizzato all'idea di un calo degli affari. Stando a
quanto avevo visto quel giorno, per, ero stupito che qualcuno si fidasse anche solo minimamente di
loro.
La discussione venne poi interrotta dal sopraggiungere del vecchio servitore, che portava un
vassoio con i rinfreschi.
Palatine sta arrivando, mio signore rifer, posando il vassoio su un tavolinetto decorato in
lamina dorata e procedendo a versarci il vino rosso cupo in bicchieri di vetro.
A quanto pareva, anche quando versavano in ristrettezze economiche, i Tanethani disponevano
comunque di lussi degni dei tesori pi preziosi di un governante cittadino, come dimostrava il fatto che
quei bicchieri erano anch'essi di uno stile a me sconosciuto, tanto da indurmi a chiedermi se fossero a
loro volta qalathari. Un momento pi tardi, nell'assaggiare quello che era il mio secondo bicchiere di
vino della giornata, scoprii inoltre che l'annata era una delle migliori.
Palatine mi sta facendo da segretaria, adesso che il mio segretario  malato spieg intanto
Hamilcar. Una delle mie navi l'ha trovata mentre andava alla deriva sui rottami di un naufragio e l'ha
portata qui. Non ricorda da dove viene o chi siano i suoi genitori, ma  intelligente, ben educata e
istruita.
Nell'anticamera risuon poi un rumore di passi, e un momento pi tardi Palatine entr nella
stanza.
Poco prima del suo ingresso avevo posato il mio bicchiere sul tavolino, e questa fu una fortuna,
perch se lo avessi avuto ancora in mano di certo lo avrei lasciato cadere per la sorpresa.
Nel momento stesso in cui la vidi, infatti, mi resi conto che mi ricordava qualcuno che
conoscevo molto bene, ma mi ci vollero parecchi secondi, durante i quali ci fissammo attentamente a
vicenda, per realizzare chi fosse quel qualcuno.
I suoi capelli erano di un colore castano chiaro, cosa insolita per un'Arcipelaghiana, dato che
nell'Arcipelago la gente aveva in prevalenza i capelli neri o castano scuro, e anche la sua carnagione era
molto pi chiara di quella del resto dei presenti; ci che pi mi affascin, per, fu il suo volto, perch
sebbene non la si potesse definire bella, in esso c'era comunque qualcosa che catturava lo sguardo, oltre
al fatto che lei mi somigliava moltissimo nei tratti.
Io non ero effettivamente figlio di mio padre, una cosa che lui mi aveva rivelato otto anni
prima, quando mi ero infine reso conto di non somigliare n ai miei genitori, n ai nonni o ad altri
parenti stretti; inoltre, il mio volto sottile e finemente cesellato, abbinato a un fisico snello, erano
caratteristiche che si riscontravano soltanto nei Thetiani purosangue e negli Esuli, due gruppi dal
numero decisamente ristretto.
Gli occhi di Palatine erano grigio scuro, non turchesi, e naturalmente i suoi tratti erano pi
femminei dei miei, ma al di l di questo lei mi somigliava pi di qualsiasi altra persona che avessi mai
incontrato.
Palatine disse Hamilcar, guardando verso di me con aria incuriosita,
ti presento il Conte di Lepidor e suo figlio, Cathan. Conte, esconte, vi presento la mia
segretaria e amica, Palatine.
Palatine accenn un inchino, con una disinvoltura che pareva derivare dall'abitudine, altra cosa
strana e insolita, perch in genere quello era un tipo di saluto utilizzato solo dagli uomini, poi sedette
accanto ad Hamilcar. Mentre le trattative riprendevano, io mi trovai per a vagare con la mente e finii
per ricadere nell'antico passatempo di sognare a occhi aperti quali potessero essere le mie origini, un
metodo che avevo spesso usato quando ero pi giovane per sopravvivere a qualche noiosa lezione.
Mio padre Elnibal mi aveva detto di avermi trovato fra le rovine di un villaggio devastato, nel
cuore delle giungle di Taumarian, nell'Arcipelago, mentre era impegnato l a combattere come
mercenario, l'anno prima di diventare conte; a quanto pareva, i miei veri genitori e il resto degli abitanti
del villaggio erano stati uccisi dai banditi a cui lui e il suo gruppo stavano dando la caccia. Fin da
quando mio padre mi aveva rivelato la verit sulle mie origini, io mi ero spesso chiesto chi fossero stati
i miei genitori naturali e che aspetto avessero avuto, ma si era trattato soltanto di vuote fantasticherie.
Invece di crescere in mezzo ai pericoli della giungla, io ero diventato l'erede di una citt, ero felice, e
non mi ero mai interessato veramente di scoprire chi fossero stati i miei genitori.
Adesso per, posto di colpo a confronto con un'altra persona che aveva pi o meno la mia stessa
et, che mi somigliava cos tanto e tuttavia non ricordava pi chi fosse, mi sentivo turbato. Possibile
che Palatine fosse una mia parente? E se lo era, come aveva fatto a finire l a Taneth, priva di ogni
ricordo del suo passato?
Poi, proprio mentre Hamilcar mi poneva una domanda che infine mi costrinse a distogliere la
mente da quelle riflessioni personali, ricordai un altro particolare sconvolgente: i nomi che finivano in
"tine" erano insoliti e rari, e gli unici che avessi mai sentito erano stati quelli degli imperatori e delle
imperatrici dei Thetiani.
Mio padre firm un contratto con Hamilcar entro il tramonto, alla presenza di quattro testimoni,
come richiedeva la legge tanethana. Moritan e Courtires fecero da testimoni per mio padre, i capi di
altri due Grandi Casati, Telmoun ed Eiza, fecero altrettanto per Hamilcar. Dopo che Lord Telmoun se
ne fu andato, Hamilcar invit tutti noi e Lord Eiza, che era un suo amico, a fermarci presso di lui per la
cena.
Il pasto si svolse in un'atmosfera decisamente allegra, se si considerava che i commensali erano
costituiti da due gruppi che non si conoscevano quasi per nulla, e Hamilcar parve pressoch estatico per
la gioia, cosa di cui non faticai a comprendere il motivo quando infine ci narr la storia della caduta del
suo Casato.
I nostri guai sono cominciati ventuno anni fa esord, dopo aver svuotato il suo quarto
bicchiere di vino. Quello  stato l'anno della Crociata Arcipelaghiana, l'anno in cui il Dominio ha
distrutto il Paradiso... almeno cos era solita chiamarlo mia madre. Personalmente, io non ci sono mai
stato, ma come potete vedere da questa casa, sono appassionato di quei luoghi e della loro storia,
soprattutto quella dei Qalathari.
Allora era questo lo strano stile che non ero riuscito a riconoscere... qalathari.
Non ti conviene andare l, non ora consigli mio padre. Io ci sono stato prima di quella
carneficina, quando avevo diciassette anni, e in effetti a quel tempo c'erano zone davvero paradisiache,
ma adesso ne rimane soltanto il ricordo.
Moritan annu con mosse impacciate, lo sguardo gi appannato dal vino, che lui non pareva in
grado di reggere pi di quanto lo fossi io.
Il Casato Barca aveva numerosi interessi nell'Arcipelago, e dopo la Crociata non ci  rimasto
pi nulla. Mio nonno, che adorava l'Arcipelago,  morto di crepacuore pochi anni pi tardi, lasciando
tutto in mano a mio padre, che per non  stato in grado di avviare il necessario processo di
ricostruzione. Per cinque anni siamo sopravvissuti faticosamente, perdendo capitale e clienti, poi mio
zio Komal ha cominciato a sottrarre ampie percentuali dei rimanenti profitti e questo ci ha dato una
cattiva reputazione. Mio padre ha scoperto quello che stava succedendo quando ormai era troppo tardi e
ha cercato di riportare Komal sotto controllo, per non ha avuto la forza necessaria per imporsi e alla
fine Komal lo ha fatto assassinare, impadronendosi del Casato. Mia madre e io siamo stati banditi in
una decrepita fortezza di nostra propriet, pi in su lungo lo stretto, e per altri dodici anni Komal ha
continuato a dissanguare il Casato. Lui non ha mai vissuto in questa dimora, ed  stato per questo che
ho avuto la possibilit di decorarla con quel poco che ci era rimasto.
La madre di Hamilcar lo aveva allevato nel culto della vendetta, e alla fine lui era riuscito, otto
anni prima, a destituire Komal; nel frattempo, per, al Casato Barca erano rimasti soltanto due clienti,
nessuno dei quali molto lucrativo, e per quanto si fosse sforzato di riformare il Casato, Hamilcar non
aveva avuto molto successo nel trovare nuovi clienti... almeno fino a quel giorno.
Mentre parlava della sua famiglia, Hamilcar mi parve molto distaccato e remoto, come se gli
eventi che stava narrando fossero accaduti a qualcun altro e non avessero per lui nessun carico emotivo.
Pi tardi, Palatine mi fece molte domande su me stesso, la mia famiglia e Lepidor. Di indole
vivace e allegra, lei appariva piuttosto frustrata per la perdita della memoria, ma nonostante questo
aveva una mente arguta e una risata pronta e spontanea che mi resero piacevole la sua compagnia fin
dal principio... anche se quello che c'era fra noi era solo amicizia e non sarebbe mai potuto diventare
nulla di pi.
Quella sera, quando ci congedammo da Hamilcar dopo aver garantito il futuro di Lepidor, io
decisi che le cose cominciavano decisamente ad apparire sotto una luce pi rosea, dato che avevamo
trovato quello che cercavamo e che quindi non avevo fatto invano il mio lungo viaggio. Nel complesso,
mi sentivo molto contento e appagato, e mio padre sembrava aver completamente superato la crisi di
rabbia del pomeriggio, tanto da essere ora quasi in vena di scherzi.
Lungo la strada, Moritan comment che Hamilcar non aveva anima.
Neppure tu ne hai una, amico mio ribatt Courtires, serissimo, guardandolo negli occhi, poi
entrambi scoppiarono in una fragorosa risata indotta dall'ubriachezza, attirandosi un'occhiataccia da
parte di mio padre.
Sveglierete tutta la strada li rimprover lui.
Che importanza ha? ribatt Moritan. Sono tutti furfanti.
Anche il nostro ospite?
Lui non ha un'anima, quindi non pu essere un furfante dichiar Moritan, in tono solenne.
Lo ha detto Courtires.
Personalmente, io ritenevo che chiunque fosse affascinato da un luogo quanto Hamilcar lo era
dal Qalathar, dovesse per forza avere un'anima, ma puntualizzarlo non mi parve importante.
Nel corso della cena, non avevo bevuto quanto i miei compagni, perch non sono in grado di
reggere il vino e pi di due bicchieri sono sufficienti a farmi collassare, senza nessuno stadio
intermedio di benessere e di euforia.
Nei giorni che seguirono, partecipai insieme a mio padre ad alcune sessioni della Conferenza
(che si rivelarono per lo pi di una noia mortale, in quanto consistevano nei tentativi da parte del re di
estorcere denaro a chiunque ne avesse al fine di finanziare complotti contro gli Halettiti); il lavoro
effettivo si svolgeva al di fuori di quelle riunioni generali, quando piccoli gruppi di conti s'incontravano
per elaborare delle proposte da sottoporre poi a tutta la Conferenza nel corso delle sessioni di voto,
oppure per stipulare fra loro patti commerciali.
Cinque giorni dopo il mio arrivo, riferii infine a mio padre il messaggio di Etlae.
Cos presto? comment lui. Se gli Anziani richiedono la tua presenza, Cathan, devi andare.
Del resto, avresti comunque trascorso il prossimo anno lontano da casa.
lo non tentai di protestare, perch sapevo che quando mio padre prendeva una decisione essa era
definitiva, ma non mi sentii felice all'idea che per un altro anno non avrei pi rivisto Lepidor; in ogni
caso, approfittai di quella conversazione per porre a mio padre tutte le domande possibili sulla
Cittadella.
Si tratta di un'accademia, costruita su una delle isole dell'Arcipelago. Ci sono stato anch'io,
quando avevo la tua et. L metteranno in discussione tutto ci in cui credi, ma ti posso garantire che
troverai gli insegnanti migliori che tu possa desiderare fu la sua sola spiegazione, a cui rifiut
tassativamente di aggiungere altro.
Nel corso di quei giorni io feci anche amicizia con Palatine, e insieme passammo molto tempo a
esplorare quel vasto formicaio di umanit che era Taneth. La citt era cos vasta da costituire un
inesauribile scrigno di nuove esperienze, e io ero curioso di scoprire come fossero tutte le sue diverse
parti e cosa vi accadesse, per cui insieme a Palatine visitai ogni isola, tutti i mercati, una quantit di
caff, lo ziggurat... da cui Sarhaddon era gi partito... e il quartiere degli oceanografi. Nel corso di quei
vagabondaggi, riuscii anche ad acquistare l'analizzatore per l'acqua che non avevo avuto il tempo di
comprare a Pharassa e che trovai in un negozietto di strumentazioni sull'Isola Laltain... che non era
quella che io e Sarhaddon avevamo attraversato il primo giorno... e non ebbi pi il dispiacere di
incontrare membri del Casato Foryth.
Per quanto Taneth fosse piena di meraviglie, alla fine decisi che quello non era comunque un
posto in cui avrei mai voluto vivere, o anche solo fermarmi per parecchio tempo; dopo due settimane di
permanenza, infatti, cominciavo a sentire la mancanza di un vasto e accogliente oceano in cui nuotare,
perch per quanto abbastanza pulite e ideali per nuotare, soprattutto al largo dello stretto, le acque
intorno a Taneth erano sempre molto affollate.
Giunse infine il giorno della partenza e, dopo aver preparato i bagagli, scesi un'ultima volta in
citt con Palatine, perch entrambi supponevamo che per parecchio tempo non ci saremmo rivisti, dato
che io avrei trascorso un anno nell'Arcipelago mentre lei sarebbe rimasta a Taneth, e che anche dopo il
mio ritorno io avrei comunque vissuto prevalentemente a Lepidor.
Mentre attraversavamo il quartiere degli artigiani dell'Isola Isqdal, non ci accorgemmo di due
figure che ci stavano seguendo. D'un tratto sentii un colpo, seguito da un grido di dolore di Palatine, ma
prima che potessi fare qualcosa di pi che accennare a girarmi, un oggetto duro mi raggiunse alla nuca
e mi fece sprofondare nell'oscurit.
...
.
...
FINE Parte 1.